mag 16 2009

La Smorfia

LeClou


Il Chiodo fa 87 (ot tan ta sèt te)
La Rossa fa 60 (ses sàn ta)
E la Spinta. Fa 6 (séi)

Ternosecco sulla ruota del Lago.
Ieri son salito al lago dai miei, per recuperare la moto, era rimasta lì, dopo il lieto evento, per motivi meramente logistici.
Ora, non so se possiate capire cosa significhi avere una moto precisa come un Barometro Cape Evans: precisa, ma talmente precisa che è un po’ che quando fa umido non fa contatto lo starter e parte, SEMPRE (e solo) , a spinta, senza ciccare un colpo.
Stamane rientro a Milano, partenza a spinta, poi pieno con la tecnica lungamente collaudata: motore acceso e tappo della benzina aperto e via alla ricerca di una discesa per chiudere il tappo e riaccendere il ferro. Palmiro, il benzinaio dell’ AGIP di Tremezzo quando mi vede arrivare così esce vestito come gli uomini del soccorso al GP di Formula uno a Montecarlo e ricorda, ogni volta, al figlio Stefano che il testamento è nel cassetto della credenza in cucina, che tanto, poi, stasera gli cambio di posto.
E via sui 26 km di asfalto tortuoso della statale del Lago. Bagnato, alla parabolica del Dino Market, quarta terza, si muove un po’ dietro, maledette zebre pedonali nuove, ma gira che è un piacere: sembra una di quelle domeniche mattina a scuola di guida sveltina umida col Blaster. Giù per la picchiata di Campo, il ponte, 120, fuori due marce e vado ad infilarmi nel budello di Ospedaletto, muri di case e panettieri infarinati che riempiono ceste enormi. Di fronte a me, nell’ordine, due macchine della Polizia Locale e la Corriera (il bus, per chi non è avvezzo al termine). Freccia a sinistra e timidamente accenno un sorpasso alla macchina dei Ghisa. Dal finestrino di guida esce una mano il cui indice oscilla perentorio da destra a sinistra. No.
Ora quel no può voler dire solo due cose: “Non sorpassare altrimenti ti faccio il culo” o “Non sorpassare che adesso ti fermo e ti faccio il culo”. Buona la seconda. Accosti.
- Ho la moto che non riparte, per favore non me la faccia spegnere.
- Spenga
- Poi mi aiuta lei a farla ripartire?
- See, See…. Spenga patente e libretto.
Controllo totale, pimpaggio leggero compreso, e tutto a posto.
- Signor LeClou, ha visto il mio segno? Cosa stava facendo?
- Si, l’ho visto, tanto è vero che son rimasto dietro, ho messo la freccia e vi stavo sorpassando, andavate a 30 all’ora.
- Ecco, lo sa che non si può?
- Mah, veramente pensavo si potesse, non ci son divieti e non c’è riga per terra… comunque ok, grazie!
- Ecco, vada.
- Ehm….non parte!
- Come non parte!
- Glie l’ho detto, mi serve una spinta e lei ha promesso che me la dava!

Avrei pagato un milione di euro per avere qualcuno che scattasse un’istantanea dei due vigili che spingevano la moto per farla ripartire, poi, volentieri, avrei pagato qualche decina di euro a qualcuno che sulla foto ci mettesse il cappello, ai ghisa, col fotosciòp. Che non avevano il cappello.


