lug 29 2010

Quelli che realmente annoiano la moto

bobo blaster

subito verrebbe da pensare ad un paracarro, un rigagniolo, all’immancabile turistone krukko stivalato che va a 90 all’ora, ma non è così.
Il paracarro, non annoia la moto semplicemente perchè la moto è sempre andata piano, per lei è normale non salire di giri, non aver mai troppo caldo, aver le sospensioni scariche, i dischi infiammati, le gomme callose. La moto del paracarro conduce una vita serena e longeva e quando le posteggiano vicino una collega con i dischi bluastri, i collettori rossi e le carene sfrisate, si domanda come la poveretta si sia potuta conciare così, cosa per lei, assolutamente disdicevole e senza senso.

Anche la moto del Rigagniolo non si annoia bensì s’incazza perchè viene guidata a strappi, pianissimo, avanti piano, meno piano, piano mediocre, piano veloce, sfollata, doppietta, fuori giri, frenata lenta, sgassata semaforica in folle, innesto sdentellato e abbrivio con risalto dei buchi di mappatura: neanche lei ha mai visto gli ottomila se non da ferma.
La moto del rigagniolo ha vita abbastanza lunga 2 anni circa prima di essere sostituita dal nuovo modello, Questo mezzo snobba le altre moto perchè ha un look posticcio che la fa sembrare vissuta.

La moto del Krukkone stivalato non è annoiata ma è tristissima. Ne ha viste di tutti i colori, ha patito il caldo, il freddo, l’hanno operata d’urgenza più e più volte, la sa lunghissima, ha visto cose che le altre moto manco si possono immaginare. Eppure è assai triste probabilmente perchè non le hanno mai dato la possibilità di fare una bella sgroppata, sempre a tremiladuecentocinquantacinque giri, per tutta la vita, eppure il suo padrone aveva tutta l’esperienza necessaria per farla divertire almeno senza rischi. Gniente. La moto del Turistico è quella che vive più a lungo, è sempre curatissima e quando viene posteggiata vicino alle altre, incute rispetto e curiosità ma nonostante questo, le altre fanno finta di niente perchè sanno che se inizia a parlare, non la smetterebbe più con noiosissime storie di viaggi infiniti a 90 km all’ora.

poi c’è la moto dello svelto, quello che arriva a motore spento mentre la gente si guarda intorno e si chiede dove sarà andato a finire quello che stava arrivando facendo ululare il motore.
Lei sa che al bar ed ai semafori non si urla, non è buona educazione e arriva silenziosa come un giaguaro.
lo svelto le ha insegnato a fare un sacco di cose senza tante smancerie ed ora lei è consapevole della sua forza, non ha bisogno di esibirla da ferma al semaforo, sa quando scattare, quando accennare il monoruota per far felice il padrone, come cadere senza impuntarsi, come derapare dolcemente, si sente spronata a migliorare ad ogni uscita, a sentirsi a proprio agio andando sempre più veloce e sicura
Non le importa di non uscire spesso, sa però che quando viene portata a spasso si divertie un mondo su e giù per strade di tutti i tipi e tornerà a casa sfinita, piena d’adrenalina e orgogliosa di aver sfilato colleghe più blasonate nonostante il suo look sozzo e un po demodè.
La moto dello svelto vive quanto il suo padrone e di solito muoiono insieme; quando viene posteggiata accanto ad altre moto, di solito spruzza un pò di liquidi per marcare il territorio e si accende una ventola senza filtro. Questo tipo di moto incute terrore alle altre moto che spesso cadono dal cavalletto senza motivo.

