feb 28 2010

La staccattona

bobo blaster

Un lap a monza con il Presidente


feb 18 2010

Braccato da un samurai

titoi d.c.

Finita la storia del casco partiamo per Casola, dove speriamo di arrivare in tempo per la MOTOGP. Sono 9 km dritti e 12 km di Cisa. Ovviamente faccio strada io, e la presenza del buon Kowalski alle ns spalle con i frigobar appesi alla ST mi fa propendere per tenere un passo tranquillo, insomma le classiche due pieghe fra amici. Avere bobo alle spalle è un tremore continuo, guidi costantemente in fibrillazione. A lui non importa che la strada sia sconosciuta, a lui importa di BRACCARTI, PEDINARTI. E lo fa in un modo che incute timore e tensione. La regola per lui è quella di allineare il proprio perno ruotas anteriore sx al tuo perno ruota posteriore destro. Questo anche a costo di verificare la tenuta sulle margherite dei Dunlop Qualifier. A Ozzano Taro per questo motivo ha rischiato di andare in tabaccheria a prendere le sigarette con tutta la moto. Quindi normalmente visionando lo specchio dx ti trovi gli occhi insanguinolenti di bobo ingobbito nel cupolino. L’ansia comincia a venirti quando iniziano le curve. Quando esci lo cerchi non lo trovi più negli specchi, e l’istinto ti porta a chiederti se possa avere avuto un problema. Ma non è così. Lui è come i gemelli Derrick nel cartone animato di Shingo Tamai, quelli che non sapevi se erano uno o due. Lui o sparisce o si sdoppia. Guardi a destra e invece è a 40 cm a sx. Guardi a sx e lui è a dx. Un’ansia costante. L’esperienza più bella sono i tornanti. Io, che conosco la strada a menadito, dentro di me penso di fargli vedere dove mettere le ruote, anche perchè la strada è messa malino. Ma lui non ha bisogno di tutto ciò. Lui il tornante lo allarga a filo carreggiata, butta giù l’MV e ti ricompare all’interno in uscita, con le valvole radiali che ti urlano nel casco. Non è una sfida, ma un avvertimento. Anzi una tutela per te, poi ho capito il motivo. La curva dopo sparisce ancora dagli specchi, e il tornante successivo hai ancora il suo Qualifier nel padiglione auricolare.

Poco dopo arrivati, davanti agli insaccati, al formaggino e al rosso gli chiedo:

- bobo, ma che bisogno hai di braccarmi in quel modo all’interno? Se mi succede qualcosa mi sei addosso in un attimo!Stiamo andando tranquilli….

- Io lo faccio per te. Se perdi l’anteriore io ti entro nella fiancata risollevandoti ed evitandoti la caduta

Un vero amico.


feb 18 2010

S’è fumato tutte le siepi

titoi d.c.

Gli accordi con Bobo erano: a sx al casello di Fornovo prendiamo il caffè poi si va a Varano. Preciso arrivo al bar verso Varano, apro il cell, trovo 5 chiamate di bobo. Era al bar a DESTRA. Vabbè. Cominciamo bene. “E Kowalski?” “E’ già là, era stufo di aspettare”. Mah… Facciamo gli 8 km che ci separano da Varano, arriviamo in circuito e parcheggiamo.

Secondo dramma: povca tvoia non va il bloccadisco!
In sostanza l’aver depositato il bloccadisco nel sottosella dell’MV ha fuso la parte in plastica, rendendolo inutilizzabile. Ma questo lo si è saputo dopo, ossia dopo che mi ha fatto tirare fuori la trousse degli attrezzi della Speed per cercare di sistemarlo. Ovviamente essendo bollente si è pure scottato. Poi dopo aver appurato che non si poteva utilizzare, gli è venuto in mente che l’MV ha il bloccasterzo. Bene. Moto chiusa, possiamo andare. E per due orette abbiamo guardato le vecchiette.

Terzo dramma: “Vacca boia il casco in tvibuna!
Succede che, dopo la parata dei campioni, io kowa e il blaster ci appropinquiamo alle motorelle per andare a cibarci. Ma la visione di Kent Andersson incartapecorito e di Carlos Lavado con la badante lo manda in estasi fotografica. Scena: Kowa tienimi il casco che vado a fare le foto. Va a fare le foto, kowalski va verso l’uscita, dopo 5 min il blaster torna da me e mi fa: c…o IL CASCO!!!! L’HO LASCIATO IN TVIBUNA!!!!!!!!!! Corre in un nanosecondo le scale, io lo guardo sparire basito, mentre da tergo mi appare kowalski con due caschi in mano. Telefonata dai contenuti irripetibili e problema risolto.


feb 17 2010

L’appuntamento

kowalski

Andare in giro una giornata col blaster è ugualmente divertente e stancante, in quanto Bobo è l’espressione motociclistica del Dadaismo.

“Allora domani appuntamento alle dieci casello melegnano col pieno fatto ok ok ok ciao”.

Alle dieci e venti mi erano passate davanti tutte le marche dell’annuario Motociclismo, compresa la Hyosung, ma MV niente…

Dieci e ventidue, al casello c’è una moto rossa che è circa tre minuti che sta prendendo il biglietto, non può essere che il nostro eroe futurista.

E’ in ritardo perche doveva caricare le batterie della Nikon che gli avevo chiesto di portare.

Hai fatto almeno il pieno? Sìssì, ieri sera, ok partiamo.

Siamo in ritardo, ma le dieci di mattina per un artista del suo rango, è il massimo che si può chiedere; fosse stato per me sarei già a Varano da due ore, per assaporare il risveglio del paddock, ma lasciamo perdere…

Parto davanti io, per punirlo del ritardo, lui si sta ancora infilando il casco, vienimi a prendere, che tanto vado piano .