mag 16 2009

Little child running wild

bobo blaster

nykidpd7_400

Questa celebre foto mi ricorda un amico del liceo che già in terza media quando, passati gli esami, stavamo tutti con i 50ini da enduro nuovi, iniziò la sua carriera di futuro malavitoso chiedendo in prestito al più debole della compagnia, il motorino per fare il giro dell’isolato.
Andò invece a s.margherita percorrendo le strade provinciali.
Fu rintracciato solo dopo dieci giorni perchè nn disse nulla neppure ai suoi che lo aspettavano quella sera a casa per cena.
Aveva solo 14 anni.
A sedici, dava una mancia al custode del garage e sabato sera uscivamo con la jaguar del padre.
A qell’età, aveva già capito come funzionava il mondo.
Bel ragazzo, dai lineamenti quasi femminili per la loro minuta perfezione che, a prima vista, avrebbe potuto trarre in inganno i malintenzionati e la stessa polizia, svelava la sua fortissima personalità appena apriva bocca con quelle labbra dal sorriso beffardo alla mick jagger.
Aveva una voce profonda e leggermente rauca, parlava sempre con tono deciso e sicuro di sè guardando chiunque fisso negl’occhi come se le storie del mondo girassero intorno a lui.
L’ho visto più volte mentre cercava di resistere alle botte che gli venivano somministrate da due o tre malavitosi chissà per quale ragione; ma lui il giorno dopo era ancora li, allo stesso bar del quartiere dove, nella milano di vallanzasca, si era fatto un nome.
La cosa che più mi affascinava di lui era che, nonostante fosse di famiglia più che abbiente, rinunciò a tutto pur di fare una vita esagerata, fatta di nottate a partite a poker con personaggi illustri e in circoli esclusivi oppure di partite a dadi nelle più bieche bische clandestine a cielo apertotanto in voga a milano a quei tempi.
Belle ragazze, belle auto, begli alberghi. Continue reading


mag 15 2009

Quando i motociclisti ti salutano

kowalski

Estate 1982, avevo vent’anni, la moto e la fidanzata.
Ogni giorno cavalcavo sia l’una che l’altra.
Il mondo mi sembrava una cosa meravigliosa.

La mia moto era una Honda XL 500 S, una delle primissime “Enduro” comparse sulle strade italiane alla fine degli anni ‘70, appena dopo la celeberrima Yamaha XT 500.
La mia fidanzata era la mitica Eva, mora, siciliana, oscuro e imperscrutabile oggetto del desiderio dell’adolescenza di quartiere, la classica strafiga di periferia che non cagava nessuno, fino a quando il suo sguardo di ambra non incontrò il mio.

Una Domenica decidemmo di andare in montagna a fare un pic-nic.
Trovammo il nostro Eden in alta Valle Brembana, in un altipiano a 2000 metri a ridosso del Rifugio Calvi, un posto incantevole, raggiungibile solo tramite una mulattiera, terreno ideale per le ruote tassellate della mia Honda.

Stesi il lenzuolo su di un prato fiorito, nei pressi di un torrentello. Sembrava veramente di essere in paradiso, c’ero io, c’era Eva e c’era il serpente con il frutto proibito, che venne mangiato fra un panino e una Coca Cola.

Fu proprio una bella giornata e verso sera sbaraccammo per tornare nella metropoli maledetta.
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mag 12 2009

Coccodrillo

kowalski

C’è un uomo solo nella notte.
E c’è la sua moto.
È ultimo, ma ancora in gara.
Gli altri sono già passati tutti.
O sono caduti.
Lo conoscono tutti ma nessuno gli ha mai parlato.
Nessuno sa quanti anni abbia, di sicuro non è piú giovane.
Nessuno sa cosa faccia di preciso, ma quando c’è da correre lui c’è.
Sempre.
Girano voci su di lui.
Forse vere, forse false.
Voci.
Quando ti passa accanto, nel suo sguardo puoi sentire l’odore ricinato di mille gare clandestine, di quando le moto non avevano né telaio né freni, di quando non bastava avere la moto per chiamarsi motociclista.
Per lui la vita è stata un eterno appuntamento col destino.
Coraggio e follia.
A lui non bastava mai.
Si dice addirittura che una volta sia caduto da una montagna senza farsi un graffio.
Ora comincia a piovere.
Le sue gomme sono finite.
La sua tuta è strappata dall’asfalto di mille strade.
La sua visiera è rotta.
La sua pressione dell’olio è quasi a zero.
Gli occhi sono quelli del Demonio.
Da essi compare inaspettata una lacrima, si confonde con la pioggia che gli frusta il volto.
Ricordi, frammenti, benzina, rumore, vento, sangue, sigarette, fame, gloria, fango, il sapore metallico dell’adrenalina.
Ora la strada si confonde in un paesaggio indefinito di dolore.
Chiude gli occhi, l’urlo di una vita maledetta gli esplode nel cervello.
Mentre sotto al casco il ghigno lentamente si trasforma in sorriso, un calore sconosciuto gli sale dalla schiena alla nuca.
Le sue mani ora allentano la morsa sui semimanubri.
La velocità scende.
Di sicuro non arriverà piú primo.
Ma di sicuro arriverà.


