ott
20
2009
Jean Sapeur
Una delle diversità tra noi africani e voi occidentali, è che noi non rispettiamo i confini nazionali tracciati dai vostri avi colonizzatori.
Le nostre etnie spaziano da uno stato all’altro, noi africani viviamo oltre, siamo troppo avanti.
Noi non crediamo alla vita che la vostra cultura consumista ci costringe a fare anche in Africa.
Mio cuggino Bogàrt, vende monili africani a Torino.
I monili li compra da un cinese e sono fatti a taiwan, guadagna 200 euro al giorno rivendendo le stesse perline e gli stessi specchietti che qualche secolo fa ci davate voi, scambiandoli con il nostro oro e le nostre ricchezze ma a lui, non gliene frega una sega, è troppo avanti.
Bogart vive con altri 80 “fratelli” in un vagone abbandonato alla periferia della città,vivendo la sua vera vita di notte, come tutti i neri di origine africana.
Un solo bianco al mondo vive la sua vera vita di notte: Dracula, ma questa è un’altra storia.
Durante il giorno Bogàrt non ha la dignità che gli spetterebbe in Africa appartenendo alla casta dei fètisceurs (sciamani) ma gl’importa ‘na sega, perchè lui è troppo avanti.
Bogàrt ha scelto Torino perché Torino è dentro ad un’area magica e lui, quando la notte è ubriaco fradicio, può entrare più facilmente in contatto con i gènies ( gli spiriti) e ritornare alle tradizioni della sua famiglia.
Vengono neri da tutt’itaglia a trovarlo, fin dall’alba a centinaia aspettano in fila davanti al vagone, poi al tramonto, su una portantina d’oro zecchino portata a spalla da 8 peruviani, arriva LUI con degli enormi occhiali da sole e una feluca rossa in testa accompagnati ad una giacca bianca da generale dei vigili di Arona piena di decorazioni e medaglie false.
La gente lo acclama ballando ritmicamente intorno al fuoco.
Ad attenderlo già preparati su un fusto di olio esausto coperto da una tovaglia di plastica scozzese, ci sono i suoi strumenti di lavoro:
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giu
6
2009
Jean Sapeur
nous noires siamo sempre molto appariscenti??

siccome ne ho ecoutè di ogni, senza mai che nessuno di vous bianchi ci abbia mai azzecchè, je ve lo spiego moi….. dovete sapere che pour nous aficaine, è inaccettabile l’aldilà cristiano, per noi dopo la morte si continua a vivere la stessa vita che si è vissuto sulla terra, quindi anche la vita nel mondo degli spiriti è difficile, pas comme la votre in paradis a faire una michià tous le jour…. Da noi nell’aldilà non ci sono le Escort, e tutti i grand sapeur si portano con sè le mogli, le amanti, i vestiti e l’argent, beaucoup d’argent. I morti hanno bisogno dei soldi dei vivi e forse plus encore. I morti non hanno vestiti, nè i soldi per comprarli, e hanno freddo
. I morti non hanno cibo e sono affamati, tres affamati
. Insomma, per i poracci senza soldi, anche l’ aldilà ce muy, muy difizile, pas comme la vostra barzelletta della cruna dell ‘ago e del cammello
. Voilà parce que noi negri siamo sempre appariscenti, con tanto oro e contanti addosso, è una questione atavica, se toi qui sei ricco, aussi di là sarai ricco. E nous vogliamo essere riches ad ogni costo pour assicurarci una bella vita da zombie in cadillac
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mag
29
2009
Jean Sapeur
Prima di mio padre, mio nonno e ancor prima il mio bisnonno, erano tutti stati dei Grand ovvero erano andati a Parigi e ritornati in Congo guadagnandosi così l’onorificenza di Grand, ovvero di aristocratico di eleganza suprema.
La mia famiglia, è originaria della Costa D’Avorio ma vivevamo a Brazzaville in Congo. Fin da bambino, accompagnavo mio padre che faceva il sapeur, a matrimoni, feste, funerali e a tutti quegli avvenimenti che richiedevano la presenza di un sapeur.
Mio padre, come mio nonno e ancor prima di lui mio bisnonno, dormivano tutta la mattina poi, verso mezzogiorno, si facevano portare la colazione in camera e incominciavano la vestizione.
A Bakongo, un quartiere popolare e polveroso di Brazzaville, faceva sempre un caldo torrido e la gente girava con l’ombrello aperto vestita per lo più con calzoncini, ciabatte e maglietta.
