Kowalski e la guerra dei pezzenti

kowalski

Monza, tribuna Ascari, week-end di prove libere organizzato da un motoclub svizzero, mi accendo una sigaretta godendomi lo spettacolo degli amici di mio fratello coi loro bombardoni in pista.
Il cellulare mi vibra nella tasca… « Pronto ? »… è mio fratello, ho la sua moto.
“Dove cazzo sei ?”
“All’Ascari”.
“Vieni qua al box subito !”
“Cazzo è success… ?”… mette giù.
“Muoviti che si gira in pista, ci fanno provare le loro moto…”
Succede che durante la giornata di prove libere, gli accompagnatori e/o i meccanici hanno una mezz’ora a disposizione per provare le moto degli amici che si fidano a prestargliele.
Nel nostro caso si tratta di due Suzuki GSXR 1000 K5 pronto pista. Il buon Fujio Yoshimura ci aveva ben messo del suo per renderle una coppia di missili terra-terra. Da non trasformare, possibilmente, in terra-aria…
Una è gialla con grafiche Alstare Corona come quella di Biaggi. L’altra è riverniciata tutta nera. Il lato oscuro della potenza. Essendo arrivato prima di me, il bastardo di mio fratello aveva ovviamente già agguantato la nera…
Gli faccio: “No, cazzo, ma sei fuori ? Non me la sento di guidare questa specie di mostro che mi fa paura solo a sentirlo in moto, poi qui a Monza, dove si stacca a 300 all’ora… dove non ci ho mai girato !”
Lui, prima d’infilarsi il casco e uscire tuonando dal box, mi dice “Non fare il bastardo, mi fai entrare da solo ?”
Fine del discorso.
E’questione di sangue, non mi posso rifiutare.
Problema: di mio ho solo il casco…e chi se l’aspettava di girare in pista… indi comincia la questua dell’abbigliamento da pilotino modello. Dai vari amici smanettoni rimedio una tuta di una taglia superiore alla mia, un paio di stivali del mio numero ma che mi fanno un male della madonna, guanti e paraschiena.
L’ingresso in pista riservato agli sfigati e’ dalle 16:30 alle 17:00 e sono già le 16.35. Mi devo sbrigare. Già intutato e stivalato vado a piedi (grave errore) a registrarmi per la mezz’ora del dilettante.
Mi avvicino titubante al desk. Con professionalità svizzera una virago bionda mi sorride al di la’ del bancone.
“Buongiorno, vorrei registrarmi per il turno dei principianti…”
Mi squadra da cima a fondo in silenzio, facendomi sentire un clandestino beccato alla dogana di Chiasso…
Mi indica gli slider completamente consumati e mi raglia un “ Tu…no entrare…tu… no essere principiante! ”
“ Ehm… la tuta non e’ mia… me l’hanno prestata adesso…”
Torno al box in un bagno di sudore, coi piedi doloranti e in preda all’ansia, ma col permesso di soggiorno temporaneo saldamente allacciato al polso destro…
La “mia” moto non è ancora pronta, le stanno effettuando un cambio gomme al volo.
Mi inginocchio davanti al telemetrista, supplicandolo vigliaccamente di mettermi una mappatura “rain”… ma desolato mi dice che ci vorrebbe troppo tempo…
Ho solo il tempo di infilare casco e cercare i guanti, che mi portano fuori la moto.
E’ già accesa. Aspetta solo me.
Ho la gola secca, non capisco piu’ un cazzo e ho paura di morire.
Parto.
Gia nel breve slalom tra furgoni, carrelli, moto e camper, da come il motore mi vibra tra le ginocchia mi accorgo di essere a cavallo di un’arma totale…
Stop. Controllo braccialetto. 5, 4, 3, 2, 1…Go.
Il 4 cilindri di Hamamatsu mi spara fuori dalla corsia box, proiettandomi con violenza in una dimensione nuova, dove lo spazio e il tempo prendono forme strane, sconosciute…
Sono nel regno della velocità…
Mi assicuro che nessuno arrivi a cannone dal rettilineo, acquisto una certa velocità e imposto la prima variante cercando almeno di non cadere alla prima curva. Esco. Tutto bene.Curva grande.Non c’è nessuno.
