giu 30 2009

Solo un attimo

kowalski

Rimasi immobile a lungo, dentro al film della vita che scorreva intorno.
Treno senza binari, nave senza timone e senza
ancore, in viaggio da stagioni immemorabili verso una meta sconosciuta.
Non importava quale fosse: era così scontato che prima o poi sarei
arrivato da qualche parte che avevo smesso presto di pensarci.
Mi nutrivo di viaggio.
Ne seguivo le tappe senza decidere itinerari,
senza fissare destinazioni, senza visitare stazioni o porti.
Li osservavo avvicinarsi, sempre uguali eppure sempre diversi, consapevole
che poi sarebbero stati alle mie spalle.

Mi lasciavo portare, cullato dal ritmo di un motore
che non sentivo mai il mio.
Come una cosa dimenticata su un seggiolino.
Ero una spugna che si imbeveva lentamente,
e lentamente gocciolava fuori di sé
tutte le emozioni terribili e meravigliose di cui si era
impregnata.

Avevo sviluppato, con gli anni, una sensibilità rivolta soprattutto
ai dettagli: le nervature di una foglia, lo sforzo immane di una
formica che trascinava una mosca gigantesca, un fugace sorriso, uno
sguardo carpito ad una foto. Movimenti fissati sul volto, e nelle mani,
e nel corpo di esseri sconosciuti, suggerivano storie che mi
raccontavo per non sentirmi solo, per cercare di non impazzire.

Usavo gli occhi come obiettivi di una macchina fotografica, il
cuore come un dito sul pulsante di scatto: ad ogni clic
imprimevo nella retina le cose appena intraviste e le fissavo in nitide
immagini presto dimenticate.
Poi le ripescavo intatte dal pozzo nero
della memoria, e le usavo per raccontarmi storie mai ascoltate prima.

Fuori dal tempo, fuori dal gioco della vita: senza memoria del
passato, senza desideri per il futuro, vivevo per ogni attimo, per ogni
respiro, senza chiedermi il perché.

Immobile com’ero, mi sentivo felice solo per il fatto di esistere.
Solo per un attimo.


giu 19 2009

La notte

bobo blaster

Non so perché ma a me è sempre piaciuta più la notte del giorno, forse perché la notte fin da bambino mi faceva riflettere intensamente su ciò che mi era capitato durante la giornata e su quello che avrei affrontato l’indomani.
Della notte mi piace sopratutto il silenzio, i colori soffici delle cose, i rumori attenuati, i profumi più intensi, la calma che fa riaffiorare i ricordi lontani nella mente.
Non mi è mai piaciuto dormire per il dormire,
Dormirei tantissimo solo se potessi sognare ciò che voglio.
Allora preferisco sognare da sveglio, con l’aiuto di buona musica e di un buon bicchiere di vino.
Di solito, in vacanza, quando tutti gli altri vanno a letto, prendo un mezzo, macchina o moto, e vado a farmi un giro con i miei pensieri.
A notte fonda, quando non c’è più nessuno in giro, guidare ascoltando della musica che ha accompagnato qualcosa di importante, mi fa rivivere i momenti più intensi della mia vita.
Allora non si ha più bisogno di nessuno.
Non vuoi nessuno, vuoi stare solo con i tuoi pensieri.
Nessuno potrebbe condividerli, sono i tuoi ricordi più intimi.
Fuori la strada scorre via veloce come la vita che fugge crudele.
A volte mi capita di guidare con gli occhi lucidi, per un pensiero dolce, per un amore lontano, per un amico perso, per un pezzo di vita felice che sai che non  tornerà più.
Allora inconsciamente, spingo a fondo l’acceleratore quasi a voler correre più veloce del tempo per poter rivivere ancora per qualche istante quei momenti.
E’ una sorta di sfida persa contro l’ irragionevolezza dell’esistenza.
La notte risalta il legame indissolubile che c’è tra la vita e la velocità con la quale essa stessa scorre via.
Poi di colpo, come se il tempo avesse iniziato a scorrere nuovamente, t’accorgi che il cielo è diventato chiaro, delle prime macchine che ritornano a circolare, della vita degli altri, delle emozioni che si sono persi quella notte.

bobo blaster


giu 18 2009

Il terrore della bassa

kowalski

Di solito sono felice di saltare su una moto per farci un giretto, ma questa e’ un’altra cosa.

E’ li che mi aspetta, minacciosa e gialla.
Tocca di provarla se va bene.
La tiro giu’ dal ponte.
CBR 954, PCIII, KN, completo Arrow titanio , kit DID 520 corsa + 2 denti.

Fa caldo.
Tanto in strada piu’ di tot non puoi andare…faccio una sparata e torno.
Parto.
Prima seconda terza…
Fino a 5000 e’ addirittura user friendly, non fosse per la posizione impiccata sarebbe quasi bella da guidare.

Esco di seconda da una rotonda, Temp 85 gradi. Strada libera, non ci sono nemici.
Giro la manopola della giostra.
Il mostro si sveglia e ulula sotto il mio culo.
La roba si fa seria.
Spingere sulle pedane e peso tutto avanti.
A 12000 metto la terza senza pensarci, l’avantreno si alleggerisce, vado avanti, butto un’occhio al digitale… vedere un 228…capire che tutto cio non ha senso.

