mar 3 2010

L’ABBRUCIATA

bobo blaster

per fare la bruciata vera, quella bella bella che mette a tacere diecine di auto in una manciata di secondi, bisogna usare alcuni accorgimenti di tipo tecnico e di tipo tattico.

sì, ma che minchia è la bruciata?

beh, innanzi tutto si fa con le auto, e solitamente nelle città per cercare di essere sempre in pul position al semaforo successivo.

ovvio che se non hai urgenze, non la si fa, o al massimo viene accennata se quello davanti ha il cappello e due lenti così e tu non hai nel cruscotto una pistola.

bene, allora quando si decide di farla, è inportantissimo l’approccio;
con la coda a tre file che hai davanti che t’impedisce, con il suo flusso lento eternamente parallelo, di guadagnare posizioni ancorchè, e questo t’innervosisce maggiormente, sei consapevole che se solo riuscissi a passare quella dozzina di auto davanti che avanzano in parata come carri armati, avresti davanti tutto un rettilineo deserto che ti porterebbe in qualche secondo a raggiungere le retrovie delle auto ferme al semaforo successivo, dove potrai fare un’altra bruciata e così via fintanto sia necessario…

la tattica:

arrivare sempre piano per non dar nell’occhio, ricordarsi quando ci si affianca ad un’altra auto, di non guardare mai il guidatore. bisogna assolutamente farlo prima, attraverso il lunotto ed i vetri laterali posteriori cercando di capire dall’età e dall’auto, se potrà cercare di opporre un’inutile resistenza o meno.
è altrettanto ovvio che dovrete analizzare sempre nell’approccio, che anche per questo motivo, si deve fare piano e silenzioso, tutte le altre auto: la loro posizione, il modello e se ce la fate, anche i guidatori.
dato che è quasi sempre difficile poter fare la bruciata subito dal primo semaforo, l’approccio serve più che altro a rassicurare i tuoi vicini.
Mai farti notare da quelli più avanti che sono solitamente i paracarri più prepotenti e invece studiare le loro partenze e stile di guida fino al semaforo successivo cercando di eliminarne il più possibile con una guida corretta e pulitissima con le frecce per dar l’inpressione del rilassato ed arrivare al semaforo decisivo almeno in 3a, massimo 4 fila; nel frattempo dovrai aver rilevato ed analizzato anche il comportamento di quelle che ti troverai ancora in pur position e forse j’hanno sgamato

la tecnica:

la prima regola è lasciare almeno un paio di metri tra te e chi ti precede, questa tra l’altro dev’essere una regola fissa per ogni pilota esperto: quando vi fermate per qualsiasi motivo dietro un’auto in coda, lasciaye sempre lo spazio per poterla scartare e togliersela dalle palle se s’incasina.
questa regola inportantissima è normalmente disattesa dal 90% dei guidatori che invece di effettuare sempre questo fondamentale accorgimento, preferiscono per esempio allargare esageratamente l’entrata delle curve perchè pare, che la leggenda metropolitana inponga di farle così per guidare bene (le donne sono maestre in questa manovra, l’unica che fanno senpre!!)
   
dunque, eravamo rimasti con il consilio di lasiare senpre qualche metro tra sè e quello che ci precede in modo da verificare anche se s’avvererà il conportamento di guida degl’altri conducenti che avevamo tenuto d’occhio in precedenza.

prima che scatti il verde, assicurarsi nuovamente di avere la prima marcia inserita 

giallo al semaforo per chi c’incrocia…..mi preparo col piedino e ricontrollo le varie posizioni….

VERDE

mai partire subito, non è un GP, è la bruciata, gl’altri manco s’immaginano che tu al prossimo semaforo sarai in pur position al posto loro che sono 3/4 d’ora che fanno a sportellate per mantenerla 

le auto come previsto si sgranano proprio mentre dietro di te incominciavano a strombazzare.

adesso hai una manciata di secondi per arrivare in testa prima che gli spazi creati dalla sgranatura delle partenze si riconpattino nella solita andatura parallela invalicabile.

in questi secondi TUTTO è permesso, a condizione che tu metta le freccie ogni volta che ti sposterai, non inporta se dalla corsia di sorpasso ti porterai all’estrema destra della strada per ritornare sulla sinistra dopo qualche decimo di secondo!! nessuno sa durante la bruciata, dove alla fine degli spostamenti uscirà: se a dx sa solo che sarà davanti a tutti e le freccie, gli serviranno per non prendere un sacco di legniate al semaforo successivo 

la bruciata può essere fatta con qualsiasi auto meno che con la 2 cavalli 

più l’auto sarà vistosa, più cercheranno di farti fallire.

buon divertimento

bobo blaster


feb 18 2010

Braccato da un samurai

titoi d.c.

