Mar 24 2009

Città Santa VI

bobo blaster

KOLHAPUR – ARPORA GOA

Non è ancora l’alba ma ho già fatto colazione nel piccolo e modesto ma pulitissimo alberghetto di Kolhapur, piccola cittatidina del XIX secolo nel centro della quale c’è un bel palazzo abbandonato appartenuto al maràja Shivati.
ieri notte prima di coricarmi ho fatto un 2 passi nel quartiere vecchio e ho scorto un piccolo tempio dedicato ad Anuman, il dio che ho scelto come se fosse il mio Padre Pio (in india potete farlo) già 10 anni fa.
Betta, che è il mio guro culturale per ciò che riguarda l’induismo e le sue divinità che sono millemila, mi svelò che potevo scegliarmi un dio protettore e mi fece vedere il catalogo spiegandomi le varie caratteristiche e gesta di questi dei indu e tra
i moltissimi personaggi pittoreschi con 5 braccia o la testa da elefante, oppure mezzo corpo da pinna gialla e il resto da capretto che non mi ispiravano per niente, trovai Anuman, un fiero guerriero scimmia che sfidò i demoni per conto di Rama al quale avevano rapito la bellissima moglie e portata a Shri Lanka che vuol dire appunto, L’isola dei demoni.
azz…ganzo pensai, così diventò il mio dio e ogni volta che vedo qualcosa dedicato a lui, mi fermo e faccio una piccola offerta.
son sikurissimo che è stato Lui a scacciare i cagniacci che si stavano pappando il Rovagnati morto.

” oh grandissimo Anuman, io mi inginokkio a Te, concedimi qualche gniocca in più e n’artra ventina di anni in moto e ti compro un baobab altissimo con milliaglia di liane”. Continue reading


