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	<title>Nasty Donkey&#039;s Team &#187; Vita da Nasty</title>
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	<description>Hiiii hooooo!!!</description>
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		<title>Il vecchio e lo sportello</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 07:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rocket68</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da Nasty]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina vado al centro commerciale a fare un po di spesa &#8230;lunedi mattina , presto parcheggio semivuoto. Io finisco di caricare i sacchetti in macchina e mi avvio a posare il carrello , lascio lo sportello aperto &#8221; tanto non do fastidio &#8221; ho pensato . Con la coda dell&#8217;occhio vedo un auto avvicinarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nastydonkeysteam.it/wp-content/uploads/2010/06/anziano_g.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-774" src="http://www.nastydonkeysteam.it/wp-content/uploads/2010/06/anziano_g-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a></p>
<p>Questa mattina vado al centro commerciale a fare un po di spesa &#8230;lunedi mattina , presto parcheggio semivuoto.<br />
Io finisco di caricare i sacchetti in macchina e mi avvio a posare il carrello , lascio lo sportello aperto &#8221; tanto non do fastidio &#8221; ho pensato .<br />
Con la coda dell&#8217;occhio vedo un auto avvicinarsi , con un vecchio alla guida ..mi volto lo guardo , guardo lo sportello , e penso &#8221; stai a vedere che con tutto lo spazio che c&#8217;è si viene a posteggiare accanto a me , e che lo portiera gli da fastidio&#8221;<br />
Infatti dopo qualche momento e considerazione su dove fermarsi il vecchio decide &#8230;..si proprio li vicino , la manovra gli viene anche un pelo difficoltosa , visto che sembra litigato con lo sterzo .<br />
Io osservo tutto da lontano ,mi avvicino e lui mi guarda stizzito e mi fa cenno verso lo sportello &#8230;certo ha ragione, <strong>non c&#8217;era spazio dove parcheggiare</strong>&#8230;&#8230;&#8230; ma va va !!!!!</p>
<p>Quando elimini ogni più plausibile opzione &#8230;l&#8217;impossibile sarà l&#8217;unica soluzione possibile</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ma pecchè, pecchè?</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 08:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bobo blaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da Nasty]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo essermi rifocillato dal Tacco, decido di andare a vedere dal verniciatore a che punto è con la Mondial. Durante il tragitto son stato bersagliato da mosconi così irritanti che mio malgrado ho dovuto schiacciare. Come il primo, un moscone con una lacoste(?) rosa che ronzava come un forsennato appena mi ha visto arrivare da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo essermi rifocillato dal Tacco, decido di andare a vedere dal verniciatore a che punto è con la Mondial.<br />
Durante il tragitto son stato bersagliato da mosconi così irritanti che mio malgrado ho dovuto schiacciare.<br />
Come il primo, un moscone con una lacoste(?) rosa che ronzava come un forsennato appena mi ha visto arrivare da dietro grazie ai suoi grandi occhi esagonali.<br />
Il rumore ciofetico del marmittone assai più grande del suo spooterone avrebbe irritato anche ecclestone con le cuffie.<br />
Il casco nero momo designe oscillava in continuazione da destra a sinistra benchè nn facesse il minimo scarto per districarsi dall&#8217;autobus e le 2 auto che da più di un semaforo lo facevano proseguire a scatti assordanti.<br />
Siccome normalmente do la chance a chi mi procede, sono stato bello quieto per alcuni minuti finchè capito lo spiraglio che si sarebbe aperto nel giro di qlc secondo, apro il gas per togliermi di torno.<br />
E invece no! Quando sono praticamente con l&#8217;anteriore a fianco del suo marmittone, mi rendo conto che anche lui ha capito da che parte passare.<br />
lo lascio fare xchè lui nn s&#8217;immaginava neppure quanto gli fossi vicino e mi sembrava troppo sporca; tanto dopo ci sono 200 mt liberi e me lo tolgo dalle palle lì, in modo pulito.<br />
Macchè!!! Il moscone fa lo spocchioso e invece di darmi strada, apre a manetta e se ne sta sulla corsia di sorpasso.<br />
Colto di sorpresa, non riesco a superarlo in modo pulito.<br />
Davanti c&#8217;è la coda di auto che procedono parallele, se arriva prima lui, non me ne libero più per altri 3 semafori.<br />
Beh, vediamo quando frena&#8230;<br />
Lo vedo chiedersi &#8220;ma dove cazzo è finito quello con la bmw? era sulla sx&#8230;.no è a destra&#8230;ma nn c&#8217;è neppure a destra, dov&#8217;è adesso??&#8221;<br />
ed ecco che fa l&#8217;errore: gira la testa per capirci qualcosa e si trova con il mio casco a 3 dita dai peli del suo avambraccio sinistro che immediatamente gli si rizzano come la pelle d&#8217;oca che gli vedo sul braccio mentre un pò di traverso per via della scalata col cardano, gli passo davanti in mezzo alla coda di auto.</p>
<p>SDENG&#8230;CRACK&#8230;SDENG&#8230;</p>
<p>Guardo dallo specchietto: una la lacoste rosa si sta rialzando agitando un braccio per il bruciore, mentre l&#8217;altro lo sorregge con la mano all&#8217;altezza de gomito&#8230;<br />
SBUZZIATURA AHi AHI???</p>
<p>Ma moscone, perchè ti giri se hai gli occhi esagonali??</p>
<p>Gli altri, non sono neanche stato li a pormi il problema, SCIAFF e morta lì, così nessuno si è sbucciato.</p>