Ma i sapeur mai, verso le quattro e mezza, uscivano in abito grigio, cravatta, cappello, camicia sempre di un bianco immacolato e persino guanti neri e bastone da passeggio per andare a presenziare una qualche cerimonia.
Da noi, se uno non si può permettere di pagare un sapeur, vuol dire che non sta messo bene e allora la gente fa i sacrifici per affittarne uno.
Quando mio padre Wemba usciva di casa, la gente nel caldo soffocante applaudiva e gridava “Sei perfetto, sei un vero Grand”
Essere un sapeur è molto più che vestirsi elegantemente, è una filosofia di vita e bisogna essere ammessi alla “Sociètè d’ambianceurs et personne èlègantes” di Khinshasa.
Tutti i ministri e i personaggi più importanti dell’ Africa hanno imparato a vestirsi da mio nonno Bastiàn o da papà Wemba.
Anch’io a Brazzaville ero un sapeur, poi per diventare un Grand sono andato a Parigi dove ho vissuto gl’ultimi 5 anni prima di venire a vivere a Milano per lavorare con Vanna Marchi.
Ecco la foto di papa Wemba

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mag
27
2009
Jean Sapeur
La tradizione del tatuaggio è molto antica e nulla ha a che vedere con il vezzo di oggi di farsi dipingere sul corpo in modo indelebile disegni e simboli spesso ridicoli o senza alcun senso per chi li porta.
Epici son diventati i tatuaggi tribali rubati agli aborigeni e sfoggiati da calciatori,tronisti, harleysti e qualche miglione di minkioni senza identità.
Anche le donne occidentali, fino a qualche anno fa, fatta eccezione delle prostitute e delle attrici porno, solitamente erano pulite da tatuaggi, adesso invece ostentano come minimo delle grosse ali sul fondoschiena per non parlare di rose, serpenti e quantaltro di pessimo gusto sui seni o nei pressi della vagina anch’essa modaiolamente depilata come nei secoli scorsi era d’obbligo avere per poter svolgere il meretricio.
Insomma sembra che la volgarità e il superficialismo dettino le regole del bon ton del coatto medio moderno.
L’arte e la tradizione del tatuaggio intesa come espressione di appartenenza di un gruppo o di sofferenza individuale, sono tuttavia rimaste in enclavi protette ognuna delle quali ha leggi e regole ben precise alle quali è obbligatorio attenersi per non incorrere a severe punizioni culminanti, nei casi più gravi, anche con la morte del trasgressore.
Oggi ci sono in giro parecchi minkioni che si portano tatuati sul corpo simboli sacri esibendoli in discoteca come se fossero camicette o infradito alla moda senza immaginare che se un giorno per sfiga, capitasse loro di incontrare le persone sbagliate, non avrebbero lacrime sufficenti per evitare qualche settimana in ospedale per riempire di carne nuova il buco che gli lasceranno al posto del tatuaggio.
Pochi sanno che il tatuaggio non si “fa” ma si “soffre”, è d’uso in gergo criminale dire “mi soffro il tatuaggio” e non mi faccio un tatuaggio perchè viene inciso dopo una sofferenza (carcere,tortura, omicidio, perdita di una persona cara); sono solo i minkioni che si fanno i tatuaggi, quelli che non hanno la minima idea del perchè e del per come, basta averlo, possibilmente il più visibile e colorato possibile, un pò come il rolex, l’auto o la moto che non potrebbero permettersi.
Anche le varie parti del corpo hanno una loro importanza, la regola non scritta osservata da quasi tutte le comunità criminali o guerriere, impongono che i tatuaggi vengano incisi a partire dalle parti periferiche del corpo, si parte dai piedi e dalle mani per finire sulle braccia, il petto e la schiena vengono per ultimi
E di solito si vedono su persone dai quarant’anni in poi.
Per il volto e il cranio è un discorso a parte, se in alcune tribù guerriere viene fatto in giovane età, nella società criminale vengono sofferti solo se non c’è più spazio sulle altre parti del corpo.
Il tatuaggio è spesso usato come lasciapassare, una garanzia per non essere aggrediti o addirittura come un messaggio preciso, decifrabile solo all’entourage criminale, tanto che ad esempio, nella russia comunista i tatuaggi erano vietati e puniti con il carcere duro.
Io, se fossi in qualcuno di voi, dormirei preoccupato.
Jean Sapeur
(traduzione bobo blaster)
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