Finita la storia del casco partiamo per Casola, dove speriamo di arrivare in tempo per la MOTOGP. Sono 9 km dritti e 12 km di Cisa. Ovviamente faccio strada io, e la presenza del buon Kowalski alle ns spalle con i frigobar appesi alla ST mi fa propendere per tenere un passo tranquillo, insomma le classiche due pieghe fra amici. Avere bobo alle spalle è un tremore continuo, guidi costantemente in fibrillazione. A lui non importa che la strada sia sconosciuta, a lui importa di BRACCARTI, PEDINARTI. E lo fa in un modo che incute timore e tensione. La regola per lui è quella di allineare il proprio perno ruotas anteriore sx al tuo perno ruota posteriore destro. Questo anche a costo di verificare la tenuta sulle margherite dei Dunlop Qualifier. A Ozzano Taro per questo motivo ha rischiato di andare in tabaccheria a prendere le sigarette con tutta la moto. Quindi normalmente visionando lo specchio dx ti trovi gli occhi insanguinolenti di bobo ingobbito nel cupolino. L’ansia comincia a venirti quando iniziano le curve. Quando esci lo cerchi non lo trovi più negli specchi, e l’istinto ti porta a chiederti se possa avere avuto un problema. Ma non è così. Lui è come i gemelli Derrick nel cartone animato di Shingo Tamai, quelli che non sapevi se erano uno o due. Lui o sparisce o si sdoppia. Guardi a destra e invece è a 40 cm a sx. Guardi a sx e lui è a dx. Un’ansia costante. L’esperienza più bella sono i tornanti. Io, che conosco la strada a menadito, dentro di me penso di fargli vedere dove mettere le ruote, anche perchè la strada è messa malino. Ma lui non ha bisogno di tutto ciò. Lui il tornante lo allarga a filo carreggiata, butta giù l’MV e ti ricompare all’interno in uscita, con le valvole radiali che ti urlano nel casco. Non è una sfida, ma un avvertimento. Anzi una tutela per te, poi ho capito il motivo. La curva dopo sparisce ancora dagli specchi, e il tornante successivo hai ancora il suo Qualifier nel padiglione auricolare.

Poco dopo arrivati, davanti agli insaccati, al formaggino e al rosso gli chiedo:

- bobo, ma che bisogno hai di braccarmi in quel modo all’interno? Se mi succede qualcosa mi sei addosso in un attimo!Stiamo andando tranquilli….

- Io lo faccio per te. Se perdi l’anteriore io ti entro nella fiancata risollevandoti ed evitandoti la caduta

Un vero amico.


feb 18 2010

S’è fumato tutte le siepi

titoi d.c.

Gli accordi con Bobo erano: a sx al casello di Fornovo prendiamo il caffè poi si va a Varano. Preciso arrivo al bar verso Varano, apro il cell, trovo 5 chiamate di bobo. Era al bar a DESTRA. Vabbè. Cominciamo bene. “E Kowalski?” “E’ già là, era stufo di aspettare”. Mah… Facciamo gli 8 km che ci separano da Varano, arriviamo in circuito e parcheggiamo.

Secondo dramma: povca tvoia non va il bloccadisco!
In sostanza l’aver depositato il bloccadisco nel sottosella dell’MV ha fuso la parte in plastica, rendendolo inutilizzabile. Ma questo lo si è saputo dopo, ossia dopo che mi ha fatto tirare fuori la trousse degli attrezzi della Speed per cercare di sistemarlo. Ovviamente essendo bollente si è pure scottato. Poi dopo aver appurato che non si poteva utilizzare, gli è venuto in mente che l’MV ha il bloccasterzo. Bene. Moto chiusa, possiamo andare. E per due orette abbiamo guardato le vecchiette.

