giu 8 2009

twenti one seconds

bobo blaster


giu 3 2009

TT del Lario

bobo blaster

c’è chi sfrega il cavalletto, chi le pedane, chi le saponette, chi i collettori, ma solo the President sfrega le carene rimanendo in piedi.

01062009075


mag 21 2009

Arrivano dagli States…

bobo blaster

… per salire sulla moto del Presidente

20052009365

Roxane, Tucson


mag 20 2009

Il perfetto Nasty Donkey

bobo blaster

dsc0134g


mag 19 2009

Un Presidente per amico III

titoi d.c.

IN MOTO CON BOBO (BRACCATO DA UN SAMURAI)

Finita la storia del casco partiamo per Casola, dove speriamo di arrivare in tempo per la MOTOGP. Sono 9 km dritti e 12 km di Cisa. Ovviamente faccio strada io, e la presenza del buon Kowalski alle ns spalle con i frigobar appesi alla ST mi fa propendere per tenere un passo tranquillo, insomma le classiche due pieghe fra amici. Avere bobo alle spalle è un tremore continuo, guidi costantemente in fibrillazione. A lui non importa che la strada sia sconosciuta, a lui importa di BRACCARTI, PEDINARTI. E lo fa in un modo che incute timore e tensione. La regola per lui è quella di allineare il proprio perno ruotas anteriore sx al tuo perno ruota posteriore destro. Questo anche a costo di verificare la tenuta sulle margherite dei Dunlop Qualifier. A Ozzano Taro per questo motivo ha rischiato di andare in tabaccheria a prendere le sigarette con tutta la moto. Quindi normalmente visionando lo specchio dx ti trovi gli occhi insanguinolenti di bobo ingobbito nel cupolino. L’ansia comincia a venirti quando iniziano le curve. Quando esci lo cerchi non lo trovi più negli specchi, e l’istinto ti porta a chiederti se possa avere avuto un problema. Ma non è così. Lui è come i gemelli Derrick nel cartone animato di Shingo Tamai, quelli che non sapevi se erano uno o due. Lui o sparisce o si sdoppia. Guardi a destra e invece è a 40 cm a sx. Guardi a sx e lui è a dx. Un’ansia costante. L’esperienza più bella sono i tornanti. Io, che conosco la strada a menadito, dentro di me penso di fargli vedere dove mettere le ruote, anche perchè la strada è messa malino. Ma lui non ha bisogno di tutto ciò. Lui il tornante lo allarga a filo carreggiata, butta giù l’MV e ti ricompare all’interno in uscita, con le valvole radiali che ti urlano nel casco. Non è una sfida, ma un avvertimento. Anzi una tutela per te, poi ho capito il motivo. La curva dopo sparisce ancora dagli specchi, e il tornante successivo hai ancora il suo Qualifier nel padiglione auricolare.

Poco dopo arrivati, davanti agli insaccati, al formaggino e al rosso gli chiedo:

bobo, ma che bisogno hai di braccarmi in quel modo all’interno? Se mi succede qualcosa mi sei addosso in un attimo!Stiamo andando tranquilli….

Io lo faccio per te. Se perdi l’anteriore io ti entro nella fiancata risollevandoti ed evitandoti la caduta

Un vero amico. :shock:


mag 18 2009

Un Presidente per amico II

titoi d.c.

PARTE SECONDA

Gli accordi con Bobo erano: a sx al casello di Fornovo prendiamo il caffè poi si va a Varano. Preciso arrivo al bar verso Varano, apro il cell, trovo 5 chiamate di bobo. Era al bar a DESTRA. Vabbè. Cominciamo bene. “E Kowalski?” “E’ già là, era stufo di aspettare”. Mah… Facciamo gli 8 km che ci separano da Varano, arriviamo in circuito e parcheggiamo.

Secondo dramma: povca tvoia non va il bloccadisco!
In sostanza l’aver depositato il bloccadisco nel sottosella dell’MV ha fuso la parte in plastica, rendendolo inutilizzabile. Ma questo lo si è saputo dopo, ossia dopo che mi ha fatto tirare fuori la trousse degli attrezzi della Speed per cercare di sistemarlo. Ovviamente essendo bollente si è pure scottato. Poi dopo aver appurato che non si poteva utilizzare, gli è venuto in mente che l’MV ha il bloccasterzo. Bene. Moto chiusa, possiamo andare. E per due orette abbiamo guardato le vecchiette.