La vera moto annoiata, è quella solo pista, tutta la vita a girare in tondo, martoriata negli organi, ne ha le palle piene di far divertire chi la guida senza essere sfruttata appieno. la moto del pistaiolo moderno si chiede perchè le hanno montato tutti quegli aggeggi che non vengono usati che pesano un sacco e la stancano un casino.
la cosa più grave è che è affetta perennemente da congiuntivite per via del continuo passaggio dal buio del furgone alla accecante luce di una pista assolata e l’eterno girare in tondo peggiora le cose facendola spesso perdere l’equilibrio e quando succede, per mesi viene rinchiusa al buio in uno stanzone in attesa di essere svenduta.
la moto da pista non è amata da nessuno, neppure dal suo padrone che la accusa spesso di chattering o altre problematiche di cui lei non c’entra proprio nulla.
solitamente, la moto da pista ha purtroppo, una vita abbastanza lunga e travagliata perchè cambia padrone spessissimo. Tutte le moto solo pista soffrono di labirintite e molte cadono in depressione perchè vengono insultate costantemente nonostante ce la mettano tutta a fare e rifare le stesse curve, le stesse frenate, di sentire continuamente le natiche sudate di chi le guida spostarsi a destra e sinistra in un susseguirsi di noiosissimi pif paf inutili.


lug 7 2010

Moyenne Corniche

bobo blaster

La costiera era troppo trafficata e così ho preso la via della collina per raggiungere Montecarlo.
In Francia, specialmente nel sud, i motociclisti ci danno dentro nel customizzare le moto e loro stessi, di solito viaggiano su naked giapponesi di grossa cilindrata con il copriserbatoio in pelle e giubbotto per lo più nero in pelle, con scritto il proprio nome sulla schiena.
Il primo che ho incontrato, un certo Jean Claude S come citava il suo giubbotto, non aveva una giap ma un nuovo Multistrada Ducati 1200R nero.
Quando mi ha visto arrivare da dietro, avvisato dai miei tromboni aperti, dopo avermi guardato in tutte le salse dagli specchietti per capire che moto stavo guidando, si è fatto affiancare incuriosito.
Lo vedo strabuzzare gl’occhi e accennare a un sorriso sarcastico mentre guarda i miei sandali di Chanel prima di scalare 2 marce e spalancare il gas per darmi una lezione.

VRAAAAAAAAAAA….WRAAAAAA…..WRAAAAAAA….
inserendo una marcia dietro l’altra il tipo sorpassa rischiosamente 3 auto.

Io non scalo nemmeno per paura di perdere i miei sandali e parto singhiozzando all’inseguimento del francese
WRAAA…SPLUT SPLUT…WRAAAAAAAAAA…SDENG SPLUT…..WRAAAAAAAAAA
lo raggiungo dopo un paio di km guidando con i piedi rattrappiti per non perdere i sandali.

Jean Claude S mi vede arrivare a bomba e comincia ad armeggiare con dei pulsanti.
Troppo tardi. Lo passo all’interno di una lunga curva a destra a cui segue un bel rettilineo, “ciao ciao” penso quando però vedo affiancarsi a me la moto del tipo a candela con lui aggrappato al manubrio che cerca correndo di risalire in sella.
“Merde la centraline c’est cassè…putain fottù….” lo sento urlare terrorizzato mentre perde uno stivale iseguendo la moto appeso al manubrio.
Zig zagando sempre in impennata, vedo il tipo andare a sbattere contro il cancello di una villa.
Non faccio a tempo a fermarmi che dal cancello escono due energumeni vestiti di nero che incominciano a prenderlo a calci in faccia inveendogli contro in russo
“???? ???????????? ????????? ????????? ?????? ???????!!! tu ne peu pas disturbè le matin compris adess? compris?” e giù botte.
Povero Jean Claude S, tradito da 20 mila euro di elettronica.
Sì, il mondo può davvero cambiare schiacciando un pulsante.
Uno dei due energumeni mi fa cenno di andare via minacciandomi dello stesso trattamento.
Proseguo cautamente con la paura di andare a sbattere contro il cancello di una delle numerose ville affacciate sul mare che costeggiano la corniche.
Inizia la discesa che porta al principato e mentre la sto percorrendo a passo tranquillo sento dietro di me il classico rumore di un motore a 2 tempi con i tromboncini aperti.
Guardo negli specchietti e vedo arrivare a palla un tipo sdraiato sul serbatoio con un casco a scodella e gl’occhialoni vintage che tengono fermo sul naso un foulard bianco svolazzante.
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE

Riesco a malapena a leggere sul serbatoio azzurro del mezzo MOTOBECANE che il tipo appeso ai semimanubri, mi sorpassa con una piede di fuori a mo di saluto vecchio stile.