Terzo dramma: “Vacca boia il casco in tvibuna!
Succede che, dopo la parata dei campioni, io kowa e il blaster ci appropinquiamo alle motorelle per andare a cibarci. Ma la visione di Kent Andersson incartapecorito e di Carlos Lavado con la badante lo manda in estasi fotografica. Scena: Kowa tienimi il casco che vado a fare le foto. Va a fare le foto, kowalski va verso l’uscita, dopo 5 min il blaster torna da me e mi fa: c…o IL CASCO!!!! L’HO LASCIATO IN TVIBUNA!!!!!!!!!! Corre in un nanosecondo le scale, io lo guardo sparire basito, mentre da tergo mi appare kowalski con due caschi in mano. Telefonata dai contenuti irripetibili e problema risolto.


feb 17 2010

L’appuntamento

kowalski

Andare in giro una giornata col blaster è ugualmente divertente e stancante, in quanto Bobo è l’espressione motociclistica del Dadaismo.

“Allora domani appuntamento alle dieci casello melegnano col pieno fatto ok ok ok ciao”.

Alle dieci e venti mi erano passate davanti tutte le marche dell’annuario Motociclismo, compresa la Hyosung, ma MV niente…

Dieci e ventidue, al casello c’è una moto rossa che è circa tre minuti che sta prendendo il biglietto, non può essere che il nostro eroe futurista.

E’ in ritardo perche doveva caricare le batterie della Nikon che gli avevo chiesto di portare.

Hai fatto almeno il pieno? Sìssì, ieri sera, ok partiamo.

Siamo in ritardo, ma le dieci di mattina per un artista del suo rango, è il massimo che si può chiedere; fosse stato per me sarei già a Varano da due ore, per assaporare il risveglio del paddock, ma lasciamo perdere…

Parto davanti io, per punirlo del ritardo, lui si sta ancora infilando il casco, vienimi a prendere, che tanto vado piano .

Appena vedo il puntino rosso che si ingrandisce nel retrovisore apro tutto l’apribile, 210, 220, 230, 240… guardo dietro, niente più puntino rosso… possibile, il blaster che non raccoglie…?
Mi sposto verso la corsia centrale, passo in mezzo a due macchine al doppio della loro velocità, riguardo lo specchietto, mi appare Bobo Blaster in Full Screen.
Era a non più di quaranta centimetri dalla mia ruota… poi mi supera in un latrato di RG 3 assolutamente “not for road use”.
Si era nascosto come un ninja,è sempre così, quando vai in giro col Blaster, lui non ti segue, ti bracca. SI MUOVE FRA LE ZONE D’OMBRA DEI TUOI SPECCHIETTI, NASCONDENDOSI ALLA VISTA DEL PROPRIO NEMICO.
A Fiorenzuola, mi passa facendomi il segnale col pollice verso, tipico di chi deve fare benzina.
Entriamo nell’area di servizio, io mi faccio da parte, oltre le pompe di benzina, vedo che lui mi segue.
Mi levo il casco.
Ma non dovevi fare benza?
No, volevo fumare una sigaretta .

Non puoi strangolare un tuo amico per così poco, ma il pensiero, per un attimo ce l’ho avuto, lo confesso. Il segnale della benzina sarebbe stata l’unica cosa che mi avrebbe fatto fermare e quindi perdere tempo, e il nostro Marinetti delle due ruote lo sapeva bene…

Arriviamo a Fornovo in anticipo di mezz’ora sulla tabella di marcia, nonostante la partenza in ritardo e la sosta inutile. Spero che la mia teoria sul Tutor sia valida, altrimenti dovrò emigrare in Brasile…
Casello, il blaster, davanti a me, per tre minuti si incarna nella Dea Kali e mi regala uno spettacolo teatrale diviso in due tempi:
Primo tempo: “La Dea Kali alla ricerca del biglietto” durata un minuto.
Secondo tempo: La Dea Kali alla ricerca del portafogli” durata due minuti.
Rimasi talmente incantato da tutto quel soave roteare di mani, da dimenticarmi di preparare a mia volta biglietto e soldi, causando probabilmente una crisi di nervi all’auto che seguiva dietro .