Appena vedo il puntino rosso che si ingrandisce nel retrovisore apro tutto l’apribile, 210, 220, 230, 240… guardo dietro, niente più puntino rosso… possibile, il blaster che non raccoglie…?
Mi sposto verso la corsia centrale, passo in mezzo a due macchine al doppio della loro velocità, riguardo lo specchietto, mi appare Bobo Blaster in Full Screen.
Era a non più di quaranta centimetri dalla mia ruota… poi mi supera in un latrato di RG 3 assolutamente “not for road use”.
Si era nascosto come un ninja,è sempre così, quando vai in giro col Blaster, lui non ti segue, ti bracca. SI MUOVE FRA LE ZONE D’OMBRA DEI TUOI SPECCHIETTI, NASCONDENDOSI ALLA VISTA DEL PROPRIO NEMICO.
A Fiorenzuola, mi passa facendomi il segnale col pollice verso, tipico di chi deve fare benzina.
Entriamo nell’area di servizio, io mi faccio da parte, oltre le pompe di benzina, vedo che lui mi segue.
Mi levo il casco.
Ma non dovevi fare benza?
No, volevo fumare una sigaretta .

Non puoi strangolare un tuo amico per così poco, ma il pensiero, per un attimo ce l’ho avuto, lo confesso. Il segnale della benzina sarebbe stata l’unica cosa che mi avrebbe fatto fermare e quindi perdere tempo, e il nostro Marinetti delle due ruote lo sapeva bene…

Arriviamo a Fornovo in anticipo di mezz’ora sulla tabella di marcia, nonostante la partenza in ritardo e la sosta inutile. Spero che la mia teoria sul Tutor sia valida, altrimenti dovrò emigrare in Brasile…
Casello, il blaster, davanti a me, per tre minuti si incarna nella Dea Kali e mi regala uno spettacolo teatrale diviso in due tempi:
Primo tempo: “La Dea Kali alla ricerca del biglietto” durata un minuto.
Secondo tempo: La Dea Kali alla ricerca del portafogli” durata due minuti.
Rimasi talmente incantato da tutto quel soave roteare di mani, da dimenticarmi di preparare a mia volta biglietto e soldi, causando probabilmente una crisi di nervi all’auto che seguiva dietro .


feb 16 2010

La certezza della pena, il dolore e la felicità

bobo blaster

C’è in tutto il mondo, ma non dipende in alcun modo dal sistema giudiziario più o meno efficiente dei vari paesi, la certezza della pena si ha appena apriamo gli occhi in questo mondo. Se il bimbo piccolo tocca la pentola bollente, sconta la sua pena e così via fino alla fine della sua vita. Così è per tutti, l’unica vera forma di democrazia concreta esistente. Superficialmente si potrebbe affermare che la pena genera comunque una sua scala di sofferenza, il dolore fisico. Tuttavia, il dolore fisico costituisce solo una minima parte della pena e di solito occupa uno spazio relativamente breve nella vita di un essere umano, esattamente come il piacere, suo opposto, quindi entrambi non dovrebbero meritare troppa attenzione da parte nostra. Il malessere e il benessere costituiscono invece la parte più importante della pena da scontare ed è bene riflettere meglio del perché. Da sempre il malessere ha condizionato la vita degli uomini di ogni razza e ceto sociale. Il malessere è la pena della gelosia, dell’invidia, dell’ingordigia, esso si sviluppa piano piano, fin dalla tenera età, subdolamente, senza alcun sintomo apparente di disagio. Nei bambini viene spesso identificato nel capriccio e, erroneamente, non gli si da’ particolare importanza finché, in età adulta, nei soggetti predisposti, si trasforma in quella patologia che oggi viene comunemente chiamata depressione. esiste però anche una pena positiva, si chiama benessere e non è esclusivamente una prerogativa delle persone sane e ricche anzi, questa pena sembra prediligere le persone umili e portatrici di handycap, persone che hanno saputo dare grande valore alle piccole cose, che sono stati abituati alle rinunce, che hanno saputo gioire della felicità altrui, che non hanno mai ambito di essere “di più” degli altri, che hanno saputo accettare la propria vita serenamente. queste persone sono molto spesso quelle che ci vergogniamo a guardare quando li incontriamo per la strada perchè ci creano imbarazzo e sensi di colpa, persone che consideriamo un peso per la società, persone che ci fanno sentire per qualche attimo fortunati anche nel giorno più sfigato della nostra vita, ma non è così, perchè loro, anche soli sotto la pioggia e su una misera carrozzella, riescono a trovare la serenità nell’inaspettata compagnia di un cane randagio con cui condividere il poco che possiedono, fosse anche solo la frescura della notte dopo una giornata rovente.


feb 6 2010

Messaggio subliminale

titoi d.c.

Stamattina, come tutti i sabati mattina vado dalla Rita, la mia panettiera di Borgo Santa Caterina. Siamo amici, molto amici da tempo. E’ una MILF. La conosco perchè mia sorella teneva suo figlio all’asilo. Sovente ci scambiamo CD e DVD. Stamattina però, soli in panetteria, mi ha raccontato che ieri sera, tutta sola in casa, ha messo nel lettore DVD un film horror che gli ha prestato un cliente/spasimante. Ma dopo pochi minuti si è stufata, era un filmaccio. Allora si è messa su GOLA PROFONDA. Con Linda Lovelace. Anno domini 1972. Mi racconta la trama. Sono uscito dal negozio con il leggerissimo dubbio che sotto sotto ci fosse un messaggio subliminale…..