apr 6 2010

The crash

bobo blaster

Doveva essere il giorno dell’arrivo a destinazione, l’ultima tappa, da Badami ad Arpora in Goa, 360 km che avevo previsto di coprire in 7/8 ore.
Dopo una sosta per mangiare a poco più di meta’ strada, verso le 16 attraversavo finalmente il confine tra il Karnakta e la regione di Goa.
Felice di aver finalmente concluso il viaggio, non vedevo l’ora di potermi finalmente tuffare in mare e rilassarmi un po’; negli ultimi 3 giorni quando andavo a dormire, il solo pensiero di montare in moto per ore ed ore da solo sotto un caldo allucinante mi metteva di cattivo umore.
Ormai mi mancavano solo 2 ore, neanche mi immaginavo quanto sarebbe successo di lì a pochi minuti.
Tutto accade in una frazione di secondo.
Dietro una curva, mi trovo una corriera proveniente in senso opposto, completamente nella mia corsia.
Il conducente aveva allargato la traiettoria per sorpassare un carretto trainato da buoi.
Istintivamente mi sono buttato all’interno per schivarlo, senza neppure avere il tempo di  decelerare.
STUMP! Sento un dolore lancinante al piede e la botta mi sposta di un metro fuori strada, sullo sterrato che costeggia la carreggiata.
Miracolosamente riesco a non cadere, il grosso paraurti della corriera mi ha colpito di striscio e il conducente nemmeno se n’è reso conto perché lo vedo proseguire nella sua corsa come se nulla fosse successo.
Scendo dalla moto ma non riesco a stare in piedi, mi sdraio sullo sterrato con le mani tra i capelli per il dolore.
Non so che fare… Il mio piede destro e’ gonfissimo, penso immediatamente di essermelo fratturato.
Fortunatamente l’incidente è accaduto vicino ad una casetta col tetto di palme abitata da una famiglia di contadini che accorre per soccorrermi.
Non parlano inglese ma riesco a farmi portare del ghiaccio ed una seggiola di plastica per tenere la gamba alzata.
Adesso anche la caviglia si e’ gonfiata a dismisura e mi trovo in mezzo al niente.
Il dolore è veramente tosto.
Una donna mi porta dell’acqua ed una coperta per appoggiare la schiena poi mi trovo attorniato da una decina di persone che parlano tra loro in un dialetto sconosciuto fissandomi dall’alto e scuotendo la testa.
Cerco il cellulare ma non riesco a trovarlo… Mi sollevo un poco e lo vedo in terra sotto la moto, lo indico ad un uomo con il turbante in testa che mi sembra il più civilizzato.
My mobile please… Look there close the motorbike… Please… Look the mobile….
Finalmente un ragazzino lo vede e me lo porta…
Cazzo, fà che non si sia rotto e ci sia la linea…..
Non e’ rotto e ci sono 2 tacche.
Rubrica…. Nomi…. Il numero di Betta… Invio la chiamata. Continue reading