nov 20 2011

L’imboscata

bobo blaster


mag 11 2011

vecchio nasty donkey

bobo blaster


dic 29 2010

PEREPE’ PEPPE’ REPPE’

bobo blaster


dic 27 2010

Nasty è chi Nasty lo fa

bobo blaster


dic 25 2010

La moto di natale

bobo blaster
Moto per gente che il tempo sul giro se lo inventa volta per volta, gente che odia il solito tran tran e adora la maschia
bagarre…
Un ferro scavallato dalla frizione lasca e il filtro sporco…
Un ferro che va forte…
Chissà perchè…

bb


nov 29 2010

Avanti dottò

bobo blaster


lug 29 2010

Quelli che realmente annoiano la moto

bobo blaster

subito verrebbe da pensare ad un paracarro, un rigagniolo, all’immancabile turistone krukko stivalato che va a 90 all’ora, ma non è così.
Il paracarro, non annoia la moto semplicemente perchè la moto è sempre andata piano, per lei è normale non salire di giri, non aver mai troppo caldo, aver le sospensioni scariche, i dischi infiammati, le gomme callose. La moto del paracarro conduce una vita serena e longeva e quando le posteggiano vicino una collega con i dischi bluastri, i collettori rossi e le carene sfrisate, si domanda come la poveretta si sia potuta conciare così, cosa per lei, assolutamente disdicevole e senza senso.

Anche la moto del Rigagniolo non si annoia bensì s’incazza perchè viene guidata a strappi, pianissimo, avanti piano, meno piano, piano mediocre, piano veloce, sfollata, doppietta, fuori giri, frenata lenta, sgassata semaforica in folle, innesto sdentellato e abbrivio con risalto dei buchi di mappatura: neanche lei ha mai visto gli ottomila se non da ferma.
La moto del rigagniolo ha vita abbastanza lunga 2 anni circa prima di essere sostituita dal nuovo modello, Questo mezzo snobba le altre moto perchè ha un look posticcio che la fa sembrare vissuta.

La moto del Krukkone stivalato non è annoiata ma è tristissima. Ne ha viste di tutti i colori, ha patito il caldo, il freddo, l’hanno operata d’urgenza più e più volte, la sa lunghissima, ha visto cose che le altre moto manco si possono immaginare. Eppure è assai triste probabilmente perchè non le hanno mai dato la possibilità di fare una bella sgroppata, sempre a tremiladuecentocinquantacinque giri, per tutta la vita, eppure il suo padrone aveva tutta l’esperienza necessaria per farla divertire almeno senza rischi. Gniente. La moto del Turistico è quella che vive più a lungo, è sempre curatissima e quando viene posteggiata vicino alle altre, incute rispetto e curiosità ma nonostante questo, le altre fanno finta di niente perchè sanno che se inizia a parlare, non la smetterebbe più con noiosissime storie di viaggi infiniti a 90 km all’ora.

poi c’è la moto dello svelto, quello che arriva a motore spento mentre la gente si guarda intorno e si chiede dove sarà andato a finire quello che stava arrivando facendo ululare il motore.
Lei sa che al bar ed ai semafori non si urla, non è buona educazione e arriva silenziosa come un giaguaro.
lo svelto le ha insegnato a fare un sacco di cose senza tante smancerie ed ora lei è consapevole della sua forza, non ha bisogno di esibirla da ferma al semaforo, sa quando scattare, quando accennare il monoruota per far felice il padrone, come cadere senza impuntarsi, come derapare dolcemente, si sente spronata a migliorare ad ogni uscita, a sentirsi a proprio agio andando sempre più veloce e sicura
Non le importa di non uscire spesso, sa però che quando viene portata a spasso si divertie un mondo su e giù per strade di tutti i tipi e tornerà a casa sfinita, piena d’adrenalina e orgogliosa di aver sfilato colleghe più blasonate nonostante il suo look sozzo e un po demodè.
La moto dello svelto vive quanto il suo padrone e di solito muoiono insieme; quando viene posteggiata accanto ad altre moto, di solito spruzza un pò di liquidi per marcare il territorio e si accende una ventola senza filtro. Questo tipo di moto incute terrore alle altre moto che spesso cadono dal cavalletto senza motivo.