Spalanco timidamente il gas di terza fino ai 10.000… Un ringhio bastardo tipo turbina da reattore nucleare prodotto da aspirazione e cinematismi giapponesi vari, sale prepotente da sotto il culo.
Arrivo alla Roggia.Freno.Minchia come frena.Imposto.Esco.Tutto bene.
Lesmo.
Imposto la Prima.Esco.Tutto bene.
Imposto la Seconda.
“Cazzo come chiude…me ne devo ricordare”
Ora c’è la curva del Serraglio… facile, è praticamente un rettilineo.
Pista deserta.
Mi tuffo nella leggera sinistra che porta alla discesa verso l’Ascari, stando stretto per sicurezza.
Mi becco un paio di ondulazioni dell’asfalto in piena traiettoria. La moto innesca uno sbacchettamento improvviso…esponenziale…mortale.
Lotto per la mia vita contro una moto che si scuote come un serpente assassino e figlio di puttana.
L’istinto mi fa chiudere il gas.
Ritorna tutto normale.
Arrivo all’Ascari ancora in preda a uno stupore misto a terrore, cercando di capire cosa cazzo sia mai successo. Boh. Saranno state le ondulazioni, la discesa…cazzo ne so. Ma minchia che paura…
M’infilano in tre.
Parabolica.
Esco di seconda in sicurezza .
Rettilineo. Lungo.
Vediamo quanto ce n’ha ‘sto motore.
Ne ha.
Tanto.
Passo la linea dello start a 240 di quinta, ululando in una progressione furibonda. Ho ancora una marcia. Mi pregusto il salto nell’iperspazio.
Improvvisamente, inspiegabilmente, la moto innesca lo stesso sbacchettamento mortale di prima.
Cazzo, adesso pero’ sono dritto. Non ci sono ondulazioni. Niente di niente, solo banale rettilineo, la rivincita benedetta degli scarsi… Perchè fai così… maledetta… che t’ho fatto?
Chiudo.
Ammaestro i semimanubri, sembrano le corna un toro impazzito.
Tutto ritorna normale.
Fino al Serraglio.
Tutto qua.
Basta saperlo.
Nella vita terrena esiste ben di peggio.
Alzo il braccio sinistro per segnalare il mio ingresso in via di fuga alla Roggia, mi fermo a dare un paio di click all’ammortizzatore di sterzo, intuendo, da “fine e consumato collaudatore” , che li e’ la cura per tutti i mali del mondo…mentendo spudoratamente a me stesso, ma qualcosa devo pur fare.
Mentre ravano l’Ohlins mi passano alcune moto, fra cui intravedo mio fratello con la gemella nera. Sono furibondo. Giusto te… ora ti faccio vedere io…
Riparto a cannone, Lesmo 1, Lesmo 2, verso il fottuto Serraglio, verso il mio triangolo maledetto.
Forza… devo solo rimanere vivo ancora per dieci, forse quindici minuti. Col passare di un paio di giri, sul rettifilo dei box provo a stare piu’ in carena, le cose migliorano un po’, ma non posso ugualmente tenere spalancato come vorrei.
Passo tutti quelli che mi si parano davanti, compreso mio fratello. E’ inchiodato come un paracarro, ma è pur sempre mio fratello maggiore. Lo svernicio in entrata alla Roggia, porgendo mentalmente il mio affetto sincero.
E’ bastato un’attimo e mi ritrovo a guidare come su strada, improvvisando traiettorie improbabili, puro istinto, niente riferimenti, tutta carogna e stile libero.
Mi basta vedere un codone all’orizzonte per sbavare dalla sacra ancestrale voglia di sorpasso, animale predatore in un terreno di caccia sconosciuto.
La pista.
Contagiri, asfalto, rumore, pressione, paura, coraggio, poesia, fatica, follia… volo a mezzo metro da terra accucciato su una cassa di tritolo a due ruote.