Terzo dramma: “Vacca boia il casco in tvibuna!
Succede che, dopo la parata dei campioni, io kowa e il blaster ci appropinquiamo alle motorelle per andare a cibarci. Ma la visione di Kent Andersson incartapecorito e di Carlos Lavado con la badante lo manda in estasi fotografica. Scena: Kowa tienimi il casco che vado a fare le foto. Va a fare le foto, kowalski va verso l’uscita, dopo 5 min il blaster torna da me e mi fa: CAZZO IL CASCO!!!! L’HO LASCIATO IN TVIBUNA!!!!!!!!!! Corre in un nanosecondo le scale, io lo guardo sparire basito, mentre da tergo mi appare kowalski con due caschi in mano. Telefonata dai contenuti irripetibili e problema risolto.

FINE SECONDA PARTE


mag 18 2009

Un Presidente per amico I

kowalski

Andare in giro una giornata col blaster è ugualmente divertente e stancante, in quanto Bobo è l’espressione motociclistica del Dadaismo.

“Allora domani appuntamento alle dieci casello melegnano col pieno fatto ok ok ok ciao”.

Alle dieci e venti mi erano passate davanti tutte le marche dell’annuario Motociclismo, compresa la Hyosung, ma MV niente…

Dieci e ventidue, al casello c’è una moto rossa che è circa tre minuti che sta prendendo il biglietto, non può essere che il nostro eroe futurista.

E’ in ritardo perche doveva caricare le batterie della Nikon che gli avevo chiesto di portare.

Hai fatto almeno il pieno? Sìssì, ieri sera, ok partiamo.

Siamo in ritardo, ma le dieci di mattina per un artista del suo rango, è il massimo che si può chiedere; fosse stato per me sarei già a Varano da due ore, per assaporare il risveglio del paddock, ma lasciamo perdere…

Parto davanti io, per punirlo del ritardo, lui si sta ancora infilando il casco, vienimi a prendere, che tanto vado piano.

Appena vedo il puntino rosso che si ingrandisce nel retrovisore apro tutto l’apribile, 210, 220, 230, 240… guardo dietro, niente più puntino rosso… possibile, il blaster che non raccoglie…?
Mi sposto verso la corsia centrale, passo in mezzo a due macchine al doppio della loro velocità, riguardo lo specchietto, mi appare Bobo Blaster in Full Screen.
Era a non più di quaranta centimetri dalla mia ruota… poi mi supera in un latrato di RG 3 assolutamente “not for road use”.
Si era nascosto come un ninja,è sempre così, quando vai in giro col Blaster, lui non ti segue, ti bracca. SI MUOVE FRA LE ZONE D’OMBRA DEI TUOI SPECCHIETTI, NASCONDENDOSI ALLA VISTA DEL PROPRIO NEMICO.
A Fiorenzuola, mi passa facendomi il segnale col pollice verso, tipico di chi deve fare benzina.
Entriamo nell’area di servizio, io mi faccio da parte, oltre le pompe di benzina, vedo che lui mi segue.
Mi levo il casco.
Ma non dovevi fare benza?
No, volevo fumare una sigaretta.

Non puoi strangolare un tuo amico per così poco, ma il pensiero, per un attimo ce l’ho avuto, lo confesso. Il segnale della benzina sarebbe stata l’unica cosa che mi avrebbe fatto fermare e quindi perdere tempo, e il nostro Marinetti delle due ruote lo sapeva bene…

Arriviamo a Fornovo in anticipo di mezz’ora sulla tabella di marcia, nonostante la partenza in ritardo e la sosta inutile. Spero che la mia teoria sul Tutor sia valida, altrimenti dovrò emigrare in Brasile…
Casello, il blaster, davanti a me, per tre minuti si incarna nella Dea Kali e mi regala uno spettacolo teatrale diviso in due tempi:
Primo tempo: “La Dea Kali alla ricerca del biglietto” durata un minuto.
Secondo tempo: La Dea Kali alla ricerca del portafogli” durata due minuti.
Rimasi talmente incantato da tutto quel soave roteare di mani, da dimenticarmi di preparare a mia volta biglietto e soldi, causando probabilmente una crisi di nervi all’auto che seguiva dietro.

FINE PRIMA PARTE


mag 15 2009

Quando i motociclisti ti salutano

kowalski

Estate 1982, avevo vent’anni, la moto e la fidanzata.
Ogni giorno cavalcavo sia l’una che l’altra.
Il mondo mi sembrava una cosa meravigliosa.

La mia moto era una Honda XL 500 S, una delle primissime “Enduro” comparse sulle strade italiane alla fine degli anni ‘70, appena dopo la celeberrima Yamaha XT 500.
La mia fidanzata era la mitica Eva, mora, siciliana, oscuro e imperscrutabile oggetto del desiderio dell’adolescenza di quartiere, la classica strafiga di periferia che non cagava nessuno, fino a quando il suo sguardo di ambra non incontrò il mio.