Dietro, sul giubbotto di pelle la scritta C.LAVADO.

Cazzo non è LAVADO non è possibile!!!

Scalo 3 marce e parto all’inseguimento, ci metterò un attimo a raggiungere quel trabiccolo penso mentre lo vedo scomparire e riapparire tra una curva e l’altra davanti a me.

Niente di più sbagliato, LAVADO sa bene come sfruttare una MOTOBECANE sulla corniche.

UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE……UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE……UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE….. Carlos scala e mette le marce forsennatamente facendo torcere i vecchi ammortizzatori posteriori e fumare i grossi tamburi anteriori non riesco a guadagnare un metro mentre lo vedo far fare scintille alle pedane arretrate.

Ho già rischiato 2 traversi e comincio a perdere terreno, adesso vedo la sua sagoma sempre più piccola, sbiadita dal fumo azzurro degli scarichi.
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee ueeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

Ormai nn sento neppure più il rumore della sua moto, è sparito, nn potrò più stringergli la mano.

Mi fermo ad un chiosco per bere qualcosa e togliermi dalla gola il gusto dell’olio di ricino.

“Un ICE TROPEZ ghiacciato”

“Oui monsieur….mais porquoi piange? Qualcosa que ne vas pas??”

Ma che ne sa questo paysan di Carlos Lavado?


mag 24 2010

Tra un tornante e l’altro

bobo blaster

Me lo ritrovo sulla destra fermo sul ciglio della strada piegato in due con le mani sullo stomaco.
Inchiodo per prestargli soccorso.
La moto per terra, non pare danneggiata, sembra un kawa vecchiotto, anche lui è tutto verde come la tuta e la moto, a vomita pezzi di panino al formaggio, i pantaloni della tuta e le mutande sono calate fino alle caviglie, una lunga scia di escrementi liquidi portano ad un cespuglio vicino.
A terra 2 pepsi cola vuote.
” Ero sudato e ho bevuto delle bibite ghiacciate del chiosco laggiù…” biascica a stento prima di saltellare scomparendo dietro il cespuglio…

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

Gli rimetto la moto sul cavalletto.