La vera moto annoiata, è quella solo pista, tutta la vita a girare in tondo, martoriata negli organi, ne ha le palle piene di far divertire chi la guida senza essere sfruttata appieno. la moto del pistaiolo moderno si chiede perchè le hanno montato tutti quegli aggeggi che non vengono usati che pesano un sacco e la stancano un casino.
la cosa più grave è che è affetta perennemente da congiuntivite per via del continuo passaggio dal buio del furgone alla accecante luce di una pista assolata e l’eterno girare in tondo peggiora le cose facendola spesso perdere l’equilibrio e quando succede, per mesi viene rinchiusa al buio in uno stanzone in attesa di essere svenduta.
la moto da pista non è amata da nessuno, neppure dal suo padrone che la accusa spesso di chattering o altre problematiche di cui lei non c’entra proprio nulla.
solitamente, la moto da pista ha purtroppo, una vita abbastanza lunga e travagliata perchè cambia padrone spessissimo. Tutte le moto solo pista soffrono di labirintite e molte cadono in depressione perchè vengono insultate costantemente nonostante ce la mettano tutta a fare e rifare le stesse curve, le stesse frenate, di sentire continuamente le natiche sudate di chi le guida spostarsi a destra e sinistra in un susseguirsi di noiosissimi pif paf inutili.


lug 7 2010

Moyenne Corniche

bobo blaster

La costiera era troppo trafficata e così ho preso la via della collina per raggiungere Montecarlo.
In Francia, specialmente nel sud, i motociclisti ci danno dentro nel customizzare le moto e loro stessi, di solito viaggiano su naked giapponesi di grossa cilindrata con il copriserbatoio in pelle e giubbotto per lo più nero in pelle, con scritto il proprio nome sulla schiena.
Il primo che ho incontrato, un certo Jean Claude S come citava il suo giubbotto, non aveva una giap ma un nuovo Multistrada Ducati 1200R nero.
Quando mi ha visto arrivare da dietro, avvisato dai miei tromboni aperti, dopo avermi guardato in tutte le salse dagli specchietti per capire che moto stavo guidando, si è fatto affiancare incuriosito.
Lo vedo strabuzzare gl’occhi e accennare a un sorriso sarcastico mentre guarda i miei sandali di Chanel prima di scalare 2 marce e spalancare il gas per darmi una lezione.

VRAAAAAAAAAAA….WRAAAAAA…..WRAAAAAAA….
inserendo una marcia dietro l’altra il tipo sorpassa rischiosamente 3 auto.

Io non scalo nemmeno per paura di perdere i miei sandali e parto singhiozzando all’inseguimento del francese
WRAAA…SPLUT SPLUT…WRAAAAAAAAAA…SDENG SPLUT…..WRAAAAAAAAAA
lo raggiungo dopo un paio di km guidando con i piedi rattrappiti per non perdere i sandali.

Jean Claude S mi vede arrivare a bomba e comincia ad armeggiare con dei pulsanti.
Troppo tardi. Lo passo all’interno di una lunga curva a destra a cui segue un bel rettilineo, “ciao ciao” penso quando però vedo affiancarsi a me la moto del tipo a candela con lui aggrappato al manubrio che cerca correndo di risalire in sella.
“Merde la centraline c’est cassè…putain fottù….” lo sento urlare terrorizzato mentre perde uno stivale iseguendo la moto appeso al manubrio.
Zig zagando sempre in impennata, vedo il tipo andare a sbattere contro il cancello di una villa.
Non faccio a tempo a fermarmi che dal cancello escono due energumeni vestiti di nero che incominciano a prenderlo a calci in faccia inveendogli contro in russo
“???? ???????????? ????????? ????????? ?????? ???????!!! tu ne peu pas disturbè le matin compris adess? compris?” e giù botte.
Povero Jean Claude S, tradito da 20 mila euro di elettronica.
Sì, il mondo può davvero cambiare schiacciando un pulsante.
Uno dei due energumeni mi fa cenno di andare via minacciandomi dello stesso trattamento.
Proseguo cautamente con la paura di andare a sbattere contro il cancello di una delle numerose ville affacciate sul mare che costeggiano la corniche.
Inizia la discesa che porta al principato e mentre la sto percorrendo a passo tranquillo sento dietro di me il classico rumore di un motore a 2 tempi con i tromboncini aperti.
Guardo negli specchietti e vedo arrivare a palla un tipo sdraiato sul serbatoio con un casco a scodella e gl’occhialoni vintage che tengono fermo sul naso un foulard bianco svolazzante.
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE

Riesco a malapena a leggere sul serbatoio azzurro del mezzo MOTOBECANE che il tipo appeso ai semimanubri, mi sorpassa con una piede di fuori a mo di saluto vecchio stile.

Dietro, sul giubbotto di pelle la scritta C.LAVADO.

Cazzo non è LAVADO non è possibile!!!

Scalo 3 marce e parto all’inseguimento, ci metterò un attimo a raggiungere quel trabiccolo penso mentre lo vedo scomparire e riapparire tra una curva e l’altra davanti a me.

