Mr. Bogàrt

Jean Sapeur

Una delle diversità tra noi africani e voi occidentali, è che noi non rispettiamo i confini nazionali tracciati dai vostri avi colonizzatori. 
Le nostre etnie spaziano da uno stato all’altro, noi africani viviamo oltre, siamo troppo avanti. 
Noi non crediamo alla vita che la vostra cultura consumista ci costringe a fare anche in Africa. 
Mio cuggino Bogàrt, vende monili africani a Torino.
I monili li compra da un cinese e sono fatti a taiwan, guadagna 200 euro al giorno rivendendo le stesse perline e gli stessi specchietti che qualche secolo fa ci davate voi, scambiandoli con il nostro oro e le nostre ricchezze ma a lui, non gliene frega una sega, è troppo avanti.

Bogart vive con altri 80 “fratelli” in un vagone abbandonato alla periferia della città,vivendo la sua vera vita di notte, come tutti i neri di origine africana.
Un solo bianco al mondo vive la sua vera vita di notte:  Dracula, ma questa è un’altra storia.
Durante il giorno Bogàrt non ha la dignità che gli spetterebbe in Africa appartenendo alla casta dei fètisceurs (sciamani) ma gl’importa ‘na sega, perchè lui è troppo avanti.
Bogàrt ha scelto Torino perché Torino è dentro ad un’area magica e lui, quando la notte è ubriaco fradicio, può entrare più facilmente in contatto con i gènies ( gli spiriti) e ritornare alle tradizioni della sua famiglia.
Vengono neri da tutt’itaglia a trovarlo, fin dall’alba a centinaia aspettano in fila davanti al vagone, poi al tramonto, su una portantina d’oro zecchino portata a spalla da 8 peruviani, arriva LUI con degli enormi occhiali da sole e una feluca rossa in testa accompagnati ad una giacca bianca da generale dei vigili di Arona piena di decorazioni e medaglie false.
La gente lo acclama ballando ritmicamente intorno al fuoco. 
Ad attenderlo già preparati su un fusto di olio esausto coperto da una tovaglia di plastica scozzese, ci sono i suoi strumenti di lavoro: 

  • un cammello di gomma con sopra un Re Magio
  • una bottiglia di gin vuota
  • 2 dadi truccati
  • uno scolapasta
  • una mazza da baseball
  • una manciata di ossa di pollo (ma queste sono sempre diverse perché non lontano dal vagone abbandonato c’è un allevamento di polli)
  • la bambola di Karognella


Con questo mestiere Bogàrt guadagna circa 5.000 euro a notte che, sommati ai 200 che ricava dalla vendita delle collanine, gli permettono di versare mensilmente sul suo conto posta più di 150 mila euro al mese al netto delle imposte. 
Alcuni anni fà, veniva spesso un nero di nome Do Nascimiento. 
E’ una vita dura e Bogàrt si concede un solo 3 periodi di vacanza all’anno; durante il mese d’agosto affitta un 30 metri a vela, a Natale va a S.Moritz in uno scialèt vicino a quello dei Lapo perchè gli piace molto sciare in svizzera dove c’è meno casino.
A Pasqua invece, ritorna in africa, ma non va a Ug’Guni, suo villaggio natale, che gl’importa ‘na sega, va in Kenia all’Hilton dove vivono permanentemente le sue 30 donne, tutte bianche, perchè lui dice che le nere puzzano. 
A giugno sono andato a trovarlo a Torino, avevamo appuntamento 
in un bar del centro. 
Quando sono arrivato davanti al bar lo stavano sbattendo fuori a calci perchè nel locale non potevano entrare i negri che vendevano le collanine. 
Bogàrt ha detto che non gliene importava ‘na sega perché i muri erano suoi da anni cosicchè lui regolarmente andava a vedere di persona se i gestori rispettavano le condizioni contrattuali che la sua immobiliare aveva imposto nel satellitare contratto d’affitto: niente extra comunitari né cani. 
Sicuramente anche voi avrete comprato qualcosa dal Bogàrt della vostra città.

50408


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