apr 6 2010

The crash

bobo blaster

Doveva essere il giorno dell’arrivo a destinazione, l’ultima tappa, da Badami ad Arpora in Goa, 360 km che avevo previsto di coprire in 7/8 ore.
Dopo una sosta per mangiare a poco più di meta’ strada, verso le 16 attraversavo finalmente il confine tra il Karnakta e la regione di Goa.
Felice di aver finalmente concluso il viaggio, non vedevo l’ora di potermi finalmente tuffare in mare e rilassarmi un po’; negli ultimi 3 giorni quando andavo a dormire, il solo pensiero di montare in moto per ore ed ore da solo sotto un caldo allucinante mi metteva di cattivo umore.
Ormai mi mancavano solo 2 ore, neanche mi immaginavo quanto sarebbe successo di lì a pochi minuti.
Tutto accade in una frazione di secondo.
Dietro una curva, mi trovo una corriera proveniente in senso opposto, completamente nella mia corsia.
Il conducente aveva allargato la traiettoria per sorpassare un carretto trainato da buoi.
Istintivamente mi sono buttato all’interno per schivarlo, senza neppure avere il tempo di  decelerare.
STUMP! Sento un dolore lancinante al piede e la botta mi sposta di un metro fuori strada, sullo sterrato che costeggia la carreggiata.
Miracolosamente riesco a non cadere, il grosso paraurti della corriera mi ha colpito di striscio e il conducente nemmeno se n’è reso conto perché lo vedo proseguire nella sua corsa come se nulla fosse successo.
Scendo dalla moto ma non riesco a stare in piedi, mi sdraio sullo sterrato con le mani tra i capelli per il dolore.
Non so che fare… Il mio piede destro e’ gonfissimo, penso immediatamente di essermelo fratturato.
Fortunatamente l’incidente è accaduto vicino ad una casetta col tetto di palme abitata da una famiglia di contadini che accorre per soccorrermi.
Non parlano inglese ma riesco a farmi portare del ghiaccio ed una seggiola di plastica per tenere la gamba alzata.
Adesso anche la caviglia si e’ gonfiata a dismisura e mi trovo in mezzo al niente.
Il dolore è veramente tosto.
Una donna mi porta dell’acqua ed una coperta per appoggiare la schiena poi mi trovo attorniato da una decina di persone che parlano tra loro in un dialetto sconosciuto fissandomi dall’alto e scuotendo la testa.
Cerco il cellulare ma non riesco a trovarlo… Mi sollevo un poco e lo vedo in terra sotto la moto, lo indico ad un uomo con il turbante in testa che mi sembra il più civilizzato.
My mobile please… Look there close the motorbike… Please… Look the mobile….
Finalmente un ragazzino lo vede e me lo porta…
Cazzo, fà che non si sia rotto e ci sia la linea…..
Non e’ rotto e ci sono 2 tacche.
Rubrica…. Nomi…. Il numero di Betta… Invio la chiamata. Continue reading


mar 30 2010

A night in the jungle

bobo blaster

Beh, procediamo con ordine…
Ritirata a Bangalore l’Enfield che lascerò in seguito a Goa all’amico che mi ha organizzato la cosa con il concessionario, munito di mappa e zaino contenente qualche cambio di vestiario, dopo qualche difficoltà per uscire dalla città, imbocco la strada per Mysore.
Durante questa tappa di circa 180 km, ho previsto una sosta a Srirangapatna dove sorge un antico tempio gianista con la più alta statua monolitica in india dedicata a Brama.
La strada non è male per gli standard indiani e riesco a tenere una media di 50 km/h.
Arrivo al tempio alle 14 circa, l’orario meno consono per scalare i 640 scalini che portano alla statua in cima alla collina, la temperatura è approssimativamente 38/40gradi.
Dopo aver mangiato un’insalata di pollo al curry accompagnata da una king fisher (ottima birra locale), verso le 16.30 mi rimetto in cammino per Mysore.
Il caldo opprimente mi costringe a fermarmi ogni mezz’ora per bere e riposarmi sotto i grandi alberi di sandalo che costeggiano la strada.
Durante il tragitto a circa una 30ina di km dalla destinazione il motore della mia Bullet 500 incomincia a singhiozzare come se nn arrivasse benzina al carburatore finché si spegne definitivamente.
Accosto e metto la moto sul cavalletto per capire cosa può essere successo.
Problemi meccanici sono da escludere, il motore girava perfettamente e non ho avvertito nessuna vibrazione o rumore sospetto provenire dal motore.
Controllo quindi i cavi della batteria e quelli del blocchetto di accensione e paiono tutti a posto.
Smonto la candela e la controllo tenendola inserita nella pipetta appoggiata al cilindro se fa scintilla agendo sulla pedivella d’accensione: niente corrente.
Cazzo, incomincio a preoccuparmi perché sta tramontando il sole e su questo short cut che mi hanno consigliato di fare da Srirangapatna a Mysore non passa quasi nessuno, solo qualche rara corriera e qualche carro trainato da bufali con sopra contadini che tornano dai campi e che non parlano una parola d’inglese.
Decido di proseguire spingendo la moto nella speranza di arrivare ad un villaggio. Continue reading


mar 3 2010

L’ABBRUCIATA

bobo blaster

per fare la bruciata vera, quella bella bella che mette a tacere diecine di auto in una manciata di secondi, bisogna usare alcuni accorgimenti di tipo tecnico e di tipo tattico.