Eros e Thanatos…
Venti minuti scarsi volano in fretta… faccio il conto di quanto potrebbe mancare, fra poco si scende dalla giostra. Ma le sorprese non sono ancora finite.
In prima variante, mi si propone un collega dilettante allo sbaraglio con un R1 bianco.Lo lascio sfilare.
Il tipo piega con stile, ginocchio a terra e tutto quanto. Lo marco a debita distanza, magari c’è da imparare. Non è velocissimo ma ha un bello stile, danza morbido nelle varianti e frena col culo fuori scendendo in piega fluido, accarezzando l’asfalto col ginocchio. Mi viene in mente il film Billy Elliot.
Lo seguo fino alla Parabolica, dove però stacca in un punto che è troppo da Billy Elliot.
Lo affianco all’interno, lui mi lascia fare.
Rettilineo. 240… solito tentato omicidio.
Chiudo per non volare sulla Tribuna Centrale.
Mi passa.
Staccata Prima Variante.
Solito bello stile. Culo in fuori e tutto il resto. Ma frena troppo Billy Elliot. Lo lascio comunque andare. Lo trafiggo con un sorriso assassino in piena Curva Grande, all’esterno, finendo quasi sulla riga bianca… il tipo è Billy Elliot pure in apertura.
Arrivo alla Roggia come un’orda di Barbari inferociti… aggrappato ai freni, col motore che urla in scalata, il posteriore che si stacca da terra… “Lo sapevo…sono lungo.. stavolta sono lungo…”
Grazie a Mr. Braking a Mr. Hyperpro e ad una buona mappatura freno motore, riesco comunque a girare stando dentro.
Perdo tempo.
Lesmo 1 e Lesmo 2… sento il suo fiato sul collo, Meda e Reggiani ora sono in piedi sulla sedia… e fra poco c’e’ il maledetto Serraglio.
Resto esterno per evitare almeno gli avvallamenti, aspettando l’innesco, il ballo del serpente impazzito, sperando di non perdere troppo tempo.
La moto diventa un frullatore da 160 chili. Chiudo per non finire tritato.
Mi passa.
Billy riesce a infilare un doppiato all’ingresso dell’Ascari, io purtroppo no.
Ma i commissari dormono???
Dove cazzo sono le bandiere blu???
Mi becco il doppiato che guida in evidente stato confusionale per quasi tutta la variante, fino alla sinistra in uscita, dove lo passo esterno con una manovra da mafioso…di cattiveria… frustando la nobile cavalleria del Gixxer che risponde sparandomi verso la Parabolica, avvolto da un ringhio metallico di velocita’, dentro una bolla spazio-temporale dove non esiste piu’ niente, solo un codone bianco con due Akrapovic nel mirino…a trenta metri da me… in avvicinamento…inchiodato dentro il mio sguardo da assassino.
Schiacciato sul serbatoio, gli recupero dieci metri di motore, sia lodato San Yoshimura con tutte le sue camme spinte, la testa, la centralina e cazzi e mazzi.
Adesso siamo solo noi due e la Parabolica.
Come Duke e Liberati in quella foto in bianco e nero. Da ragazzino l’ho consumata con gli occhi. Ora ci sono dentro.
Entro per primo, anche se un po’ lunghino.
Mentre inizio a piegare mi accorgo di essere ancora pinzato… devo essere diventato scemo di colpo, o forse lo sono sempre stato. O forse e’ solo istinto.
Mollo i freni, fuori traiettoria, la moto sta li, gas chiuso, la ghiaia che si avvicina, schiaccio la pedana interna, spingo sul semimanubrio interno, mi butto dentro col ginocchio, col culo, col fegato, coi reni, con la spalla, con tutta la mia testa di cazzo, al limite del terrore…stai li’… ti prego stai li’…
Intravedo la luce. Il raggio della curva si addolcisce. Come i primi caldi raggi del sole di Marzo ti fanno capire che l’inverno si trasforma in primavera, cosi’ la Parabolica si apre in un preludio di meraviglioso rettilineo…comincio progressivamente a dare gas.
