Città Santa V

bobo blaster

ragazzi, ho avuto giornate d’inferno, in posti dove di internet nn gliene frega gniente a nessuno.
ma che bbbuono il montone con le pere 
vabbe’ anche stanotte ho avuto gl’incubi, sicuramente sono dovuti alle spezie, ma torniamo al viaggio

La giornata del Maiale.

Quarto giorno di viaggio.

La stanchezza inizia a farsi sentire, negli ultimi 3 giorni, ho percorso piu’ di 600 km ad una media di circa 35 km/h, bisogna pero’ tenere conto delle innumerevoli soste dovute al caldo, ai rifornimenti, alla secchezza delle fauci, ai crampi alle gambe ed alle braccia.
insomma non e’ l’autostrada dei fiori.
mi mancherebbero ancora due giorni per raggiungere la localita’ di Arpora in Goa, meta finale del mio viaggio, ma ho deciso che saltero’ una tappa intermedia, ho troppa voglia di tuffarmi nel Arabian Sea e cazzeggiare sotto una palma a godermi la brezza del oceano indiano e per farlo sono disposto a percorrere quasi il doppio dei kilometri in un solo giorno, piuttosto che farne due sotto un sole che scioglie l’asfalto.
La tappa che mi accingo a fare oggi e’ Pune- Kolhapur, 365 km di strada discreta come mi hanno detto alla concierge dell’albergo.
In effetti, le prime 2 ore di strada sono praticamente dritte e monotone e l’asfalto e’ molto sconnesso.
certo, i monsoni ogni anno distruggono queste strade ed infatti ovunque ci sono dei lavori in corso, senza pero’ una segnaletica adeguata, mettendo quasi sempre solo dei pietroni in mezzo alla strada e questo, se nn si e’ particolarmente attenti, puo’ essere pericoloso.
Questa attidune singolare, retaggio culturale di questa gente si evidenzia anche quando si deve segnalare un veicolo fermo in mezzo alla carreggiata, sia esso un autotreno o un motorino.
eppure, quasi tutti i camion o le corriere, espongono il triangolo appeso sotto il radiatore o sul retro del automezzo.
dopo una sosta per sgranchirmi le gambe e fumare una sigaretta, ne approfitto per comprare quattro litri di benzina in 2 bottiglie d’acqua da 2 litri e rabbocco il serbatoio rovente sotto il sole di mezzogiorno, meno male che ai lati ci sono due grosse gomme poggia ginocchia.
dopo i primi giorni dove faticavo non poco ad accendere la Enfield specialmente la mattina a freddo, adesso con la procedura che mi hanno insegnato, mi parte al 3>4 colpo di pedivella.
quando invece il motore e’ ancora caldo, mi parte al primo colpo.
e sono soddisfazioni.
faccio a tempo a percorrere qualche decina di kilometri che il paesaggio cambia totalmente, adesso e’ piu’ verde, sto scendendo a sud.
percorro strade ai cui lati ci sono lunghissime file di bajani, degli alberi enormi e pieni di liane i cui rami, congiungendosi da un lato all’altro della strada la rendono ombreggiata e fresca, il tutto rende questo tratto di strada molto suggestivo, tanto che mi fermo a scattare qualche foto a questi alberi maestosi.
all’orizzonte sgorgo delle montagne piatte che ricordano alcuni paesaggi dell’arizona.
dopo circa una mezz’ora le raggiungo mentre la strada incomincia a salire e disegnare curve e controcurve a vista e bellissime con quasi sempre un raggio morbido che ti invita a giocherellare con la moto.
anche il clima e’ completamente cambiato, dai 39/40 gradi della pianura adesso stimo ce ne siano almeno 7/8 meno, la guida e’ piacevolissima, nn mi accorgo nemmeno che per attraversare le montagne ho impiegato quasi due ore, anche il motore della Bullit girava meglio, si sentiva nettamente che aveva guadagnato in prontezza ed in allungo.
alla fine dell’ultimo e lunghissimo discesone, mi trovo davanti ad una pianura verdissima e piacevole con tanti alberi che ombreggiano la strada.
decido di farmi una sosta e bere dal thermos che mi son comprato a Pune e che mi mantiene l’acqua decentemente fresca.