<p>Eppoi, uno col casco così se avessi uno spooterone, starei skiazzato <img src='http://www.nastydonkeysteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  <img src='http://www.nastydonkeysteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  <img src='http://www.nastydonkeysteam.it/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p><img class="alignnone frame" title="BMW Mamola" src="http://img714.imageshack.us/img714/8875/immag0391.jpg" alt="" width="600" height="800" /></p>
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		<title>Il sonno dell&#8217;innocenza</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 09:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kowalski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da Nasty]]></category>

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		<description><![CDATA[Conobbi Laura a cena in un Cinese, uno di quelli con quel favoloso tavolo rotante. Laura era amica della fidanzata di un mio amico, laureata in Ingegneria Elettronica, rossa di capelli, belloccia, procace, single e scassacazzo. Almeno così dicevano. Proveniva da una solida famiglia di ingegneri e imprenditori infulcrati nel centro delle Langhe, terra di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conobbi Laura a cena in un Cinese, uno di quelli con quel favoloso tavolo rotante.<br />
Laura era amica della fidanzata di un mio amico, laureata in Ingegneria Elettronica, rossa di capelli, belloccia, procace, single e scassacazzo. Almeno così dicevano.<br />
Proveniva da una solida famiglia di ingegneri e imprenditori infulcrati nel centro delle Langhe, terra di grandi vini ma anche di grandi lavoratori della terra, caratteristica genetica che non si faticava a riconoscere nelle generose fattezze della bella Ingegnera.<br />
Laura non mi piaceva. Vestita in modo approssimativo, niente trucco ne parrucco, la trovavo poco femminile, poco appariscente. Metteva avanti a se il suo prodigioso intelletto. L’estetica era per donne senza cervello.<span id="more-711"></span><br />
A cena nonostante ci misero vicini apposta, non feci nulla per ingraziarmela, anzi, polemizzavo apposta su ogni cosa uscisse dalla sua bocca, vincendo numerosi alterchi opponendo alla sua cultura e raziocinio la mia sagacia, buttandola in caciara, generando ilarità fra i commensali e guadagnandomi i loro consensi come conseguenza.<br />
Ci salutammo a fine serata con un certo rispetto, come due generali nemici ma che hanno combattuto con onore; seppi poi dalla fidanzata del mio amico, che questo tenerle testa la portò a generare un certo interesse nei miei confronti, ma Laura continuava a non piacermi.<br />
La rividi un paio di volte, lei e la coppia di miei amici, fra cui un’uscita in moto in cui l’ebbi come felice passeggera.<br />
Laura adorava la moto, pur non possedendone una, in quanto non aveva neanche la patente.<br />
Ricordo la pressione delle sue tette enormi sulla mia schiena e il calore che ne proveniva, seppur mitigato dai non proprio leggeri indumenti, lo percepivo nettamente soprattutto in discesa, dove Laura mi si incollava e mi surriscaldava letteralmente col suo corpaccio da Ingegnere Contadino.<br />
Mi rimase qualcosa da tutto quel calore animale, tanto che a fine giro le chiesi il telefono.<br />
Uscimmo a cena due forse tre volte, la sua vita era stata un sacrificio nel nome della scienza, animale da biblioteca, Laurea, Master negli States, dove aveva vissuto per cinque anni, lavorava presso la filiale italiana di un’industria aerospaziale, aveva a che fare coi satelliti, provò a spiegarmi ma non ci capii un cazzo. Capii però che Laura non aveva praticamente mai avuto un fidanzato e che erano anni che non scopava.<br />
A fine cena, la trascinai con l’inganno a casa mia, oddio, se glielo avessi chiesto, ci sarebbe pure venuta volentieri, solo che non volevo metterla in imbarazzo, recitai così la parte del solito maschio mascalzone italiano.<br />
Mi inventai di aver lasciato a casa il portafogli con dentro la patente, lei si offrì pure di pagare il conto ma non fu necessario perché da sempre porto i soldi nella tasca anteriore dei pantaloni, come avevo visto fare ai malavitosi del mio quartiere.<br />
Quello che successe dopo ve lo lascio immaginare.</p>
<p>Laura, come tutte le donne, aveva dei pregi e dei difetti.<br />
E’ aritmetica, quando la somma dei difetti supera quella dei pregi, è meglio mollare il colpo.<br />
I pregi erano che era colta, ricca di famiglia, aveva due tette enormi e aveva sempre voglia di scopare.<br />
I difetti erano che paradossalmente lei e la sensualità erano due universi paralleli, che non si sarebbero mai incontrati, se non in un telefilm di Star Trek.<br />
A dispetto del suo aspetto procace, era, diciamo, poco comunicativa, non collaborava, era come in un terreno sconosciuto, poveretta non aveva la minima idea. Salvo poi al raggiungimento improvviso dell’orgasmo, trasfigurare completamente e prorompere in impressionanti urla da mattatoio, con mio grande sgomento e preoccupazione per i vicini. E questo era un altro difetto.<br />
Una volta addirittura smisi di fare quello che stavo (evidentemente bene) facendo e fra l’infastidito e il dispiaciuto le chiesi spiegazioni sulle sue emissioni sonore, lei rispose semplicemente che lo sapeva e le dispiaceva, ma che non ci poteva fare niente.</p>
<p>Pregi e difetti.</p>
<p>Abbandonai così il progetto Laura.<br />
Lei capì e dopo qualche telefonata e qualche piagnucolata sulle spalle della coppia dei miei comuni amici, mi lasciò in pace definitivamente.<br />
Fino a un sabato pomeriggio.<br />