La bandiera a scacchi mi salva anche dall’ultimo sbacchettamento omicida dei 240 e finisce cosi’…
Primo, fottuto primo… moto intera, io intero… pura vita, pura bellezza…
La folla e’ impazzita… Ancora una volta e’ stata la Parabolica a decidere il vincitore…
Che goduria…
La guerra dei pezzenti.
Trotterello nel giro d’onore immaginario, sono in debito di ossigeno, tiro su la visiera per prendere un po’ d’aria fresca, guardandomi mentalmente gli highlits.
Meda e Reggiani devono essere impazziti davanti ai monitor…
Kowalski c’e’… Kowalski c’è…

EPILOGO

Entro al box, mentre arrivano i proprietari delle moto, mogli, fidanzate, amici, meccanici. Coi loro scooter si erano sparpagliati per la pista non tanto per vedere le prodezze dei presunti piloti, ma, comprensibilmente, per verificare giro per giro l’integrità dei loro costosi bolidi lasciati in mani inesperte.
Mi tolgo guanti, casco, voglio una bottiglia d’acqua.
Mi viene incontro il padrone della moto. Sorride, sa di averla scampata.
“Allora com’e’ andata?”
“Mi sono divertito ma la moto non e’ a posto per niente”
Si arresta. “Cioè…?”
“In curva e’ perfetta, e’ sul dritto che non va bene, al Serraglio sui 200 e davanti ai box sui 240 ha costantemente cercato di uccidermi, per continuare a vivere dovevo chiudere il gas”
“Ah…”“Ah.”
Si gira verso il tecnico delle sospensioni: “Te l’avevo detto… Sono quelle merde di gomme che non vanno bene!!!”
Dunlop GP 195/70 slick…Un fottuto gommone… Cazzo di gomma e’…? mai vista… io sono rimasto ai Supercorsa, o al massimo ai Racetec… per me gia il 190/55 e’ troppo avanti…
Barra 70… questa e’ roba da campionato AMA Superbike…
Si rivolge a me col tono basso di chi deve farsi perdonare qualcosa : “ Scusa sai… stamattina facevano lo stesso scherzo… cioe’ la moto sbacchettava… negli stessi tratti di pista…abbiamo montato i Redline che hanno la barra piu’ bassa ed e’ andata subito bene, ma in curva i Dunlop GP hanno piu’ appoggio, cosi’ abbiamo cambiato tutto l’assetto e le abbiamo rimontate…per provarle… pensando che ci andassi tranquillo… sai… moto mai provata prima… circuito mai visto…Quando abbiamo visto che ci picchiavi dentro… sai…ci siamo preoccupati…”
“Mi sono preoccupato anch’io… nel senso che ad ogni giro, sia al Serraglio che sul rettifilo dei box, in mezzo alla pista c’era uno alto, incappucciato, con una falce in mano che mi aspettava…”Nel box cala un silenzio improvviso, imbarazzante, tutti ora guardano me e la moto gialla assassina…la fottuta moto di Biaggi…
Non sapevo se dargli una testata, o ringraziarlo per avermi ceduto il suo bolide assassino da due anni di stipendio, facendomi provare l’ebbrezza di una vittoria all’ultima staccata…al debutto sulla pista di casa…!
A rompere quel silenzio assordante ci pensa mio fratello che rientra al box… mollo tutto e vado verso di lui. Si sfila guanti e casco, gli metto il cavalletto, gli guardo la gomma… Dunlop Redline…meno male fratello mio. Mi chino accanto alla moto toccandogli la carena sinistra.
“Cazzo fai…?”
“No… niente… controllavo quanti adesivi ti ho staccato quando ti ho passato prima della Roggia…”
“Vaffanculo… ho due figli a casa che mi aspettano io…!!!”
Silenzio… e poi risate, grandi manate sulle spalle dai “pilotoni veri”, rumori di lattine di birra che si aprono e di chiavi inglesi, parolacce, rutti, odore di gomma e benzine strane… Avevo appena girato a Monza con un bolide assassino da 200 cavalli… ero tutto intero…ero nel mio… ero felice…
Pero’…pensandoci bene… se avessi avuto le gomme giuste…


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