feb 16 2010

La certezza della pena, il dolore e la felicità

bobo blaster

C’è in tutto il mondo, ma non dipende in alcun modo dal sistema giudiziario più o meno efficiente dei vari paesi, la certezza della pena si ha appena apriamo gli occhi in questo mondo. Se il bimbo piccolo tocca la pentola bollente, sconta la sua pena e così via fino alla fine della sua vita. Così è per tutti, l’unica vera forma di democrazia concreta esistente. Superficialmente si potrebbe affermare che la pena genera comunque una sua scala di sofferenza, il dolore fisico. Tuttavia, il dolore fisico costituisce solo una minima parte della pena e di solito occupa uno spazio relativamente breve nella vita di un essere umano, esattamente come il piacere, suo opposto, quindi entrambi non dovrebbero meritare troppa attenzione da parte nostra. Il malessere e il benessere costituiscono invece la parte più importante della pena da scontare ed è bene riflettere meglio del perché. Da sempre il malessere ha condizionato la vita degli uomini di ogni razza e ceto sociale. Il malessere è la pena della gelosia, dell’invidia, dell’ingordigia, esso si sviluppa piano piano, fin dalla tenera età, subdolamente, senza alcun sintomo apparente di disagio. Nei bambini viene spesso identificato nel capriccio e, erroneamente, non gli si da’ particolare importanza finché, in età adulta, nei soggetti predisposti, si trasforma in quella patologia che oggi viene comunemente chiamata depressione. esiste però anche una pena positiva, si chiama benessere e non è esclusivamente una prerogativa delle persone sane e ricche anzi, questa pena sembra prediligere le persone umili e portatrici di handycap, persone che hanno saputo dare grande valore alle piccole cose, che sono stati abituati alle rinunce, che hanno saputo gioire della felicità altrui, che non hanno mai ambito di essere “di più” degli altri, che hanno saputo accettare la propria vita serenamente. queste persone sono molto spesso quelle che ci vergogniamo a guardare quando li incontriamo per la strada perchè ci creano imbarazzo e sensi di colpa, persone che consideriamo un peso per la società, persone che ci fanno sentire per qualche attimo fortunati anche nel giorno più sfigato della nostra vita, ma non è così, perchè loro, anche soli sotto la pioggia e su una misera carrozzella, riescono a trovare la serenità nell’inaspettata compagnia di un cane randagio con cui condividere il poco che possiedono, fosse anche solo la frescura della notte dopo una giornata rovente.


gen 11 2010

Backyard extreme riding

kowalski

Ho voluto la bicicletta, e mo’ mi tocca pedalare.
In realtà non l’ho voluta io, me l’ha praticamente imposta la Dottoressa Viviani dell’Ospedale Maggiore Niguarda, colei che mi ha fatto il check up in vista di un’operazione chirurgica che ho subito tre mesi fa.
” Signor Kowalski, lei per ora sta bene, ma nelle sue analisi si vedono chiari i segnali di una persona non più giovane e sovrappeso, se non inizia a fare attività fisica regolare, in capo a quattro/cinque anni, comincerà col dover prendere pastiglie per la pressione, poi per il cuore, poi per il fegato, il mal di schiena… ”
“Ok ok ok… ho capito dottoressa, mi risparmi il triste percorso del crepuscolo della mia vita”
Buona la Viviani, una MILF di rango, magra, bionda, due occhi azzurri spietati, coronati da bellissime rughe, probabile regalo di nottate passate in Pronto Soccorso a salvare vite umane; il camice sterile e immacolato presenta un casto ma autorevole rigonfiamento a livello toracico.
Lava sotto la cenere…
Immediatamente i suoi consigli hanno fatto breccia nel mio cuore.
Allora…perdere peso, attività fisica… uhm, scarto a priori la palestra di body building, ne ho frequentate in un’altra vita, puzzano di sudore chimico da diete improbabili, condite da steroidi anabolizzanti, da dare il voltastomaco; ci sarebbero le arti marziali, anche quelle le ho praticate un paio di vite fa, puzza di piedi, nasi rotti e disciplina militare: non ci siamo neanche qui.
Nel frattempo mi capita per le mani un libro di tre pazzi che a fine anni ‘90 si fanno in bicicletta da Trieste a Istanbul, oltre duemila km attraverso i Balcani martoriati da una guerra appena terminata, in rotta verso lo Stargate dell’Islam.
Folgorato sulla via per Istanbul.
Ho deciso, mi compro la bici.
Andare per strada in bici lo ritengo troppo pericoloso, poi da motociclista ho un odio viscerale verso i ciclisti, sempre in mezzo ai coglioni, te li trovi normalmente affiancati in gruppo a trenta all’ora dietro alla curva che tu fai a ottanta, riesci compiendo un miracolo ad evitare una strage, gli suoni e loro ti rispondono cantandoti un coro di vaffanculo.
Rimane la mountain bike, che essendo io amante della montagna, della solitudine, del silenzio, mi appare come l’unica scelta sensata.
Mi metto subito alla ricerca del mezzo, rimanendo inorridito dai prezzi da capogiro delle biciclette, conseguenza naturale dell’evoluzione dei materiali e dei componenti.
Inevitabilmente mi rivolgo al mercato dell’usato, dove grazie ai preziosi consigli di amici già praticanti dello sport, riesco a orientarmi nella intricata selva delle offerte di mercato.
Allora… l’ho voluta, l’ho cercata, l’ho inseguita e alla fine l’ho trovata. Una bella Mountain Bike, full suspended, usata ma tenuta bene, come diceva Luca Carboni.
E mo’ mi tocca pedalare.