L’utenza normale della strada mi rallenta l’andatura, mi concedo solo qualche improbabile sorpasso a 6/7 macchine alla volta.
E apro.
E piu’ apro , piu’ mi piace.
Il sibilo rauco di aspirazione, il rombo belluino dello scarico libero.
Sono un’onda anomala sulla statale in un pomeriggio infuocato di luce.
Sono una mandria di cavalli inferociti.
Sono il demone della velocita’.
Sono il terrore della bassa.

Sono il terrone della bassa.


giu 9 2009

Il Dirt Track della Bassa

kowalski

Sono fuori a fumare una sigaretta.
Frastuono, roba da due cilindri marmitte aperte.
Si avvicina.
Il frastuono mi entra nel parcheggio.
Ruggine, no parafanghi, no luci, no sella, no targa, fumo nero, esplosioni.
Bene, e’ un Harley.
1200 Sporty, lega, doppio disco, tabella portanumero anteriore, Supertrapp.
Spegne.
Silenzio.
Aggiustate le moto?
Si.
L’ho iniziata ma non riesco piu’ a finirla, la voglio da dirt track, ho quasi tutti i pezzi, non ho tanti soldi.
Ok portami i pezzi poi decidiamo cosa fare.
Sta arrivando mia moglie in macchina, i pezzi li ha lei, la voglio ignorante brutta e scorbutica, si deve vedere piu’ ferro possibile, con lo sporco, con la ruggine, via le chiavi, via i fili che non servono.
Ok. Continue reading


mag 27 2009

Ladri di motociclette

kowalski

Erano tre o quattro giorni che lo vedevo, un Ciao verde, bello, col variatore, qualcuno lo aveva abbandonato lì, appoggiato ad un palo, anomalia nel paesaggio, canto di sirena.

Avevo sedici anni, una gran voglia di avere un motorino ed una quantità inversamente proporzionale di denaro nelle tasche. Mia madre poi… figurati… ai miei timidi accenni di comprare un motorino, sentenziava un: “il motorino è pericoloso… pensa a studiare!” .
La curiosità per quell’oggetto abbandonato aumentava sempre di più, ogni volta che portavo giù il cane a pisciare andavo subito a vedere se c’era ancora.
C’era.
Sempre.
E la mente dei miei sedici anni volava…”…sicuramente è rubato, rubato ed abbandonato lì per mancanza di benzina, ma certo… è appoggiato al palo, il ladro nella fretta non si è certo dato la briga di metterlo sul cavalletto…”

La storia era già bell’e scritta, solo che io non lo sapevo ancora, così un pomeriggio tornando a casa da scuola, una forza invisibile mi trascinò verso il motorino.
Era ancora lì, immobile, inanimato, ferro inutile, in attesa di arrugginire in un deposito giudiziario.

Montai in sella.
Chissà se parte? Continue reading


mag 25 2009

Il motto del Nasty Donkey

bobo blaster

C’è chi si gode la vita, chi la subisce, chi la soffre, il Nasty Donkey la combatte.


mag 16 2009

Little child running wild

bobo blaster

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Questa celebre foto mi ricorda un amico del liceo che già in terza media quando, passati gli esami, stavamo tutti con i 50ini da enduro nuovi, iniziò la sua carriera di futuro malavitoso chiedendo in prestito al più debole della compagnia, il motorino per fare il giro dell’isolato.
Andò invece a s.margherita percorrendo le strade provinciali.
Fu rintracciato solo dopo dieci giorni perchè nn disse nulla neppure ai suoi che lo aspettavano quella sera a casa per cena.
Aveva solo 14 anni.
A sedici, dava una mancia al custode del garage e sabato sera uscivamo con la jaguar del padre.
A qell’età, aveva già capito come funzionava il mondo.
Bel ragazzo, dai lineamenti quasi femminili per la loro minuta perfezione che, a prima vista, avrebbe potuto trarre in inganno i malintenzionati e la stessa polizia, svelava la sua fortissima personalità appena apriva bocca con quelle labbra dal sorriso beffardo alla mick jagger.
Aveva una voce profonda e leggermente rauca, parlava sempre con tono deciso e sicuro di sè guardando chiunque fisso negl’occhi come se le storie del mondo girassero intorno a lui.
L’ho visto più volte mentre cercava di resistere alle botte che gli venivano somministrate da due o tre malavitosi chissà per quale ragione; ma lui il giorno dopo era ancora li, allo stesso bar del quartiere dove, nella milano di vallanzasca, si era fatto un nome.
La cosa che più mi affascinava di lui era che, nonostante fosse di famiglia più che abbiente, rinunciò a tutto pur di fare una vita esagerata, fatta di nottate a partite a poker con personaggi illustri e in circoli esclusivi oppure di partite a dadi nelle più bieche bische clandestine a cielo apertotanto in voga a milano a quei tempi.
Belle ragazze, belle auto, begli alberghi. Continue reading


