mag 27 2009

Ladri di motociclette

kowalski

Erano tre o quattro giorni che lo vedevo, un Ciao verde, bello, col variatore, qualcuno lo aveva abbandonato lì, appoggiato ad un palo, anomalia nel paesaggio, canto di sirena.

Avevo sedici anni, una gran voglia di avere un motorino ed una quantità inversamente proporzionale di denaro nelle tasche. Mia madre poi… figurati… ai miei timidi accenni di comprare un motorino, sentenziava un: “il motorino è pericoloso… pensa a studiare!” .
La curiosità per quell’oggetto abbandonato aumentava sempre di più, ogni volta che portavo giù il cane a pisciare andavo subito a vedere se c’era ancora.
C’era.
Sempre.
E la mente dei miei sedici anni volava…”…sicuramente è rubato, rubato ed abbandonato lì per mancanza di benzina, ma certo… è appoggiato al palo, il ladro nella fretta non si è certo dato la briga di metterlo sul cavalletto…”

La storia era già bell’e scritta, solo che io non lo sapevo ancora, così un pomeriggio tornando a casa da scuola, una forza invisibile mi trascinò verso il motorino.
Era ancora lì, immobile, inanimato, ferro inutile, in attesa di arrugginire in un deposito giudiziario.

Montai in sella.
Chissà se parte? Continue reading


mag 25 2009

Il motto del Nasty Donkey

bobo blaster

C’è chi si gode la vita, chi la subisce, chi la soffre, il Nasty Donkey la combatte.


mag 16 2009

Little child running wild

bobo blaster

nykidpd7_400

Questa celebre foto mi ricorda un amico del liceo che già in terza media quando, passati gli esami, stavamo tutti con i 50ini da enduro nuovi, iniziò la sua carriera di futuro malavitoso chiedendo in prestito al più debole della compagnia, il motorino per fare il giro dell’isolato.
Andò invece a s.margherita percorrendo le strade provinciali.
Fu rintracciato solo dopo dieci giorni perchè nn disse nulla neppure ai suoi che lo aspettavano quella sera a casa per cena.
Aveva solo 14 anni.
A sedici, dava una mancia al custode del garage e sabato sera uscivamo con la jaguar del padre.
A qell’età, aveva già capito come funzionava il mondo.
Bel ragazzo, dai lineamenti quasi femminili per la loro minuta perfezione che, a prima vista, avrebbe potuto trarre in inganno i malintenzionati e la stessa polizia, svelava la sua fortissima personalità appena apriva bocca con quelle labbra dal sorriso beffardo alla mick jagger.
Aveva una voce profonda e leggermente rauca, parlava sempre con tono deciso e sicuro di sè guardando chiunque fisso negl’occhi come se le storie del mondo girassero intorno a lui.
L’ho visto più volte mentre cercava di resistere alle botte che gli venivano somministrate da due o tre malavitosi chissà per quale ragione; ma lui il giorno dopo era ancora li, allo stesso bar del quartiere dove, nella milano di vallanzasca, si era fatto un nome.
La cosa che più mi affascinava di lui era che, nonostante fosse di famiglia più che abbiente, rinunciò a tutto pur di fare una vita esagerata, fatta di nottate a partite a poker con personaggi illustri e in circoli esclusivi oppure di partite a dadi nelle più bieche bische clandestine a cielo apertotanto in voga a milano a quei tempi.
Belle ragazze, belle auto, begli alberghi. Continue reading


mag 12 2009

Coccodrillo

kowalski

C’è un uomo solo nella notte.
E c’è la sua moto.
È ultimo, ma ancora in gara.
Gli altri sono già passati tutti.
O sono caduti.
Lo conoscono tutti ma nessuno gli ha mai parlato.
Nessuno sa quanti anni abbia, di sicuro non è piú giovane.
Nessuno sa cosa faccia di preciso, ma quando c’è da correre lui c’è.
Sempre.
Girano voci su di lui.
Forse vere, forse false.
Voci.
Quando ti passa accanto, nel suo sguardo puoi sentire l’odore ricinato di mille gare clandestine, di quando le moto non avevano né telaio né freni, di quando non bastava avere la moto per chiamarsi motociclista.
Per lui la vita è stata un eterno appuntamento col destino.
Coraggio e follia.
A lui non bastava mai.
Si dice addirittura che una volta sia caduto da una montagna senza farsi un graffio.
Ora comincia a piovere.
Le sue gomme sono finite.
La sua tuta è strappata dall’asfalto di mille strade.
La sua visiera è rotta.
La sua pressione dell’olio è quasi a zero.
Gli occhi sono quelli del Demonio.
Da essi compare inaspettata una lacrima, si confonde con la pioggia che gli frusta il volto.
Ricordi, frammenti, benzina, rumore, vento, sangue, sigarette, fame, gloria, fango, il sapore metallico dell’adrenalina.
Ora la strada si confonde in un paesaggio indefinito di dolore.
Chiude gli occhi, l’urlo di una vita maledetta gli esplode nel cervello.
Mentre sotto al casco il ghigno lentamente si trasforma in sorriso, un calore sconosciuto gli sale dalla schiena alla nuca.
Le sue mani ora allentano la morsa sui semimanubri.
La velocità scende.
Di sicuro non arriverà piú primo.
Ma di sicuro arriverà.