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nov 21 2009

Splatter

Rocket68

Punti di sutura

Come ogni cosa anche gli incidenti sono ciclici , cioè ogni tot di tempo tocca a tutti assaggiare l’asfalto , non fosse per altro di non dimenticare il gusto .
Questo giro ho fatto il botto centrando una vecchia Panda, il ragazzo che guidava ha pensato bene di svoltare sulla sua sinistra cosi io gli sono entrato nel finestrino.
Volo di rito e mi ritrovo qualche metro più in là sotto la moto , che già bestemmiavo anche perchè le mie mani erano piene di sangue e non capivo da dove veniva .
Mi rialzo capisco che i danni miei e della moto sono relativamente limitati e mi rivolgo al ragazzo che guidava ( che non si era fatto niente) che era più scosso di me .
Per tranquillizzarlo gli inizio a battere la mano piena di sangue sulla spalla,” Stai tranquillo amico che tutto si sistema , non è successo niente” dopo la quarta pacca sulla spalla con la mano ferita lo guardo un pò cosi, miiiiiii sembrava un personaggio di un film splatter dove il sangue sgorga copioso .
Quelli del 118 stavano per portare via lui :-)


nov 20 2009

They got the power

bobo blaster

La foto è stata scattata di nascosto da dentro una macchina nel quartiere a lci rosse di Mumbai.
I tipi a cavallo, sono quelli che controllano che i traffici del quartiere non abbiano problemi.
Ovviamente non gradiscono essere ripresi.

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nov 2 2009

Lonely Rider

bobo blaster

Con che cosa “prendere il largo” è poco importante, può essere una moto, un’auto, una barca o un aereoplano, basta farlo da soli.
Solamente viaggiando in solitario si possono gustare delle sensazioni uniche, profonde, lunghe, di quelle che arrivano direttamente al cuore, di quelle che ti fanno venire la pelle d’oca e gli occhi lucidi.
Sono sensazioni raramente condivisibili e proprio per questo straordinarie, perché fanno parte del tuo vissuto più intimo e segreto, storie che hanno lasciato un segno indelebile nella tua mente,anche senza rendersene conto, storie che ti hanno fatto maturare, soffrire, gioire, piangere.
Sono momenti che anche dopo tanto tempo,hanno la capacità di scuoterti come la prima volta, non c’è bisogno di sforzarsi nei ricordi per farli riemergere, essi si fanno spazio nella mente quando si è soli con se stessi, basta un profumo, un suono, un colore, una situazione particolare ed ecco che d’improvviso, una sorta di dejà vu fa riaffiorare uno di questi momenti e, per qualche secondo, li riesci a rivivere fin nei minimi particolari con tutti i cinque sensi.
Per ritrovarli non c’è spazio per gli altri, si deve essere soli altrimenti non si formerebbe quel vortice di energia misteriosa che permette alla mente di trasformare un semplice ricordo in una sensazione reale, capace di ingannare il tempo e lo spazio.
Ecco, li riconosci i tipi così, stanno in disparte da soli con i loro pensieri, guardano come se non vedessero, sentono come se non sentissero, si muovono con estrema calma e disinvoltura in ogni situazione, i loro volti non più giovani non lasciano affiorare nessuna emozione,non pensano al futuro, ne hanno visto troppo.
arrivano e ripartono senza che nessuno se ne renda conto, non si sa da quanto erano lì e da quanto se ne siano andati, ma il loro sguardo oltre le cose, rimarrà impresso.

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ago 18 2009

I North West

kowalski

partono in molti ed arrivano in pochi.
difficile trovarne con i capelli bianchi in giro.
s’incontrano di giovanissimi, si giudicano dei pazzi e ce ne se dimentica subito dopo ammenochè non ce li si ritrovi stesi davanti sotto un lenzuolo.
ma qualche north west vivo c’è ancora in giro.
lo riconosci dalla moto carabistata ma posticcia.
magari guardandola meglio, la moto monta pezzi pregiati ma senza tanti fronzoli.
spesso accosta un impianto frenante da gp a tubi e raccordi che trasudano rappezzati alla bene e meglio con del nastro americano. Continue reading