mag 12 2009

Coccodrillo

kowalski

C’è un uomo solo nella notte.
E c’è la sua moto.
È ultimo, ma ancora in gara.
Gli altri sono già passati tutti.
O sono caduti.
Lo conoscono tutti ma nessuno gli ha mai parlato.
Nessuno sa quanti anni abbia, di sicuro non è piú giovane.
Nessuno sa cosa faccia di preciso, ma quando c’è da correre lui c’è.
Sempre.
Girano voci su di lui.
Forse vere, forse false.
Voci.
Quando ti passa accanto, nel suo sguardo puoi sentire l’odore ricinato di mille gare clandestine, di quando le moto non avevano né telaio né freni, di quando non bastava avere la moto per chiamarsi motociclista.
Per lui la vita è stata un eterno appuntamento col destino.
Coraggio e follia.
A lui non bastava mai.
Si dice addirittura che una volta sia caduto da una montagna senza farsi un graffio.
Ora comincia a piovere.
Le sue gomme sono finite.
La sua tuta è strappata dall’asfalto di mille strade.
La sua visiera è rotta.
La sua pressione dell’olio è quasi a zero.
Gli occhi sono quelli del Demonio.
Da essi compare inaspettata una lacrima, si confonde con la pioggia che gli frusta il volto.
Ricordi, frammenti, benzina, rumore, vento, sangue, sigarette, fame, gloria, fango, il sapore metallico dell’adrenalina.
Ora la strada si confonde in un paesaggio indefinito di dolore.
Chiude gli occhi, l’urlo di una vita maledetta gli esplode nel cervello.
Mentre sotto al casco il ghigno lentamente si trasforma in sorriso, un calore sconosciuto gli sale dalla schiena alla nuca.
Le sue mani ora allentano la morsa sui semimanubri.
La velocità scende.
Di sicuro non arriverà piú primo.
Ma di sicuro arriverà.


mag 12 2009

Al mattino

afkt

Al mattino c’è silenzio. Si sente solo cinguettare felice la vita che si sveglia.
Al mattino c’è silenzio. Tutto intorno è avvolto da una sorta di coperta ancora lieve, pronta per essere tolta e, così facendo, mostrare una giornata piena di cose belle.
Al mattino il sole quasi è rispettoso. Ancora non cuoce col calore la strada che ti appresti a fare e, con in suoi raggi, leggermente ti accompagna nei primi momenti della pedalata.
Al mattino trovi solo qualche matto come te, che ha deciso di passare il suo tempo libero sudando e faticando come un pazzo. Lasciando le strade trafficate per cercare quelle che passano silenziose tra le campagne e che ti portano, forse con un po’ più di tranquillità e lentezza, negli stessi posti delle altre, ma facendoti vedere quello che passa accanto a te.
Al mattino anche i gesti più semplici, avvolti però dal silenzio, sembrano magici.
Il suono del pedale che si blocca nella tacchetta.
Il cicalio del pignone perfettamente lubrificato la sera prima.
Il frullare dei raggi della ruota nel vento e quel suono incredibilmente rilassante che la gomma specialistica da discesa produce sull’asfalto.
Al mattino si è più predisposti agli sguardi. All’atleta accanto a te che sembra come quelli veri. Nerboruto, sodo e asciutto come un professionista. Con i muscoli incredibilmente potenti e una pelle quasi invisibile. Eppure ha almeno 25 anni più di te…ma come cazzo farà?
Si osserva la bici di quello che hai accanto, si guardano le marche (mai due bici uguali, ma mai, eh?), si controlla se quello che hai portato con te potrebbe bastare come rifornimento.
Si ascoltano i veterani, decine di migliaia di chilometri ogni anno nelle loro gambe (uno con cui ho parlato ne fa, mediamente, 35000 trentacimequila!!! )
Si chiedono consigli, si cerca, umilmente, di ascoltare quello che non si dice, ma si fa intuire.
E ti accorgi che hai il cuore che pompa fortissimo. Cazzo, manco son partito che già è a 150…
E il caffè, che paga Pino con la bici nuova.
E la risata perché ci sarà quello che viene fatto scoppiare…
E il consiglio di chi ti dice di stare a guardare perché per esser bravi, bisogna pedalare davvero, ma davvero tanto.
Al mattino 50 biciclette che viaggiano a 45km/h sono una forza della natura. Quasi non devi pedalare perché è come una corrente, ti prende e tu devi solo tenere il ritmo giusto.
E c’è un silenzio ancora più assordante, perché si è concentrati e si va veloci.
E’ vero, non ho più la moto e i ciclisti sono insopportabili (però, effettivamente, basterebbe rallentare un momento per poi superarli in tranquillità senza dover fare una manovra azzardata…cacchio devono correre come dei cretini, che è domenica?).

Al mattino le colline piacentine sono bellissime, ma non le vedrò…devo staccare tutti in progressione.

…spirito competitivo dimmerda… :D

La verità?

Vivere è una figata!


mag 11 2009

A le cinco de la tarde

bobo blaster
a le cinco de la tarde

a le cinco de la tarde