mag 12 2009

Al mattino

afkt

Al mattino c’è silenzio. Si sente solo cinguettare felice la vita che si sveglia.
Al mattino c’è silenzio. Tutto intorno è avvolto da una sorta di coperta ancora lieve, pronta per essere tolta e, così facendo, mostrare una giornata piena di cose belle.
Al mattino il sole quasi è rispettoso. Ancora non cuoce col calore la strada che ti appresti a fare e, con in suoi raggi, leggermente ti accompagna nei primi momenti della pedalata.
Al mattino trovi solo qualche matto come te, che ha deciso di passare il suo tempo libero sudando e faticando come un pazzo. Lasciando le strade trafficate per cercare quelle che passano silenziose tra le campagne e che ti portano, forse con un po’ più di tranquillità e lentezza, negli stessi posti delle altre, ma facendoti vedere quello che passa accanto a te.
Al mattino anche i gesti più semplici, avvolti però dal silenzio, sembrano magici.
Il suono del pedale che si blocca nella tacchetta.
Il cicalio del pignone perfettamente lubrificato la sera prima.
Il frullare dei raggi della ruota nel vento e quel suono incredibilmente rilassante che la gomma specialistica da discesa produce sull’asfalto.
Al mattino si è più predisposti agli sguardi. All’atleta accanto a te che sembra come quelli veri. Nerboruto, sodo e asciutto come un professionista. Con i muscoli incredibilmente potenti e una pelle quasi invisibile. Eppure ha almeno 25 anni più di te…ma come cazzo farà?
Si osserva la bici di quello che hai accanto, si guardano le marche (mai due bici uguali, ma mai, eh?), si controlla se quello che hai portato con te potrebbe bastare come rifornimento.
Si ascoltano i veterani, decine di migliaia di chilometri ogni anno nelle loro gambe (uno con cui ho parlato ne fa, mediamente, 35000 trentacimequila!!! )
Si chiedono consigli, si cerca, umilmente, di ascoltare quello che non si dice, ma si fa intuire.
E ti accorgi che hai il cuore che pompa fortissimo. Cazzo, manco son partito che già è a 150…
E il caffè, che paga Pino con la bici nuova.
E la risata perché ci sarà quello che viene fatto scoppiare…
E il consiglio di chi ti dice di stare a guardare perché per esser bravi, bisogna pedalare davvero, ma davvero tanto.
Al mattino 50 biciclette che viaggiano a 45km/h sono una forza della natura. Quasi non devi pedalare perché è come una corrente, ti prende e tu devi solo tenere il ritmo giusto.
E c’è un silenzio ancora più assordante, perché si è concentrati e si va veloci.
E’ vero, non ho più la moto e i ciclisti sono insopportabili (però, effettivamente, basterebbe rallentare un momento per poi superarli in tranquillità senza dover fare una manovra azzardata…cacchio devono correre come dei cretini, che è domenica?).

Al mattino le colline piacentine sono bellissime, ma non le vedrò…devo staccare tutti in progressione.

…spirito competitivo dimmerda… :D

La verità?

Vivere è una figata!


mag 11 2009

A le cinco de la tarde

bobo blaster
a le cinco de la tarde

a le cinco de la tarde


mag 8 2009

Motocicli Veloci – 6 maggio 2009

bobo blaster


apr 16 2009

La bruciata

bobo blaster

Per fare la bruciata vera, quella bella bella che mette a tacere diecine di auto in una manciata di secondi, bisogna usare alcuni accorgimenti di tipo tecnico e di tipo tattico.

Sì, ma che minchia è la bruciata?

Beh, innanzi tutto si fa con le auto, e solitamente nelle città per cercare di essere sempre in pul position al semaforo successivo.

Ovvio che se non hai urgenze, non la si fa, o al massimo viene accennata se quello davanti ha il cappello e due lenti così e tu non hai nel cruscotto una pistola.

Bene, allora quando si decide di farla, è importantissimo l’approccio;
con la coda a tre file che hai davanti che t’impedisce, con il suo flusso lento eternamente parallelo, di guadagnare posizioni ancorché, e questo t’innervosisce maggiormente, sei consapevole che se solo riuscissi a passare quella dozzina di auto davanti che avanzano in parata come carri armati, avresti davanti tutto un rettilineo deserto che ti porterebbe in qualche secondo a raggiungere le retrovie delle auto ferme al semaforo successivo, dove potrai fare un’altra bruciata e così via fintanto sia necessario…

La tattica:

Continue reading


apr 1 2009

un cogli*ne, la buona stella del Dott.LeClou e qualche sfumatura del verde.

LeClou

Stanotte Diego ha dormito, non che di solito non dorma, ma oggi di più.
Non so se sia stata la focaccia di Tacco o una congiuntura astrale, ma ha dormito come un sasso.