sì, ma che minchia è la bruciata?

beh, innanzi tutto si fa con le auto, e solitamente nelle città per cercare di essere sempre in pul position al semaforo successivo.

ovvio che se non hai urgenze, non la si fa, o al massimo viene accennata se quello davanti ha il cappello e due lenti così e tu non hai nel cruscotto una pistola.

bene, allora quando si decide di farla, è inportantissimo l’approccio;
con la coda a tre file che hai davanti che t’impedisce, con il suo flusso lento eternamente parallelo, di guadagnare posizioni ancorchè, e questo t’innervosisce maggiormente, sei consapevole che se solo riuscissi a passare quella dozzina di auto davanti che avanzano in parata come carri armati, avresti davanti tutto un rettilineo deserto che ti porterebbe in qualche secondo a raggiungere le retrovie delle auto ferme al semaforo successivo, dove potrai fare un’altra bruciata e così via fintanto sia necessario… Continue reading


feb 18 2010

Braccato da un samurai

titoi d.c.

Finita la storia del casco partiamo per Casola, dove speriamo di arrivare in tempo per la MOTOGP. Sono 9 km dritti e 12 km di Cisa. Ovviamente faccio strada io, e la presenza del buon Kowalski alle ns spalle con i frigobar appesi alla ST mi fa propendere per tenere un passo tranquillo, insomma le classiche due pieghe fra amici. Avere bobo alle spalle è un tremore continuo, guidi costantemente in fibrillazione. A lui non importa che la strada sia sconosciuta, a lui importa di BRACCARTI, PEDINARTI. E lo fa in un modo che incute timore e tensione. La regola per lui è quella di allineare il proprio perno ruotas anteriore sx al tuo perno ruota posteriore destro. Questo anche a costo di verificare la tenuta sulle margherite dei Dunlop Qualifier. A Ozzano Taro per questo motivo ha rischiato di andare in tabaccheria a prendere le sigarette con tutta la moto. Quindi normalmente visionando lo specchio dx ti trovi gli occhi insanguinolenti di bobo ingobbito nel cupolino. L’ansia comincia a venirti quando iniziano le curve. Quando esci lo cerchi non lo trovi più negli specchi, e l’istinto ti porta a chiederti se possa avere avuto un problema. Ma non è così. Lui è come i gemelli Derrick nel cartone animato di Shingo Tamai, quelli che non sapevi se erano uno o due. Lui o sparisce o si sdoppia. Guardi a destra e invece è a 40 cm a sx. Guardi a sx e lui è a dx. Un’ansia costante. L’esperienza più bella sono i tornanti. Io, che conosco la strada a menadito, dentro di me penso di fargli vedere dove mettere le ruote, anche perchè la strada è messa malino. Ma lui non ha bisogno di tutto ciò. Lui il tornante lo allarga a filo carreggiata, butta giù l’MV e ti ricompare all’interno in uscita, con le valvole radiali che ti urlano nel casco. Non è una sfida, ma un avvertimento. Anzi una tutela per te, poi ho capito il motivo. La curva dopo sparisce ancora dagli specchi, e il tornante successivo hai ancora il suo Qualifier nel padiglione auricolare.

Poco dopo arrivati, davanti agli insaccati, al formaggino e al rosso gli chiedo:

- bobo, ma che bisogno hai di braccarmi in quel modo all’interno? Se mi succede qualcosa mi sei addosso in un attimo!Stiamo andando tranquilli….

- Io lo faccio per te. Se perdi l’anteriore io ti entro nella fiancata risollevandoti ed evitandoti la caduta

Un vero amico.


feb 18 2010

S’è fumato tutte le siepi

titoi d.c.