Avete presente quegli oscuri sabati pomeriggio milanesi di metà novembre, senza famiglia, senza donna, senza amici, troppo freddo per andare in moto, niente in televisione, solo come un cane, quando è troppo pesante fare i conti con te stesso? Li avete presente?<br />
Quando fai scorrere freneticamente la rubrica del cellulare e in un attimo arrivi alla Z di Zia Maria non trovando la benché minima soluzione umana a un sabato pomeriggio disastroso?<br />
Allora che fai, rifai scorrere la rubrica con un approccio diverso, più umile, se vogliamo, con una rete a maglia sempre più stretta, fino all’ignominia, fino a grattare il fondo del barile pur di non passare il fine settimana da solo con la tua depressione.<br />
Ecco che il pollice si blocca su un nome.<br />
Laura Ing.<br />
Chissà come sta?<br />
Ma va… lascia perdere, si sarà fidanzata con un intellettuale audioleso…<br />
Eppure…<br />
Vediamo un po’…</p>
<p>“Ciao Laura sono Kowalski, come stai?”<br />
“Ciao Kowalski, io sto bene, ma sai che sei uno stronzo, che fine hai fatto, non hai mai risposto alle mie chiamate…”<br />
“Avevo finito il credito”<br />
Silenzio.<br />
Risata soffocata. La ragazza aveva spirito.<br />
L’avevo agganciata all’amo.<br />
Non le diedi il tempo di dire niente.<br />
“Senti, ma tu ce l’hai sempre la casa di Sanremo?”<br />
“Sì perché?”<br />
“Non è che ti piacerebbe andarci per fuggire da questa giornata uggiosa insieme a me?”<br />
Non le diedi il tempo di rispondere.<br />
“Dai, ti passo a prendere fra un’ora e stasera cena a base di pesce in ristorantino vista mare, va bene ?”<br />
“Mah non so devo preparare una relazione che martedì vengono gli Americani…”<br />
“Ecco appunto martedì, ora ti rilassi al mare così lunedì gli prepari una bella relazione…ciao, a dopo!”<br />
Avevo risolto, avrei ammazzato la solitudine a colpi di Laura e le sue tettone.<br />
Povera Laura, doveva sentirsi anche lei sola come un cane.<br />
Dopo tutto quello che le avevo fatto, anzi, non fatto, dopo averla ignorata per mesi, rispondere positivamente e immediatamente alla mia ricomparsa improvvisa…<br />
Non ce n’è, la solitudine è proprio una brutta bestia.<br />
Facemmo il viaggio verso Sanremo chiacchierando amabilmente, come due vecchi amici, o come una vecchia coppia, senza ammiccamenti, niente di sessuale, si vedeva che anche lei aveva bisogno come me di evadere, o forse non avevo mai smesso di piacerle.<br />
Arrivammo in Riviera giusto per ora di cena, trovammo un posto niente male, e ci demmo parecchio da fare con quello che dal mare era arrivato nei nostri piatti e soprattutto con un paio di bottiglie di ottimo Pigato.<br />
La serata si prospettava tutta in discesa, invece forse per la stanchezza del viaggio, l’abbondante mangiata di pesce, le due bocce di Pigato, o forse per il fatto che avevo già ammazzato il mio demone della solitudine, come toccai il letto, tempo di dirle buonanotte e caddi immediatamente in un sonno profondo e colpevole.<br />
Lasciai la povera Laura sola a rimuginare sulla stronzaggine mia e dell’universo maschile, triste sposa bianca di una notte senza ne sesso ne amore, a fissare una schiena russante, in dispregio ultimo della sua femminilità mortificata dalla mia indifferenza.<br />
Ma il bello doveva ancora venire.</p>
<p>Quella notte non ebbi il favore di un sonno tranquillo: mi ritrovai a rigirarmi nel letto in uno stato di semincoscienza in preda a uno strano disagio… forse che mi sono mangiato mezza pescheria, forse il Pigato… minchia che buono che era… bello fresco… andava giù che era un piacere…<br />
Nel mio stato di semincoscienza percepii che stava per succedere qualcosa, e come in sogno, mi abbandonai.<br />
Mollai una di quelle bombe che capitano raramente nella vita. Dovettero sentirmi fino ad Albenga.<br />
La bomba fu così forte che mi svegliai, così passando dal sonno alla veglia in una frazione di secondo mentre la bomba ancora riecheggiava nella stanza, vidi le tende che non erano le mie, il comodino che non era il mio, la tappezzeria che non era la mia…<br />
Ommadre Benedetta!!! Non ero a casa mia&#8230; e non ero solo!!!</p>
<p>Cristo!! Laura!!! L’ho combinata… Che figura di merda!<br />
In pochi decimi di secondo passai dal sonno alla veglia, allo sgomento, alla vergogna.<br />
Dovevo fare qualcosa per rimediare.<br />
E dovevo farlo subito.<br />
In un attimo ebbi l’intuizione di far finta di dormire, così cominciai a far finta di russare, con un orecchio teso a sentire ogni minima reazione da parte della povera Ingegnera bombardata.<br />
Per qualche minuto stetti in ascolto senza ricevere alcun segnale.<br />
O era sorda, o era morta sotto i bombardamenti, oppure mi amava e mi aveva perdonato.</p>
<p>Ricordo la mattina mi svegliai col rumore di Laura in cucina che preparava la colazione. Mi alzai e la raggiunsi con un certo imbarazzo, era impossibile che non mi avesse sentito, ma dovevo dissimulare, io non sapevo niente, ero innocente, dormivo.<br />
Lei fece finta di niente, io pure.<br />
Vidi che aveva già preparato la sua borsa.<br />
Bevvi un caffè orrendo mentre lei cancellava dalla casa le tracce del nostro passaggio.<br />
Mi chiese se potevamo tornare subito a casa. Le risposi che non c’era problema.<br />
Al ritorno feci Primo di Classe fino a 1300 cc.<br />
Non la rividi mai più.<br />
A posto così.</p>