mag 12 2009

Al mattino

afkt

Al mattino c’è silenzio. Si sente solo cinguettare felice la vita che si sveglia.
Al mattino c’è silenzio. Tutto intorno è avvolto da una sorta di coperta ancora lieve, pronta per essere tolta e, così facendo, mostrare una giornata piena di cose belle.
Al mattino il sole quasi è rispettoso. Ancora non cuoce col calore la strada che ti appresti a fare e, con in suoi raggi, leggermente ti accompagna nei primi momenti della pedalata.
Al mattino trovi solo qualche matto come te, che ha deciso di passare il suo tempo libero sudando e faticando come un pazzo. Lasciando le strade trafficate per cercare quelle che passano silenziose tra le campagne e che ti portano, forse con un po’ più di tranquillità e lentezza, negli stessi posti delle altre, ma facendoti vedere quello che passa accanto a te.
Al mattino anche i gesti più semplici, avvolti però dal silenzio, sembrano magici.
Il suono del pedale che si blocca nella tacchetta.
Il cicalio del pignone perfettamente lubrificato la sera prima.
Il frullare dei raggi della ruota nel vento e quel suono incredibilmente rilassante che la gomma specialistica da discesa produce sull’asfalto.
Al mattino si è più predisposti agli sguardi. All’atleta accanto a te che sembra come quelli veri. Nerboruto, sodo e asciutto come un professionista. Con i muscoli incredibilmente potenti e una pelle quasi invisibile. Eppure ha almeno 25 anni più di te…ma come cazzo farà?
Si osserva la bici di quello che hai accanto, si guardano le marche (mai due bici uguali, ma mai, eh?), si controlla se quello che hai portato con te potrebbe bastare come rifornimento.
Si ascoltano i veterani, decine di migliaia di chilometri ogni anno nelle loro gambe (uno con cui ho parlato ne fa, mediamente, 35000 trentacimequila!!! )
Si chiedono consigli, si cerca, umilmente, di ascoltare quello che non si dice, ma si fa intuire.
E ti accorgi che hai il cuore che pompa fortissimo. Cazzo, manco son partito che già è a 150…
E il caffè, che paga Pino con la bici nuova.
E la risata perché ci sarà quello che viene fatto scoppiare…
E il consiglio di chi ti dice di stare a guardare perché per esser bravi, bisogna pedalare davvero, ma davvero tanto.
Al mattino 50 biciclette che viaggiano a 45km/h sono una forza della natura. Quasi non devi pedalare perché è come una corrente, ti prende e tu devi solo tenere il ritmo giusto.
E c’è un silenzio ancora più assordante, perché si è concentrati e si va veloci.
E’ vero, non ho più la moto e i ciclisti sono insopportabili (però, effettivamente, basterebbe rallentare un momento per poi superarli in tranquillità senza dover fare una manovra azzardata…cacchio devono correre come dei cretini, che è domenica?).

Al mattino le colline piacentine sono bellissime, ma non le vedrò…devo staccare tutti in progressione.

…spirito competitivo dimmerda… :D

La verità?

Vivere è una figata!


mag 11 2009

A le cinco de la tarde

bobo blaster
a le cinco de la tarde

a le cinco de la tarde


mag 8 2009

Motocicli Veloci – 6 maggio 2009

bobo blaster