Una Domenica decidemmo di andare in montagna a fare un pic-nic.
Trovammo il nostro Eden in alta Valle Brembana, in un altipiano a 2000 metri a ridosso del Rifugio Calvi, un posto incantevole, raggiungibile solo tramite una mulattiera, terreno ideale per le ruote tassellate della mia Honda.

Stesi il lenzuolo su di un prato fiorito, nei pressi di un torrentello. Sembrava veramente di essere in paradiso, c’ero io, c’era Eva e c’era il serpente con il frutto proibito, che venne mangiato fra un panino e una Coca Cola.

Fu proprio una bella giornata e verso sera sbaraccammo per tornare nella metropoli maledetta.
Continue reading


apr 20 2009

RENOLTTONE

bobo blaster

domenica mattina h 8,45, alzo del tutto la tapparella ed invece di essere accecato dal sole come predetto dal corriere della sera, una leggera pioggerellina primaverile scende da un cielo grigio preoccupatamente uniforme, senza nuvoloni da passeggero temporalone stagionale.
inzomma, sti cazzi.
merda, avevo pure la supergomma pirelli corsa diabblo III nuova di pacca, quelle con dentro il lattice di Afef, mi aveva assicurato il gommista, ” con le diabblo trimescola puoi…”

“…prendere una facciata al t-day e finire al pronto soccorso di fornovo dove una sedicente dottoressa russa alta 1,82 e con jeans attillati che ti siringa la testa per tirar fuori l’aria dal ematoma che ti sei fatto sull’ asfalto umido di pioggia” penso, sogghignando tra me e me…”le conosco già, ottime”

trascinandomi incazzato verso la cucina a piedi nudi, tanto per fare incazzare mia moglie, vedo attraverso i vetri della sala che dalla parte delle montagne è chiaro, se è chiaro laggiù, mi dico con ottimismo, fra un paio di ore esce il sole.

paraponziponzipò, checculo checciò 8)

prendo la tuta più leggera, sotto solo una t-shirt e il paraschiena, guanti e casco “BELL” LA LI che mi si scolla tutto, in carbonio vero però, leggerrrissimo anche con tutti pezzi, figguriamoci ora.

già che ci sono rabbocco l’olio dello speed, stando ferma giorni sul cavalletto laterale, mi sgocciola dalla parte sx, nn ci faccio molto caso, è giusto così.

appoggio zanna bianca al muro per tenerla dritta e guardo la spia sotto il carter : 0

appoggiandola su un fianco appena appena….. azz ci andrà almeno mezzo kilo :shock:

rabbocco, alla fine ci metto quasi settecento grammi, pulisco e guardo il cielo, come avevo detto, ecco i primi raggi di sole.

azz, però…ci saranno ancora le strade bagnate, aspetta un pò che ne approfitto per lucidarla per bene e fumarmi una sigaretta.

appena finito il lavoro, mi accorgo che sul serbatoio ci sono un sacco di goccie, ha iniziato nuovamente a piovere.

Continue reading


mar 24 2009

Città Santa VI

bobo blaster

KOLHAPUR – ARPORA GOA

Non è ancora l’alba ma ho già fatto colazione nel piccolo e modesto ma pulitissimo alberghetto di Kolhapur, piccola cittatidina del XIX secolo nel centro della quale c’è un bel palazzo abbandonato appartenuto al maràja Shivati.
ieri notte prima di coricarmi ho fatto un 2 passi nel quartiere vecchio e ho scorto un piccolo tempio dedicato ad Anuman, il dio che ho scelto come se fosse il mio Padre Pio (in india potete farlo) già 10 anni fa.
Betta, che è il mio guro culturale per ciò che riguarda l’induismo e le sue divinità che sono millemila, mi svelò che potevo scegliarmi un dio protettore e mi fece vedere il catalogo spiegandomi le varie caratteristiche e gesta di questi dei indu e tra
i moltissimi personaggi pittoreschi con 5 braccia o la testa da elefante, oppure mezzo corpo da pinna gialla e il resto da capretto che non mi ispiravano per niente, trovai Anuman, un fiero guerriero scimmia che sfidò i demoni per conto di Rama al quale avevano rapito la bellissima moglie e portata a Shri Lanka che vuol dire appunto, L’isola dei demoni.
azz…ganzo pensai, così diventò il mio dio e ogni volta che vedo qualcosa dedicato a lui, mi fermo e faccio una piccola offerta.
son sikurissimo che è stato Lui a scacciare i cagniacci che si stavano pappando il Rovagnati morto.

” oh grandissimo Anuman, io mi inginokkio a Te, concedimi qualche gniocca in più e n’artra ventina di anni in moto e ti compro un baobab altissimo con milliaglia di liane”. Continue reading