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		<title>Messaggio subliminale</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:59:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>titoi d.c.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da Nasty]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamattina, come tutti i sabati mattina vado dalla Rita, la mia panettiera di Borgo Santa Caterina. Siamo amici, molto amici da tempo. E&#8217; una MILF. La conosco perchè mia sorella teneva suo figlio all&#8217;asilo. Sovente ci scambiamo CD e DVD. Stamattina però, soli in panetteria, mi ha raccontato che ieri sera, tutta sola in casa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina, come tutti i sabati mattina vado dalla Rita, la mia panettiera di Borgo Santa Caterina. Siamo amici, molto amici da tempo. E&#8217; una MILF. La conosco perchè mia sorella teneva suo figlio all&#8217;asilo. Sovente ci scambiamo CD e DVD. Stamattina però, soli in panetteria, mi ha raccontato che ieri sera, tutta sola in casa, ha messo nel lettore DVD un film horror che gli ha prestato un cliente/spasimante. Ma dopo pochi minuti si è stufata, era un filmaccio. Allora si è messa su GOLA PROFONDA. Con Linda Lovelace. Anno domini 1972. Mi racconta la trama. Sono uscito dal negozio con il leggerissimo dubbio che sotto sotto ci fosse un messaggio subliminale&#8230;..</p>
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		<title>Gli Apanati</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 06:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bobo blaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da Nasty]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli Apanati, sono una folta tribù di automobilisti perseguitati dal vapore acqueo. Solitamente gli Apanati sono costretti a procedere lentamente con la freccia di sinistra sempre accesa nell&#8217;eventualità di un sorpasso che non porteranno mai a termine, bloccati dal terrore di essere schiacciati da un autoarticolato. Se si vuole incontrare un gran numero di Apanati, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli Apanati, sono una folta tribù di automobilisti perseguitati dal vapore acqueo.<br />
Solitamente gli Apanati sono costretti a procedere lentamente con la freccia di sinistra sempre accesa nell&#8217;eventualità di un sorpasso che non porteranno mai a termine, bloccati dal terrore di essere schiacciati da un autoarticolato.<br />
Se si vuole incontrare un gran numero di Apanati, è preferibile farlo la mattina presto o la sera quando il riscaldamento delle loro auto è a manetta, tuttavia non è facile vederli a causa dei vetri completamente oscurati dal vapore acqueo.<br />
Solamente quelli muniti di un&#8217;auto con deflettore, si potranno intravedere giusto per qualche secondo, ma ormai è sempre più raro incontrarne uno.<br />
Estate o inverno, giorno o notte, basta un&#8217;eccessiva escursione termica tra la temperatura interna dell&#8217;auto e quella esterna che per l&#8217;Apanato non c&#8217;è scampo, in pochi secondi si potranno vedere i finestrini della sua auto appannarsi velocemente dal basso verso l&#8217;alto finchè si oscureranno totalmente, solo a quel punto l&#8217;Apanato tirerà giù il finestrino pur sapendo che sarà solo questione di attimi prima che il vapore acqueo riprenda il sopravvento e vano sarà ogni suo tentativo di impedirlo.<br />
Si pensava che grazie alla tecnologia dei nuovi climatizzatori, gli Apanati potessero scomparire ma, purtroppo, anche sulla modalità &#8220;automatic&#8221;, gli Apanati riescono sempre manipolando a vanvera i comandi delle ventole, a produrre magicamente la quantità di vapore acqueo necessaria per appannare tutti i vetri in pochi istanti.<br />
Ci sono quelli con i capelli svolazzanti dalle ventole e quelli col passamontagna e la sciarpa per proteggersi dal gelo, ma il risultato non cambia, tutti hanno i vetri oscurati e l&#8217;eterna freccia a sinistra.<br />
Gli Apanati più intraprendenti puliscono con movimenti circolari il loro vetro laterale ma ai più basta pulire con un guanto il proprio lato di parabrezza, rassegnati a non vedere un cazzo.<br />
Si dice che fin dai primi impianti di riscaldamento per auto, gli Apanati si siano subito trovati in difficoltà con le levette sfumate di rosso e di blu e, dato che non riuscivano a capire come funzionassero, decisero di convivere col vapore acqueo.<br />
Oggi gli Apanati, invece di diminuire, sembrano aumentare di anno in anno, colpa della tecnologia, dell&#8217;innovativa climatizzazione separata, davanti e dietro, destra e sinistra: un rebus irresolvibile.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ode alla pellicola</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 21:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kowalski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da Nasty]]></category>

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		<description><![CDATA[La cara vecchia pellicola, quella che mi forzava a imparare per non buttare via gli scatti, che costavano, mica come adesso, che scatti, guardi e decidi di tenere o scattare di nuovo, oppure se hai tanta memoria tieni tutto e guardi dopo sul computer. Dovevi essere bravo a prevedere le reazioni della pellicola, all&#8217;esposizione scelta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cara vecchia pellicola, quella che mi forzava a imparare per non buttare via gli scatti, che costavano, mica come adesso, che scatti, guardi e decidi di tenere o scattare di nuovo, oppure se hai tanta memoria tieni tutto e guardi dopo sul computer.<br />
Dovevi essere bravo a prevedere le reazioni della pellicola, all&#8217;esposizione scelta, a guardare bene la provenienza della luce, a tenere la mano ferma, a comporre la foto prima nell&#8217;occhio poi nel mirino.</p>
<p>Quando si portava il rullino al negozio, si aspettava uno o anche due-tre giorni, se era periodo di vacanza, per vedere i risultati della tua immaginazione.<br />