mi fermo sotto una acacia enorme e metto la moto sul cavalletto e mi guardo intorno per vedere se c’e’ qualcosa da fotografare e mi accorgo che ad un centinaio di metri alle mie spalle si sono radunati una dozzina o forse piu’ di cani randagi che stanno mangiando un grosso maiale morto.
in india c’e’ solo un tipo di cane autoctono, e’ simile ad un piccolo terrier forse un po piu’ massiccio e a pelo corto, diciamo di stazza media, di solito sono marroni ma ce ne sono pure di pezzati bianchi.
sono magrissimi ma belli tozzi, durante tutti questi anni nn mi hanno mai dato fastidio, ma tra di loro sono ferocissimi, li ho visti azzuffarsi e nn e’ rassicurante, incominciano a far vedere i denti e a batterli tenendo serrate le mascelle tipo le iene.
penso che nn devo perdermi la scena e quando faccio per aprire lo zaino e prendere la nikon con lo zoom da 300mm, noto che i cani hanno smesso di mangiare
e mi fissano.
il mio sesto senso mi dice che quel atteggiamento nn promette nulla di buono e mentre decido di desistere dal fare la foto, uno dei cani, probabilmente il capo branco, si stacca dal gruppo e, a testa bassa e passo breve, viene verso la mia direzione seguito a ruota da tutto il gruppo.
porca puttana.
so che devo stare calmo, nn devo fare movimenti bruschi ne fissarli, come se nn mi curassi di loro.
ho il cuore in gola.
i cani sono ancora abbastanza lontani e non si avvicinano correndo, ringrazio dio che le chiavi sono inserite nel cruscotto.
dio, fa che la Enfield parta al primo colpo.
mentre salgo in moto mi guardo dietro, i maledetti hanno iniziato a trotterellare saltellando tra gli ultimi 50 metri di cespuglietti secchi che ci separano.
giro la chiavetta posta sopra il vecchio faro nero e cromato.
la lancetta del piccolo strumento rotondo che segnala la capacita’ di corrente in grado di far scattare la scintilla nel cilindro, deve trovarsi esattamente al centro
dei 2 riferimenti di scala con il + e il – e per far si che cio’ avvenga, bisogna prima tirare una leva posta sotto la leva della frizione.
ma non basta, perche’ quando con il piede destro fai forza sulla pedivella d’accensione, lo devi fare pianissimo al fine di sentire gli ingranaggi arrivare al punto morto.
ma non basta.
i cani adesso sono vicinissimi, nono li vedo ma li sento.
ho il cuore a mille e anche la testa ho la sensazione che inizi a mancare.
gia’, non basta perche’ dopo che hai trovato il punto morto, devi far risalire la pedivella di un mezzo giro, solo mezzo giro perche’ uno e’ troppo e la moto non parte.
tiro la leva, la lancetta si pone al centro dello strumento, faccio pressione sulla pedivella, trovo il punto morto mentre vedo con la coda dell’occhio i primi cani
sopraggiungere ringhiando.
lascio salire la pedivella di mezzo giro e non tocco il gas come mi hanno insegnato.

WRON…WRON…WRON… il corsa lunga della Bullit pare non avere nessuna fretta mentre dolcemente apro il gas per assecondare l’allungo del motore
WRON WROON WROOON WROOOON WROOOOONNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNN
BAU… BAU…..GRRRRRRR…….GRRRRRRRR…..BAU…….GRRRRRRRRRRRRRRRRR

mi volto, i cani si sono fermati quasi subito, appena hanno visto che me ne stavo andando, li vedo trotterellare nuovamente verso il maiale azzuffandosi per avere il posto migliore.
penso proprio che quando raggiungero’ Kolhapur, mi faro’ una doppia Miranda con ghiaccio e soda.
magari con 20 gocce di Valium.

un abbraccio
nudo
e crudo

vacca boia che giornata.

Gli altri post della serie

  1. Città Santa VI (24 marzo 2009)
  2. Città Santa V (16 marzo 2009)
  3. Città Santa IV (10 marzo 2009)
  4. Città Santa III (9 marzo 2009)
  5. Città Santa II (7 marzo 2009)
  6. Città Santa I (6 marzo 2009)

Leave a Reply

 

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.