Gli accordi con Bobo erano: a sx al casello di Fornovo prendiamo il caffè poi si va a Varano. Preciso arrivo al bar verso Varano, apro il cell, trovo 5 chiamate di bobo. Era al bar a DESTRA. Vabbè. Cominciamo bene. “E Kowalski?” “E’ già là, era stufo di aspettare”. Mah… Facciamo gli 8 km che ci separano da Varano, arriviamo in circuito e parcheggiamo.

Secondo dramma: povca tvoia non va il bloccadisco!
In sostanza l’aver depositato il bloccadisco nel sottosella dell’MV ha fuso la parte in plastica, rendendolo inutilizzabile. Ma questo lo si è saputo dopo, ossia dopo che mi ha fatto tirare fuori la trousse degli attrezzi della Speed per cercare di sistemarlo. Ovviamente essendo bollente si è pure scottato. Poi dopo aver appurato che non si poteva utilizzare, gli è venuto in mente che l’MV ha il bloccasterzo. Bene. Moto chiusa, possiamo andare. E per due orette abbiamo guardato le vecchiette.

Terzo dramma: “Vacca boia il casco in tvibuna!
Succede che, dopo la parata dei campioni, io kowa e il blaster ci appropinquiamo alle motorelle per andare a cibarci. Ma la visione di Kent Andersson incartapecorito e di Carlos Lavado con la badante lo manda in estasi fotografica. Scena: Kowa tienimi il casco che vado a fare le foto. Va a fare le foto, kowalski va verso l’uscita, dopo 5 min il blaster torna da me e mi fa: c…o IL CASCO!!!! L’HO LASCIATO IN TVIBUNA!!!!!!!!!! Corre in un nanosecondo le scale, io lo guardo sparire basito, mentre da tergo mi appare kowalski con due caschi in mano. Telefonata dai contenuti irripetibili e problema risolto.


feb 17 2010

L’appuntamento

kowalski

Andare in giro una giornata col blaster è ugualmente divertente e stancante, in quanto Bobo è l’espressione motociclistica del Dadaismo.

“Allora domani appuntamento alle dieci casello melegnano col pieno fatto ok ok ok ciao”.

Alle dieci e venti mi erano passate davanti tutte le marche dell’annuario Motociclismo, compresa la Hyosung, ma MV niente…

Dieci e ventidue, al casello c’è una moto rossa che è circa tre minuti che sta prendendo il biglietto, non può essere che il nostro eroe futurista.

E’ in ritardo perche doveva caricare le batterie della Nikon che gli avevo chiesto di portare.

Hai fatto almeno il pieno? Sìssì, ieri sera, ok partiamo.

Siamo in ritardo, ma le dieci di mattina per un artista del suo rango, è il massimo che si può chiedere; fosse stato per me sarei già a Varano da due ore, per assaporare il risveglio del paddock, ma lasciamo perdere…

Parto davanti io, per punirlo del ritardo, lui si sta ancora infilando il casco, vienimi a prendere, che tanto vado piano .

Appena vedo il puntino rosso che si ingrandisce nel retrovisore apro tutto l’apribile, 210, 220, 230, 240… guardo dietro, niente più puntino rosso… possibile, il blaster che non raccoglie…?
Mi sposto verso la corsia centrale, passo in mezzo a due macchine al doppio della loro velocità, riguardo lo specchietto, mi appare Bobo Blaster in Full Screen.
Era a non più di quaranta centimetri dalla mia ruota… poi mi supera in un latrato di RG 3 assolutamente “not for road use”.
Si era nascosto come un ninja,è sempre così, quando vai in giro col Blaster, lui non ti segue, ti bracca. SI MUOVE FRA LE ZONE D’OMBRA DEI TUOI SPECCHIETTI, NASCONDENDOSI ALLA VISTA DEL PROPRIO NEMICO.
A Fiorenzuola, mi passa facendomi il segnale col pollice verso, tipico di chi deve fare benzina.
Entriamo nell’area di servizio, io mi faccio da parte, oltre le pompe di benzina, vedo che lui mi segue.
Mi levo il casco.
Ma non dovevi fare benza?
No, volevo fumare una sigaretta .