Il fatto era che le stampe costavano sempre un botto e c&#8217;era chi come me faceva largo uso di diapositive, a cui seguiva il rito della proiezione in compagnia degli amici fotoamatori, con i quali si commentavano gli scatti e si passavano i pomeriggi, invece di studiare.<span id="more-596"></span></p>
<p>Poi con il passare del tempo i laboratori diventarono sempre più veloci, ti consegnavano le foto in un&#8217;ora o anche meno.<br />
Nella mia breve parentesi professionale di Paparazzo, dal 2000 a 2004, ebbi modo di vivere il passaggio da analogico a digitale.<br />
Ricordo che caricavo la mia Nikon con la Fuji 400 tirata a 800, si andava a caccia, e se ti andava bene, se riuscivi a fare foto, ci si precipitava a far sviluppare i negativi (niente stampe) da uno dei tanti &#8220;29 min. Photo&#8221;, si davano i rulli al cinese, e poi si stava fuori in attesa, cercando battere il record mondiale di sigarette fumate in 29 minuti&#8230;<br />
Dio quelle attese, era come attendere il verdetto di un processo e guarda caso &#8220;sviluppo&#8221; in inglese si traduce &#8220;process&#8221;.<br />
Quell&#8217;attesa era lo spazio che ti divideva da un insuccesso o da un gruzzolo di Dollari . Quando i negativi eran pronti, il cinese ti accendeva il banco, ti dava i negativi e ti buttavi a guardare col lentino se avevi fatto qualcosa di buono, generalmente il verdetto del negativo era sufficiente a classificare il lavoro, che poi a casa sarebbe passato prima nello scanner poi qualche colpetto di Photoshop completava l&#8217;opera.<br />
Col passaggio al digitale, che personalmente avvenne nel 2002, tutto diventò più semplice e immediato, l&#8217;allungo della focale, la luminosità pazzesca della macchina, la possibilità di avere un primo controllo di massima, tolse molto del &#8220;Thrill and Skill&#8221; al lavoro e portò sciami di paparazzi improvvisati per le strade di Los Angeles che rovinarono irrimediabilmente il mercato.</p>
<p>Ah, cara vecchia pellicola&#8230;con lei se ne andò anche uno dei miei hobbies preferiti: quello dello Sconosciuto Tagliatore di Teste.<br />
Da sempre, quando qualcuno mi porgeva la sua macchina fotografica e chiedeva se gentilmente potevo immortalare lui e sua moglie in posa in qualche luogo ameno, oppure un gruppo di turisti stranieri, io, immancabilmente, dopo averli messi bene in posa, gli mozzavo via le teste dall&#8217;inquadratura. Il mio sadismo arrivava al punto di dirgli &#8220;state lì, state lì, che ne facciamo un&#8217;altra per sicurezza! &#8221;<br />
Il mio capolavoro lo compii durante il Coast to Coast che feci nel 1996, in una sosta al Grand Canyon, mi imbattei in un pullman di Giapponesi&#8230;feci una mattanza.<br />
Con la digitale non si può più fare, a meno di avere un mezzo veloce a portata di mano&#8230;</p>
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		<title>Un dritto alla esse lunga</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 23:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bobo blaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da Nasty]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi aveva appena sfilato toccandomi leggermente all&#8217;interno. Non l&#8217;avevo visto arrivare da dietro, eppure era stracarico di wurstel wolevù. Conosco bene i piloti della wolevù, sono velocissimi nei corridoi dei salumi ma dei veri cipressi nelle corsie delle verdure, è li che solitamente li doppio. Restituisco con gli interessi al pilota sudamericano della wulevù la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi aveva appena sfilato toccandomi leggermente all&#8217;interno.<br />
Non l&#8217;avevo visto arrivare da dietro, eppure era stracarico di wurstel wolevù.<br />
Conosco bene i piloti della wolevù, sono velocissimi nei corridoi dei salumi ma dei veri cipressi nelle corsie delle verdure, è li che solitamente li doppio.<br />
Restituisco con gli interessi al pilota sudamericano della wulevù la toccata con una secca sportellata che spaventa il bambino incautamente in piedi sul carrello stracolmo di wurstel e fagioli.<br />
Calmare un bimbo sudamericano quando il suo lecca lecca è finito sotto il banco dei formaggi è un casino, specialmente se il bambino vede la mamma cadere con l&#8217;olio in mano mentre accorre spaventata dal suo pianto isterico.<br />
Questo col cazzo che adesso arriva alla cassa prima di me.<br />
Ma ho ancora davanti a me 2 piloti velocissimi: il balcano Vuncic e il famoso Mimmo Spataro di veduggio.<br />
Vuncic ha già effettuato l&#8217;ultima sosta, è stracarico di burro Lurpack, il suo carrello è così pesante e unto che per andare dritto dev&#8217;essere tenuto su un fianco anche dalla moglie che crista dalla difficoltà nel farlo a causa degli stivaloni leopardati dal tacco 18.<br />
Li vedo puntare la cassa che si sta liberando in fondo all&#8217;ultimo rettilineo, davanti ha solo mimmo spataro con la suocera che è un paracarro e la moglie con le ciabatte sformate che le rallentano l&#8217;andatura già claudicante per l&#8217;eccessivo sovrapeso da cipolline sott&#8217;olio Polli e noccioline Giffoni.<br />
Accelero tutto, o la va o la spacca.<br />
La fortuna mi assiste, un tacco della donna di Vuncic si spezza e dopo incomprensibili bestemmie i 2 son costretti al ritiro.<br />
Non riesco però a passare lo Spataro pilota del team Polli-Giffoni che arriva alla cassa prima di me.<br />
I controlli sono lunghissimi i commissari sono severissimi, la moglie del pilota vincitore è costretta ad andare a bordo delle sue ciabattone sformate su e giù per i lunghissimi rettilinei dei sott&#8217;olio per recuperare innumerevoli codici a barre della linea Giffoni famiglia.<br />
