Ladri di motociclette

kowalski

Erano tre o quattro giorni che lo vedevo, un Ciao verde, bello, col variatore, qualcuno lo aveva abbandonato lì, appoggiato ad un palo, anomalia nel paesaggio, canto di sirena.

Avevo sedici anni, una gran voglia di avere un motorino ed una quantità inversamente proporzionale di denaro nelle tasche. Mia madre poi… figurati… ai miei timidi accenni di comprare un motorino, sentenziava un: “il motorino è pericoloso… pensa a studiare!” .
La curiosità per quell’oggetto abbandonato aumentava sempre di più, ogni volta che portavo giù il cane a pisciare andavo subito a vedere se c’era ancora.
C’era.
Sempre.
E la mente dei miei sedici anni volava…”…sicuramente è rubato, rubato ed abbandonato lì per mancanza di benzina, ma certo… è appoggiato al palo, il ladro nella fretta non si è certo dato la briga di metterlo sul cavalletto…”

La storia era già bell’e scritta, solo che io non lo sapevo ancora, così un pomeriggio tornando a casa da scuola, una forza invisibile mi trascinò verso il motorino.
Era ancora lì, immobile, inanimato, ferro inutile, in attesa di arrugginire in un deposito giudiziario.

Montai in sella.
Chissà se parte?
Tirai il manettino, due-tre pedalate furiose, via il manettino…

Rumore, movimento, vento nei capelli, paesaggio che scorre all’indietro, sensazione nettissima di libertà.

Mio.
Da adesso in poi sei mio.

Andai subito dal benzinaio, no, non quello dietro casa, avevo fra le mani un motorino rubato, era meglio non dare nell’occhio.

“Salve, quanto tiene ‘sto serbatoio?”
Mi guarda strano. “Se è secco secco quasi tre litri ”
“Allora un litro al due ”

Un litro al due… figata… ero diventato un cazzo di motociclista.

Mi diressi a Nord, dove la periferia cedeva in fretta il passo alla campagna, fuori dal caos della città, dritto nell’Outback milanese, nel cuore della Brianza.

Andavo via così, senza sforzo, la sola fatica che dovevo fare, era di ruotare la manopola del gas, che per la maggior parte del tempo stava inchiodato al massimo.
Il motorino da 49 cc mi frullava allegro tra i piedi, una sensazione bellissima, mi sembrava di volare a dieci centimetri dall’asfalto, alla folle velocità di 50 km/h…

Era quasi inverno e il freddo si faceva già sentire, niente guanti, ma andai in riserva per ben due volte prima di accorgermi di avere le mani viola, guardai l’orologio, le sette e un quarto, se non volevo scatenare una guerra in famiglia dovevo subito rientrare per cena.
Sulla via di casa incrociai una macchina dei Carabinieri, mi fece ricordare che guidavo un motorino rubato, che non avevo un posto dove metterlo, che avrei dovuto inventare qualcosa ai miei…

Ai miei dissi che il Ciao me l’aveva prestato il mio amico Gabriele, non avevo soldi per affittare un box così fui costretto a ricoverarlo in cantina, e ringraziai gli ingegneri della Piaggio per averlo fatto così leggero da permettermi di superare la ripida rampa di scale con sole quattro-cinque bestemmie.

Scorrazzai in lungo e in largo con quel Ciao verde per più di un’anno, cagandomi sotto ogni volta alla vista di Vigili, Polizia e Carabinieri.
Era la fine degli anni ’70, “anni di piombo”, terrorismo, stragi, le forze dell’ordine avevano problemi ben più grossi per occuparsi del mio Ciao rubato. Fino ad una mattina di Luglio.

La scuola era finita, si cazzeggiava aspettando solo di andare al mare, fortuna volle che i genitori della mia ragazza erano via, così avevo passato la notte da lei.

A mezzogiorno tornai a casa dei miei, come entrai, mia madre aprì la porta e con un tono fra l’incazzato, il rassegnato, il preoccupato, insomma con un mix di emozioni che solo una madre di un figlio disgraziato può avere, mi disse : Alessandro!… il motorino…cos’hai fatto…?

Minchia pensai…m’hanno cuccato bello bello…gia’ mi vedevo in manette salire sulla volante con la mano dello sbirro che sta attento a non farmi sbattere la testa sulla portiera, nel pieno sole di luglio…davanti a tutto il condominio…

Ci sedemmo e lei incominciò a parlare…

– “Lo conosci Malinverni?”

– “Quello del quarto piano?”

– “Sì”

– “Lo conosco di vista”

– “Ieri sera suona alla porta e mi chiede se tu per caso hai un Ciao verde, tuo padre ha inizato a bestemmiare e sono andati in cantina. Il Ciao non è del tuo amico Gabriele, vero?”

– “Ehmm…no”

– “Meno male che ieri sera eri dalla Marina se no tuo padre ti ammazzava! Il motorino era di Malinverni! E tu… tu… sei un disgraziato!”

Minchia… avevo rubato il motorino a uno che conoscevo e che abitava nel mio stesso palazzo… che figura dimmerda!

– “Stasera dopo le sette vai giù dal Malinverni che ti aspetta”

– “Mi aspetta?”

– “Dopo le sette”

La storia andò così.

Il Ciao era di Lucio Malinverni. Lo conoscevo, era più grande di me di sette-otto anni, un ex guappo di quartiere, ora era sposato, aveva un’ottimo posto di lavoro, la Volvo, aveva messo la testa a posto, me lo ricordavo sfrecciare tuonando per il quartiere con la sua Honda CB 750 four, con tanto di 4 in 1 Marving e semimanubri Menani, un classico dell’epoca.

Io ‘sto cazzo di Ciao non l’avevo mai visto, se no non avrei combinato tutto ‘sto casino, fatto sta che il Lucio aveva prestato il Ciao a suo fratello Mario, uno sballato che aveva fatto un “viaggio” di troppo, che l’aveva letteralmente dimenticato vicino al palo dove l’avevo trovato io.
Quindi Lucio era convinto che il Ciao l’avesse suo fratello, dal canto suo, il fratello, se ne era ben guardato di dirgli di avere perso il Ciao, quindi io andavo in giro su un motorino che avevo si rubato, ma di cui nessuno aveva denunciato il furto.

Alle sette e dieci stavo suonando il campanello di Malinverni con una bottiglia di Johnny Walker sottobraccio. Mi sentivo a disagio, per non dire che mi vergognavo come un ladro…

Si apre la porta.

– “Ciao Alessandro! Entra!”

– “Ciao Lucio… questo è per te”

– “Johnny Walker… Grazie, ma sono io che devo pagare da bere a te…”

– “Cosa?”

– “Eh già, ti devo proprio ringraziare, mio fratello non ci sta più con la testa, manco si ricordava del Ciao che gli avevo prestato per andare a lavorare…’sto pirla una sera si è ubriacato pesante e l’ha lasciato in mezzo alla strada.
Se non l’avessi preso tu, il Ciao chissà dove sarebbe finito… magari… l’avrebbero rubato!”

Scoppia a ridere di gusto, ride la sua bella moglie, rido anch’io, ridiamo tutti… che bello, per oggi non si va in galera.

Mentre mi accompagna alla porta mi ferma e mi fa:

– “Oh Ale, se ti serve il Ciao, prendilo pure, è nel garage di mio suocero, basta che mi avvisi prima.”

– “ No grazie… ho già messo gli occhi su un Fantic 125.”

– “Ah… hai messo gli occhi…e… dove l’avresti visto?”

– “Dal concessionario.”


3 Responses to “Ladri di motociclette”

Leave a Reply

 

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.