Non puoi strangolare un tuo amico per così poco, ma il pensiero, per un attimo ce l’ho avuto, lo confesso. Il segnale della benzina sarebbe stata l’unica cosa che mi avrebbe fatto fermare e quindi perdere tempo, e il nostro Marinetti delle due ruote lo sapeva bene…

Arriviamo a Fornovo in anticipo di mezz’ora sulla tabella di marcia, nonostante la partenza in ritardo e la sosta inutile. Spero che la mia teoria sul Tutor sia valida, altrimenti dovrò emigrare in Brasile…
Casello, il blaster, davanti a me, per tre minuti si incarna nella Dea Kali e mi regala uno spettacolo teatrale diviso in due tempi:
Primo tempo: “La Dea Kali alla ricerca del biglietto” durata un minuto.
Secondo tempo: La Dea Kali alla ricerca del portafogli” durata due minuti.
Rimasi talmente incantato da tutto quel soave roteare di mani, da dimenticarmi di preparare a mia volta biglietto e soldi, causando probabilmente una crisi di nervi all’auto che seguiva dietro .


feb 16 2010

La certezza della pena, il dolore e la felicità

bobo blaster

C’è in tutto il mondo, ma non dipende in alcun modo dal sistema giudiziario più o meno efficiente dei vari paesi, la certezza della pena si ha appena apriamo gli occhi in questo mondo. Se il bimbo piccolo tocca la pentola bollente, sconta la sua pena e così via fino alla fine della sua vita. Così è per tutti, l’unica vera forma di democrazia concreta esistente. Superficialmente si potrebbe affermare che la pena genera comunque una sua scala di sofferenza, il dolore fisico. Tuttavia, il dolore fisico costituisce solo una minima parte della pena e di solito occupa uno spazio relativamente breve nella vita di un essere umano, esattamente come il piacere, suo opposto, quindi entrambi non dovrebbero meritare troppa attenzione da parte nostra. Il malessere e il benessere costituiscono invece la parte più importante della pena da scontare ed è bene riflettere meglio del perché. Da sempre il malessere ha condizionato la vita degli uomini di ogni razza e ceto sociale. Il malessere è la pena della gelosia, dell’invidia, dell’ingordigia, esso si sviluppa piano piano, fin dalla tenera età, subdolamente, senza alcun sintomo apparente di disagio. Nei bambini viene spesso identificato nel capriccio e, erroneamente, non gli si da’ particolare importanza finché, in età adulta, nei soggetti predisposti, si trasforma in quella patologia che oggi viene comunemente chiamata depressione. esiste però anche una pena positiva, si chiama benessere e non è esclusivamente una prerogativa delle persone sane e ricche anzi, questa pena sembra prediligere le persone umili e portatrici di handycap, persone che hanno saputo dare grande valore alle piccole cose, che sono stati abituati alle rinunce, che hanno saputo gioire della felicità altrui, che non hanno mai ambito di essere “di più” degli altri, che hanno saputo accettare la propria vita serenamente. queste persone sono molto spesso quelle che ci vergogniamo a guardare quando li incontriamo per la strada perchè ci creano imbarazzo e sensi di colpa, persone che consideriamo un peso per la società, persone che ci fanno sentire per qualche attimo fortunati anche nel giorno più sfigato della nostra vita, ma non è così, perchè loro, anche soli sotto la pioggia e su una misera carrozzella, riescono a trovare la serenità nell’inaspettata compagnia di un cane randagio con cui condividere il poco che possiedono, fosse anche solo la frescura della notte dopo una giornata rovente.