Finalmente la signora con le calcagna ormai sanguinolente riesce a portare a termine le operazioni di controllo.<br />
E&#8217; passata quasi mezz&#8217;ora tra recuperi vari, prodotti dimenticati, prodotti contestati, scarti.<br />
Alla fine hanno riempito 250 sacchetti(portati da casa) per un peso superiore alla tonnellata.<br />
Dopo aver esibito 4/5 tessere presentano il conto ai vincitori:<br />
12 euro e cinquanta.<br />
Tocca a me, ho un quarto della loro merce, nessuna tessera e tra le bestemmie di quelli dopo di me, impiego il doppio del loro tempo per caricare la roba che ho comprato.<br />
Mi presentano il conto: 185 euro.<br />
Fuori, il nigger di turno mi scherma 2 euro per &#8220;aiutarmi&#8221; a caricare la macchina.<br />
Mi metto al volante e, con raccapriccio, vedo appoggiato sul cofano della macchina appena lavata, un grosso sacchetto bisunto di Gamberi Atlantico Pescanova che 2 marocchini ubriachi di Sangria Roqueta si stanno magiando crudi.<br />
Metto rabbiosamente la retromarcia cozzando pesantemente su un panettone di cemento senza che gli avvisatori acustici facciano in tempo ad avvisarmi prima di spegnersi per sempre con un rantolio elettronico.<br />
Grondante di sudore nonostante il freddo, sgommo via perdendo la sigaretta tra i sedili di pelle.</p>
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		<title>Backyard extreme riding</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 18:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kowalski</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nasties on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Vita da Nasty]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho voluto la bicicletta, e mo&#8217; mi tocca pedalare. In realtà non l&#8217;ho voluta io, me l&#8217;ha praticamente imposta la Dottoressa Viviani dell&#8217;Ospedale Maggiore Niguarda, colei che mi ha fatto il check up in vista di un&#8217;operazione chirurgica che ho subito tre mesi fa. &#8221; Signor Kowalski, lei per ora sta bene, ma nelle sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho voluto la bicicletta, e mo&#8217; mi tocca pedalare.<br />
In realtà non l&#8217;ho voluta io, me l&#8217;ha praticamente imposta la Dottoressa Viviani dell&#8217;Ospedale Maggiore Niguarda, colei che mi ha fatto il check up in vista di un&#8217;operazione chirurgica che ho subito tre mesi fa.<br />
&#8221; Signor Kowalski, lei per ora sta bene, ma nelle sue analisi si vedono chiari i segnali di una persona non più giovane e sovrappeso, se non inizia a fare attività fisica regolare, in capo a quattro/cinque anni, comincerà col dover prendere pastiglie per la pressione, poi per il cuore, poi per il fegato, il mal di schiena&#8230; &#8221;<br />
&#8220;Ok ok ok&#8230; ho capito dottoressa, mi risparmi il triste percorso del crepuscolo della mia vita&#8221;<br />
Buona la Viviani, una MILF di rango, magra, bionda, due occhi azzurri spietati, coronati da bellissime rughe, probabile regalo di nottate passate in Pronto Soccorso a salvare vite umane; il camice sterile e immacolato presenta un casto ma autorevole rigonfiamento a livello toracico.<br />
Lava sotto la cenere&#8230;<br />
Immediatamente i suoi consigli hanno fatto breccia nel mio cuore.<br />
Allora&#8230;perdere peso, attività fisica&#8230; uhm, scarto a priori la palestra di body building, ne ho frequentate in un&#8217;altra vita, puzzano di sudore chimico da diete improbabili, condite da steroidi anabolizzanti, da dare il voltastomaco; ci sarebbero le arti marziali, anche quelle le ho praticate un paio di vite fa, puzza di piedi, nasi rotti e disciplina militare: non ci siamo neanche qui.<br />
Nel frattempo mi capita per le mani un libro di tre pazzi che a fine anni &#8217;90 si fanno in bicicletta da Trieste a Istanbul, oltre duemila km attraverso i Balcani martoriati da una guerra appena terminata, in rotta verso lo Stargate dell&#8217;Islam.<br />
Folgorato sulla via per Istanbul.<br />
Ho deciso, mi compro la bici.<br />
Andare per strada in bici lo ritengo troppo pericoloso, poi da motociclista ho un odio viscerale verso i ciclisti, sempre in mezzo ai coglioni, te li trovi normalmente affiancati in gruppo a trenta all&#8217;ora dietro alla curva che tu fai a ottanta, riesci compiendo un miracolo ad evitare una strage, gli suoni e loro ti rispondono cantandoti un coro di vaffanculo.<br />
Rimane la mountain bike, che essendo io amante della montagna, della solitudine, del silenzio, mi appare come l&#8217;unica scelta sensata.<br />
Mi metto subito alla ricerca del mezzo, rimanendo inorridito dai prezzi da capogiro delle biciclette, conseguenza naturale dell&#8217;evoluzione dei materiali e dei componenti.<br />
Inevitabilmente mi rivolgo al mercato dell&#8217;usato, dove grazie ai preziosi consigli di amici già praticanti dello sport, riesco a orientarmi nella intricata selva delle offerte di mercato.<br />
Allora&#8230; l&#8217;ho voluta, l&#8217;ho cercata, l&#8217;ho inseguita e alla fine l&#8217;ho trovata. Una bella Mountain Bike, full suspended, usata ma tenuta bene, come diceva Luca Carboni.<br />
E mo&#8217; mi tocca pedalare.</p>
<p><span id="more-582"></span>Primo sabato di Gennaio, cielo terso, al sole fa quasi caldo, tira un vento teso da nord, la voglia di provare la bici è tanta. Accendo il computer, vado su un sito di ciclismo che ha un database di percorsi ciclabili, ne scelgo uno che fa per me, un&#8217;anello di 28 km scarsi, misto sentiero e asfalto, dislivello altimetrico zero, passa a due km da casa mia. Cerco di imprimermelo nella memoria.</p>
