Coccodrillo

kowalski

C’è un uomo solo nella notte.
E c’è la sua moto.
È ultimo, ma ancora in gara.
Gli altri sono già passati tutti.
O sono caduti.
Lo conoscono tutti ma nessuno gli ha mai parlato.
Nessuno sa quanti anni abbia, di sicuro non è piú giovane.
Nessuno sa cosa faccia di preciso, ma quando c’è da correre lui c’è.
Sempre.
Girano voci su di lui.
Forse vere, forse false.
Voci.
Quando ti passa accanto, nel suo sguardo puoi sentire l’odore ricinato di mille gare clandestine, di quando le moto non avevano né telaio né freni, di quando non bastava avere la moto per chiamarsi motociclista.
Per lui la vita è stata un eterno appuntamento col destino.
Coraggio e follia.
A lui non bastava mai.
Si dice addirittura che una volta sia caduto da una montagna senza farsi un graffio.
Ora comincia a piovere.
Le sue gomme sono finite.
La sua tuta è strappata dall’asfalto di mille strade.
La sua visiera è rotta.
La sua pressione dell’olio è quasi a zero.
Gli occhi sono quelli del Demonio.
Da essi compare inaspettata una lacrima, si confonde con la pioggia che gli frusta il volto.
Ricordi, frammenti, benzina, rumore, vento, sangue, sigarette, fame, gloria, fango, il sapore metallico dell’adrenalina.
Ora la strada si confonde in un paesaggio indefinito di dolore.
Chiude gli occhi, l’urlo di una vita maledetta gli esplode nel cervello.
Mentre sotto al casco il ghigno lentamente si trasforma in sorriso, un calore sconosciuto gli sale dalla schiena alla nuca.
Le sue mani ora allentano la morsa sui semimanubri.
La velocità scende.
Di sicuro non arriverà piú primo.
Ma di sicuro arriverà.


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