Sveglia.
Doccia, casco, guanti e via: una scaldatina al duca, via Friuli, circonvalla esterna, corsia preferenziale.
Bus, scuter, scuter, hornet, uno sciame di vespette a vita bassa e caschetti alla moda, qualche auto contrassegno acca, che a milano, statistiche alla mano, ci devono essere novecentomila portatori di acca.
Viale Tibaldi, la circonvalla piega irrimediabilmente a destra, una seconda in appoggio, ma con il furgone della vigilanza e le vespette davanti, una prima un po’ allegra. Si raddrizza, semaforo verde, un prato primaverile , uno smeraldo di Muzo, mai visto nulla di più verde.

Gaz, pelo di frizione, monoruota.
Leggero, ascendente, seconda.

Vigilessa. Continue reading


mar 8 2009

La capitale morale, le poste e l’evoluzione metropolitana.

LeClou

Bonjour Messieurs
Faccaldo a Milano, nell’industriosa capitale morale l’aria del mattino è giallognola, appiccicaticcia di notti a boccheggiare sul materasso sudato, manco fosse Saigon nei giorni della liberazione.
Da una settimana ho ricevuto l’avviso di giacenza di una raccomandata speditami dal profondo Veneto. Via Sabotino, ufficio postale Milano 9. Quando trovo l’avviso di giacenza nella buca delle lettere l’iter emotivo è sempre lo stesso: sudore freddo e terrore di notifica del verbale, spasmodica ricerca, le meningi sudate, del ricordo dell’ultima cagata acquistata su e bay e poi, in base al risultato della ricerca di cui sopra, un misto di malinconia mortifera o una leggera eccitazione.
Poi si entra nello sconforto di via Sabotino. Come sempre la raccomandata non c’è.
Lunedì assemblea.
Martedì “ritorni alle 10, sig. LeClou”
Mercoledì “non capisco dovrebbe essere qui, può passare domani?” “Sicuro!”
Giovedì “La sua raccomandata sta tornando a Pad*va, non so dirle il perché, chiami l’803160, il prooosimoooooo!”
Sconforto a parte, sono anni ormai che non mi incazzo più per una raccomandata non recapitata (soprattutto nel caso del verbale), l’uscita dall’ufficio postale Milano 9 si svolge sempre nello stesso modo: caffé, brioche, due madonne ben assestate, casco in testa e tripla borbottante.
La strada da Via Sabotino all’ufficio mi impone un percorso meno lineare del solito, con il ponte di via Ripamonti che è una vera e propria istigazione a delinquere.
Lunedì: verde, monoruota, semaforo rosso. Ed il tassista di fianco: “Bella penna sig. Leclou, di seconda?” “Di seconda…” “Buona giornata!” sbrrrraaaaat!
Martedì: verde, monoruota, semaforo verde, semaforo rosso. Ed il tizio con l’Hypermotard: “Bella penna sig. Leclou, di seconda?” “Ho appoggiato la terza…” “Buona giornata!” sbrrrraaaaat!
Mercoledì: : verde, monoruota, semaforo verde, semaforo rosso. Scarabeo 50 abbronzato a vitabassa, ballerine ed un sorriso sbarazzino: “Bella penna sig. Leclou, mi fa un autografo?” “Va bene qui?” “Preferisco sul seno!” “ok!” . Sbraaaaat!
Giovedì: THA PERFECT ONE. Il giorno in cui trovi il compare, motard sbregato, gomma fumante, eterno rispetto. Verde, impenna lui, verde, impenno io, un duetto perfetto, uno scherzo motociclistico in una Saigon al risveglio, un assolo suo, una glissata mia. Alla faccia di Michielon, Cassinelli e a tutti i postini della zona 4. Fino all’epilogo inevitabile. Il terzo incomodo. Non un Jap, come da copione, non uno Yuppie, come ci si potrebbe immaginare. Aprilia Tuono e la replica di Haga in sella, gambe storte e denti sporgenti. Si immette nello scherzo da Viale Cassala e subito va ad importunare il mio compagno di percorso con un passaggio radente. Accenna una ripartenza al verde dove ferma il 15, ma il mio compagno è scaltro, lo infila all’interno. Haga ha un momento di defaillance e gli si riempiono gli occhi della mia schiena: saludos gringo!
Al prossimo semaforo ha l’adrenalina a 1000. Sembra pronto per la partenza del prossimo GP del mondiale, occhio iniettato di sangue… Sbbbbbrrrraaaaaattttt! Fino all’agognato momento, seconda, frizione e penna in faccia al Sig.LeClou e allo scudiero Motard. Ma oggi non è il suo giorno, non è una seconda quella che entra prima della sfrizionata. Una folle, algida, neutrale ed immobile folle, col bicilindrico di Noale che batte il record di rotazioni per minuto superato solo dal rumore dei denti che si infrangono sul manubrio. Neanche il tempo di vergognarsi, che con sta storia delle Poste sono in ritardo per l’ufficio. Un cenno allo scudiero… saludos.
Per chi fosse interessato domani si replica, Via Sabotino, ore 8.30.
Biglietti in prevendita su Motard.it.