<p>Sono le dieci del mattino, inizia la vestizione del guerriero.<br />
Fuseaux neri tecnici con simil-pannolone interno per preservare le terga dal sellino modello Torquemada, maglia nera maniche lunghe aderentissima in materiale plastico altamente infiammabile, scarpe tecniche Shimano a sette velocità più le ridotte.</p>
<p>Mi guardo nello specchio con fierezza: sembro una melanzana con le scarpe antinfortunistiche.<br />
L&#8217;istinto è quello di tornare a letto, ma l&#8217;immagine della dottoressa Viviani fuga ogni mia debolezza, il mio inconscio ha diabolicamente applicato il &#8220;transfer&#8221; fra lei e la bicicletta.<br />
Scendo giù nel sotterraneo, apro il portone del box, salto sulla dottoressa Viviani e affronto allegramente la rampa che porta verso la gloria.</p>
<p>Nei primi metri cerco di capire come funzionano i cambi, ci sono quattro leve, due grosse e due piccole, ci smanetto un po&#8217;&#8230;facile, le grosse per scalare, le piccole per andare, prendo confidenza coi freni, che vanno pelati, soprattutto l&#8217;anteriore, pena il ribaltamento.<br />
Dopo poche centinaia di metri il sentiero finisce perpendicolare alla SS Rivoltana, che attraverso senza neanche venire travolto da un TIR.<br />
Ora sono in aperta campagna, sentiero in ghiaia leggera e terra battuta, pedalo felice, in splendida solitudine, in fuga dal traffico e dal rumore, solo campi deserti e fruscio di pneumatici.<br />
Improvvisamente il sentiero finisce, o meglio punta dritto verso una cascina.<br />
Cerco di mandare la memoria al punto di intersezione del percorso ciclabile, mi guardo intorno, nessun riferimento, solo campi spogli e tracce di trattore.<br />
E&#8217; passato neanche un quarto d&#8217;ora e mi sono già perso nel deserto dietro casa.<br />
Seguo le tracce di trattore fra il limitare del campo sulla mia destra e un canale alla mia sinistra, il mio istinto mi dice di andare a sud, sto andando bene.<br />
Il terreno si fa più pesante, quasi fangoso, merito della neve che sciogliendosi ha impregnato il terreno; sono costretto ad accorciare il rapporto, corona media pignone quasi grande.<br />
Arrivo in un punto di confine fra quattro campi diversi, attraverso la roggia che li separa passando sulla chiusa in granito, bici in spalla; una traversa lunga due metri e larga si e no trenta centimetri. Nel campo a sud, non ci sono tracce di trattore, costeggio la roggia viaggiando nell&#8217;erba morta intrisa d&#8217;acqua.<br />
Fatica boia, corona piccola pignone medio.<br />
Il campo finisce a ridosso di un canalone circondato da piante selvatiche e sterpaglie alte tre metri. Scendo dalla bici a dare un&#8217;occhiata: bene, è secco, si può attarversare.<br />
Il canalone è profondo circa tre metri, le pareti sono di fango, a scendere no problem, a salire devo usare la tecnica da parete ghiacciata: a calci affondo le punte delle mie Shimano nuove di pacca nel fango e in questo modo, bici in spalla e aggrappandomi alle sterpaglie, guadagno la vetta. C&#8217;è una parvenza di sentiero verso ovest, sempre a bordo campo, e in lontananza una costruzione. Ormai respiro con la bocca aperta, sono già in debito di ossigeno e non ho fatto neanche tre chilometri.<br />
Un campo alla volta arrivo nelle vicinanze di una strada, la riconosco, è quella in mezzo ai campi che faccio per tornare a casa quando l&#8217;arteria principale è intasata dal traffico. Ci divide un canale inguadabile, vado avanti un trecento metri fino quando trovo una chiusa che fa da ponticello, e sono sull&#8217;asfalto.<br />
Pedalo un rapporto medio senza sforzo costeggiando la zona industriale deserta, arrivando in una frazione di paese, dove trovo un miniparco con un laghetto meraviglioso, con le oche, le anatre, i cigni e soprattutto una fontanella alla quale mi abbevero avidamente.<br />
Faccio il calcolo di dove sono, sono dentro il percorso che mi ero prefissato di fare, ma le indicazioni sono inesistenti, dopo un pezzo di pista ciclabile che presto finisce, piuttosto che ributtarmi in strada, cerco l&#8217;avventura per i campi.<br />
Vedo un sentiero che si perde nella campagna verso ovest, direzione Idroscalo, mi pare buono, aggiro la catena e lo imbocco, scoprendo che dopo poche centinaia di metri il sentiero scompare e sono costretto a bordeggiare e attraversare le rogge che delimitano i campi.<br />
A sud vedo un&#8217;enorme tramoggia spuntare da dietro la boscaglia, bene, dev&#8217;essere una cava, una di quelle due di cui parlava il road book.<br />
Punto direttamente verso di essa, arrivo ad una radura a ridosso della cava, niente sentiero solo erba fradicia e un solco di fango con impronte di scarponi e zampe di cane che costeggia la cava.<br />
Seminascosta dalle sterpaglie giace una sagoma inconfondibile ma assolutamente surreale: la parte sinistra di una Smart grigia tagliata in due longitudinalmente&#8230;incredibile.<br />
Di notte qui dev&#8217;essere un mondo parallelo&#8230;<br />
Riprendo il viaggio verso ovest, costeggiando la cava, che è recintata e protetta da due canali gemelli, abbastanza profondi, di cui uno con acqua.<br />
Sull&#8217;altro versante dei canali passeggia una ragazza con due cani, uno piccolo e uno grosso, quello piccolo si avvede di una presenza estranea e comincia ad abbaiare istericamente, mettendo in allarme la padrona ma soprattutto il cane grosso, che nonostante le urla di richiamo della ragazza, ringhiando si interessa a quella sagoma scura su ruote che si staglia sulla Rive Droite.<br />