Niente di più sbagliato, LAVADO sa bene come sfruttare una MOTOBECANE sulla corniche.

UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE……UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE……UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE….. Carlos scala e mette le marce forsennatamente facendo torcere i vecchi ammortizzatori posteriori e fumare i grossi tamburi anteriori non riesco a guadagnare un metro mentre lo vedo far fare scintille alle pedane arretrate.

Ho già rischiato 2 traversi e comincio a perdere terreno, adesso vedo la sua sagoma sempre più piccola, sbiadita dal fumo azzurro degli scarichi.
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

Ormai nn sento neppure più il rumore della sua moto, è sparito, nn potrò più stringergli la mano.

Mi fermo ad un chiosco per bere qualcosa e togliermi dalla gola il gusto dell’olio di ricino.

“Un ICE TROPEZ ghiacciato”

“Oui monsieur….mais porquoi piange? Qualcosa que ne vas pas??”

Ma che ne sa questo paysan di Carlos Lavado?


mag 24 2010

Tra un tornante e l’altro

bobo blaster

Me lo ritrovo sulla destra fermo sul ciglio della strada piegato in due con le mani sullo stomaco.
Inchiodo per prestargli soccorso.
La moto per terra, non pare danneggiata, sembra un kawa vecchiotto, anche lui è tutto verde come la tuta e la moto, a vomita pezzi di panino al formaggio, i pantaloni della tuta e le mutande sono calate fino alle caviglie, una lunga scia di escrementi liquidi portano ad un cespuglio vicino.
A terra 2 pepsi cola vuote.
” Ero sudato e ho bevuto delle bibite ghiacciate del chiosco laggiù…” biascica a stento prima di saltellare scomparendo dietro il cespuglio…

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

Gli rimetto la moto sul cavalletto.


apr 6 2010

The crash

bobo blaster

Doveva essere il giorno dell’arrivo a destinazione, l’ultima tappa, da Badami ad Arpora in Goa, 360 km che avevo previsto di coprire in 7/8 ore.
Dopo una sosta per mangiare a poco più di meta’ strada, verso le 16 attraversavo finalmente il confine tra il Karnakta e la regione di Goa.
Felice di aver finalmente concluso il viaggio, non vedevo l’ora di potermi finalmente tuffare in mare e rilassarmi un po’; negli ultimi 3 giorni quando andavo a dormire, il solo pensiero di montare in moto per ore ed ore da solo sotto un caldo allucinante mi metteva di cattivo umore.
Ormai mi mancavano solo 2 ore, neanche mi immaginavo quanto sarebbe successo di lì a pochi minuti.
Tutto accade in una frazione di secondo.
Dietro una curva, mi trovo una corriera proveniente in senso opposto, completamente nella mia corsia.
Il conducente aveva allargato la traiettoria per sorpassare un carretto trainato da buoi.
Istintivamente mi sono buttato all’interno per schivarlo, senza neppure avere il tempo di  decelerare.
STUMP! Sento un dolore lancinante al piede e la botta mi sposta di un metro fuori strada, sullo sterrato che costeggia la carreggiata.
Miracolosamente riesco a non cadere, il grosso paraurti della corriera mi ha colpito di striscio e il conducente nemmeno se n’è reso conto perché lo vedo proseguire nella sua corsa come se nulla fosse successo.
Scendo dalla moto ma non riesco a stare in piedi, mi sdraio sullo sterrato con le mani tra i capelli per il dolore.
Non so che fare… Il mio piede destro e’ gonfissimo, penso immediatamente di essermelo fratturato.
Fortunatamente l’incidente è accaduto vicino ad una casetta col tetto di palme abitata da una famiglia di contadini che accorre per soccorrermi.
Non parlano inglese ma riesco a farmi portare del ghiaccio ed una seggiola di plastica per tenere la gamba alzata.
Adesso anche la caviglia si e’ gonfiata a dismisura e mi trovo in mezzo al niente.
Il dolore è veramente tosto.
Una donna mi porta dell’acqua ed una coperta per appoggiare la schiena poi mi trovo attorniato da una decina di persone che parlano tra loro in un dialetto sconosciuto fissandomi dall’alto e scuotendo la testa.
Cerco il cellulare ma non riesco a trovarlo… Mi sollevo un poco e lo vedo in terra sotto la moto, lo indico ad un uomo con il turbante in testa che mi sembra il più civilizzato.
My mobile please… Look there close the motorbike… Please… Look the mobile….
Finalmente un ragazzino lo vede e me lo porta…
Cazzo, fà che non si sia rotto e ci sia la linea…..
Non e’ rotto e ci sono 2 tacche.
Rubrica…. Nomi…. Il numero di Betta… Invio la chiamata. Continue reading