Ode alla pellicola

kowalski

La cara vecchia pellicola, quella che mi forzava a imparare per non buttare via gli scatti, che costavano, mica come adesso, che scatti, guardi e decidi di tenere o scattare di nuovo, oppure se hai tanta memoria tieni tutto e guardi dopo sul computer.
Dovevi essere bravo a prevedere le reazioni della pellicola, all’esposizione scelta, a guardare bene la provenienza della luce, a tenere la mano ferma, a comporre la foto prima nell’occhio poi nel mirino.

Quando si portava il rullino al negozio, si aspettava uno o anche due-tre giorni, se era periodo di vacanza, per vedere i risultati della tua immaginazione.
Il fatto era che le stampe costavano sempre un botto e c’era chi come me faceva largo uso di diapositive, a cui seguiva il rito della proiezione in compagnia degli amici fotoamatori, con i quali si commentavano gli scatti e si passavano i pomeriggi, invece di studiare.

Poi con il passare del tempo i laboratori diventarono sempre più veloci, ti consegnavano le foto in un’ora o anche meno.
Nella mia breve parentesi professionale di Paparazzo, dal 2000 a 2004, ebbi modo di vivere il passaggio da analogico a digitale.
Ricordo che caricavo la mia Nikon con la Fuji 400 tirata a 800, si andava a caccia, e se ti andava bene, se riuscivi a fare foto, ci si precipitava a far sviluppare i negativi (niente stampe) da uno dei tanti “29 min. Photo”, si davano i rulli al cinese, e poi si stava fuori in attesa, cercando battere il record mondiale di sigarette fumate in 29 minuti…
Dio quelle attese, era come attendere il verdetto di un processo e guarda caso “sviluppo” in inglese si traduce “process”.
Quell’attesa era lo spazio che ti divideva da un insuccesso o da un gruzzolo di Dollari . Quando i negativi eran pronti, il cinese ti accendeva il banco, ti dava i negativi e ti buttavi a guardare col lentino se avevi fatto qualcosa di buono, generalmente il verdetto del negativo era sufficiente a classificare il lavoro, che poi a casa sarebbe passato prima nello scanner poi qualche colpetto di Photoshop completava l’opera.
Col passaggio al digitale, che personalmente avvenne nel 2002, tutto diventò più semplice e immediato, l’allungo della focale, la luminosità pazzesca della macchina, la possibilità di avere un primo controllo di massima, tolse molto del “Thrill and Skill” al lavoro e portò sciami di paparazzi improvvisati per le strade di Los Angeles che rovinarono irrimediabilmente il mercato.

Ah, cara vecchia pellicola…con lei se ne andò anche uno dei miei hobbies preferiti: quello dello Sconosciuto Tagliatore di Teste.
Da sempre, quando qualcuno mi porgeva la sua macchina fotografica e chiedeva se gentilmente potevo immortalare lui e sua moglie in posa in qualche luogo ameno, oppure un gruppo di turisti stranieri, io, immancabilmente, dopo averli messi bene in posa, gli mozzavo via le teste dall’inquadratura. Il mio sadismo arrivava al punto di dirgli “state lì, state lì, che ne facciamo un’altra per sicurezza! ”
Il mio capolavoro lo compii durante il Coast to Coast che feci nel 1996, in una sosta al Grand Canyon, mi imbattei in un pullman di Giapponesi…feci una mattanza.
Con la digitale non si può più fare, a meno di avere un mezzo veloce a portata di mano…


3 Responses to “Ode alla pellicola”

  • avatar Lex Says:

    ahhahaah poveri Giapponesi ahhahaahah
    Da bambino puntualmente ogni volta che prendevo una macchina fotografica gli bruciavo il rullino per vedere come era fatto……..poi crescendo ho capito…..a suon di calci in culo LOL
    Lavorando come fotografo nei circuiti poi ho imparato ad apprezzare la sala oscura, mi mettevo li con il mio bel cartone di pellicole tagliavo la testa e via nella macchian sviluppatrice prima di passare tutto al rullo, mi sarò bruciato 20000 neuroni con tutto quell’acido quando uscivo sembravo un tossico hihihh
    Adesso con le digitali invece si è perso “l’artigianato” della fotografia non c’è più maestria basta solo spingere un bottone e fa tutto il software….mah

  • avatar Rocket68 Says:

    Non si fanno prigionieri …”volgio i miei 100 scalpi” !

  • avatar bobo blaster Says:

    una bella comodità il digitale, e pure un bel risparmio! con le reflex, tornavo da un viaggio con almeno 400 foto da sviluppare ed il 70% non mi soddisfava….adesso te le guardi e le cestini.
    certo guardarle stampate è un’altra cosa che nel computer dove alla fine non le guardi neanche più.
    eppoi, le foto che mi piacciono di più sono ancora quelle fatte con la reflex e in manuale.

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