Confidai nella profondità dei canali, in particolar modo di quello con dentro l&#8217;acqua, come deterrente alla furia canina, ma uno splash alle mie spalle fugò velocemente le mie speranze.<br />
Mi misi in piedi sui pedali allungai un paio di rapporti e bestemmiando spinsi lo spingibile, il ringhio galoppante si fece vicino, sempre più vicino, fino a che il richiamo della padrona o forse la Madonna dei Campi, ebbero la meglio sugli istinti belluini del fottuto quadrupede, preservando i miei lombi da un inglorioso destino.<br />
Ero salvo, ma la volata inattesa mi aveva tagliato le gambe, decisi così di fare rotta verso casa. Una rotta qualsiasi, la più breve, tanto mi ero perso.<br />
Nell&#8217;attraversare un campo di fango in un vento gelido e contrario, mi accorgo di un problema ai pedali, sentivo come se avessero un&#8217;orbita irregolare. Imputai il fatto al fango che ricopriva ormai la parte bassa della bici e tirai dritto.<br />
Ero finito in un campo molto ben curato, terreno tipo campo da golf, allestito con garitte nascoste da vegetazione artefatta, un poligono per cacciatori, con tanto di oasi di relax con gazebo e tavolo da pic nic. Fu grazie alla natura meno ostile del terreno che mi accorsi di stare perdendo il pedale sinistro, ecco cos&#8217;era la pedalata strana. Ci mancava pure questa.<br />
Sdraiai la D.ssa Viviani su un fianco per visitarla.<br />
La vite che bloccava il pedale sinistro sul mozzo era quasi uscita tutta dalla sede, ancora qualche metro e l&#8217;avrei persa, con conseguenze inimmaginabili.<br />
Aprii il marsupio alla ricerca dell&#8217;attrezzo multiuso che avevo saggiamente comprato al Dehatlon* per la modica cifra di 4 euro.<br />
La serie di brugole arrivava alla 6, la vite dei pedali era da 8, riuscii a stringerla in qualche maniera ficcandoci dentro la 6 più il cacciavite a taglio.<br />
Da li in poi fu un calvario di fango, canali da aggirare o scalare se privi di acqua, vento gelido contrario, ogni tanto dovevo anche stringere la vite del pedale, con le mani ghiacciate, guardavo l&#8217;orizzonte a nord, direzione casa, casa, casa.<br />
L&#8217;ultimo pezzo lo feci tagliando i campi in diagonale, controvento, col rapporto estremo da Macchu Picchu, con gli occhi che lacrimavano, gridando e bestemmiando di quelle bestemmie da lotta contro gli elementi, &#8220;Aaaaaaahhhhhhhhhh&#8221;&#8230;&#8221;Por*******ioooooooooooooo&#8221;&#8230; ogni tanto facendomi coraggio con un &#8220;Cammenaaaaaamooooooooooo&#8221;&#8230;<br />
Salutai l&#8217;asfalto del vialetto di casa mia come una benedizione divina, ero stravolto, io e la mia bici eravamo un pezzo di fango, ma ero salvo, ero a casa, con tutti i pedali attaccati, ero felice, grazie dottoressa Viviani, grazie.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nastydonkeysteam.it/wp-content/uploads/2010/01/wc1log.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-583 frame" title="wc1log" src="http://www.nastydonkeysteam.it/wp-content/uploads/2010/01/wc1log.jpg" alt="" width="608" height="456" /></a></p>
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		<title>Un giorno&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 23:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bobo blaster</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nastydonkeysteam.it/wp-content/uploads/2009/12/columb_25.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-569 frame" src="http://www.nastydonkeysteam.it/wp-content/uploads/2009/12/columb_25.jpg" alt="" width="675" height="369" /></a></p>
<p><a href="http://www.nastydonkeysteam.it/wp-content/uploads/2009/12/columb_25.jpg"></a>Sì, dev&#8217;essere proprio così!! Anch&#8217;io un giorno diventerò famoso come Valentino Rossi, me lo dicono sempre gli amici quando mi vedono parcheggiare e pulire i motorini dei clienti. &#8220;Sei il più bravo Raji, il migliore di mumbai!!&#8221; mi urlano vedendomi sfrecciare zig zagando a velocità folle tra una miriade di camioncini, risciò e autobus per andare a far benzina al motorino del postino o del venditore di bibite.<br />
Spesso dopo aver fatto benzina non torno immediatamente e ne approfitto per fare un giretto nel quartiere e andare a farmi vedere da Ajia, la bambina più bella della città che, quando sarò  campione, sposerò. Mi piacerebbe andare fino in centro, magari sul lungomare, ma la polizia mi fermerebbe, sono ancora troppo minuto per sembrare grande e perderei il lavoro.<br />
Sono felice del mio lavoro, sono molto più fortunato della maggior parte dei miei amici che vendono statuette ai turisti o l&#8217;elemosina agli incroci, almeno io mi posso allenare per diventare campione, ormai son capace di andare senza mani e far derapare la gomma dietro quando non mi vedono i clienti. Eppoi riesco sempre ad addormentarmi al caldo la sera quando faccio la guardia al motorino del capo stazione del mio quartiere. Dopo averlo parcheggiato col motore ancora bollente mi rannicchio contro il muro e il  profumo della benzina mi aiuta ad immaginare i miei prossimi grand prix. Ecco, anche questo natale è passato.</p>
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		<title>Baby Nasty Donkey</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 12:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bobo blaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita da Nasty]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nastydonkeysteam.it/wp-content/uploads/2009/11/4b5cca32d8.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-554 frame" src="http://www.nastydonkeysteam.it/wp-content/uploads/2009/11/4b5cca32d8.jpg" alt="4b5cca32d8" width="500" height="621" /></a></p>
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