Mar 9 2009

Città Santa III

bobo blaster

Tanto per ridere un po, vi aggiorno sul viale ops..beh, insomma sui tappi, o sulle tope(un chezz) o piu’ realisticamente sulle tappe
Oggi e’ stata la giornata della sfiga, ma anche della fortuna; un mix che in urdu antico si chiama ‘Ramavainculostiahchemal’.
Beh, andiamo con ordine.
Dopo che il mecca di fiducia (postero’ le photo’) mi ha rifatto a mano la leva del freno post. precisa come l’originale pure riproducendo le zigrinature antiscivolo del pedale e nonostante gli avessi detto che mi bastava mi saldasse un mestolone ricurvo purche’ facesse il suo lavoro!! invece un cazzo, ha impiegato quasi una mattina per rifare ad arte il pezzo, cosicche’son partito da Ajanda alla volta di Puna in ritardissimo.
350 km ca di paura e dolore coperti nel tempo record di 7 h 22 min e 16 sec. sporchi.
Si, ma molto sporchi e poco salutari. Adesso capisco perche’ tutti quelli che usano le moto per spostarsi girano con la nuca e il volto completamente fasciati lasciando solo una fessura sopra il naso da dove escono degli occhialoni di ogni forma e colore.
Essì perché nonostante questo tratto di strada sia per lo piu’ asfaltato(si fa per dire), la polvere finissima del territorio circostante, sollevata dal vento infuocato e perpetuo di queste zone desertiche riesce a penetrare ovunque(me sto ancora a grattà li cojoni dopo 2 docce).
Vabbé mo vi racconto.
Dopo circa un paio di ore di marcia, un fottutissimo insettone di origine sconosciuta mi ha centrato sulla guancia sinistra procurandomi un discreto dolore a cui in un primo momento nn ho fatto tanto caso pensando fosse la ovvia ripercussione alla botta ricevuta.
Col passare dei minuti mi sono pero’ reso conto che il dolore stava aumentando e che l’occhio sx cominciava a lacrimare.
La zona che stavo percorrendo era desertica e non c’era un posto per potermi fermare all’ombra.
Se mi fossi fermato sotto il sole sarei come minimo svenuto dal caldo e poi mangiato da qualche marabu’ di passaggio.
Ogni tanto incrociavo un camion, ma nulla piu’, cosi’ ho proseguito con un occhio chiuso per un’altra ora finche’ ho trovato un punto di ristoro con qualche albero rinsecchito attorno.
Sceso dalla moto mi son guardato il faccione nello specchietto e mi son reso conto di quanto ero gonfio.
La guancia era grossa come un pallone insensibile al tatto e dove aveva picchiato l’archeopicterus del Punjab c’erano 2 fori blue belli netti.
Merda che fare? beh per prima cosa chiedo all’uomo col turbante una coca o una fanta ma lui invece mi allunga una bottiglia dal tappo arrugginito con scritto MIRINDA…ma checazze’ una MIRINDA??? gia’ sono inacazzato e son costretto a bere una MIRINDA per giunta calda….vabbe’, mi porto la bottiglietta alla bocca e invece di sorseggiare me la rovescio sul collo perche’ nn ho piu’ la sensibilita’ della bocca…dire incazzatura e’ riduttivo, inizio a bestemmiare in aramaico.
Le persone intorno al baracchino incominciano a guardarmi e ridere mimando il mio faccione.
Mi avvicino e chiedo se c’e’ in zona una farmacia o almeno un veterinario. Nessuno capisce l’inglese ma la situazione sì così
tutti all’unisono mi indicano una baracca a qualche decina di metri.
Mi avvicino e mi rendo conto che e’ un barbiere…. ma checcazzo mi prendono per il culo??? eppoi che cazzo ci fa un barbiere nel deserto vicino ad un baracchino di ristoro?? mi sembra n’incubo.
Sulla soglia mi riceve un vecchio con gli occhialoni spessissimi e un camice bianco con una forbice e un pettine nel taschino.
Ma un barbiere cosi’ l’ho visto solo nei film di toto’, ma dove minchia ha trovato quella mise da cinecitta’??
Il vecchio mi fa cenno di entrare e di sedermi su una poltrona da barbiere in pelle color tabacco uguale a quella del film Al Capone.
Cazz ma a me fa male il faccione perche’ questo mi mette la salvietta intorno al collo e inizia a spennellarmi??
A gesti tento di fargli capire che io nn sono li per la barba, ma lui annuisce e mi fa cenno di pazientare.
Ormai sono rassegnato, mi taglieranno un pezzo di guancia e alla fine mi porteranno in ospedale, ma ormai sono privo di volontà e affronto il mio ineluttabile karma.
Inizio a fissare la pala che gira lentamente sul soffitto mentre il vecchio dopo aver affilato per bene il rasoio, inizia a radermi
con studiata lentezza professionale.
La rasatura dura piu’ di tre quarti d’ora: pelo, contropelo, basette, peli del naso, peli delle orecchie e sfilatina alle sopracciglia.
Quando oramai rassegnato faccio per alzarmi, il vecchio mi trattiene e tira fuori da un armadietto un barattolo di metallo da dove con due dita tira fuori una pasta scura e inizia a spalmarmela sulla guancia dolorante.
miracolo!! all’improvviso provo una sensazione di freschezza e il bruciore a poco, a poco, sembra sparire.
Il vecchio mi medica con una garza e mi mette in un barattolino dell’altra pasta da portarmi via.
Gli chiedo quanto devo.
-Up to you, are you satisfied? – mi risponde in inglese
-Great job I’m more than satisfied sir ”
Tiro fuori un pezzo da 500 rupie e gliele porgo.
Il vecchio non crede ai propri occhi, avrà visto poche volteuna banconota così (circa 30 euro) e mi ringrazia piu’ volte inchinandosi con le mani giunte.
Ma cazz… a milano mi avrebbero chiesto almeno 250 euro di visita specialistica piu’ i medicinali e magari il dolore nn mi sarebbe passato così velocemente.
Magica India.
Ritorno al baracchino e offro luna lattina di MIRINDA a tutti presenti poi accendo l’Enfield e riparto felice accennando una penna.
sdleng spatash perdo lo zaino che mi ero scordato di fissare.
Mi fermo raccolgo lo zaino tra le risate generali e riparto sgasando.
WRAAM…WRAAMMM infilo 2 pure sfollate di seguito.
Vaffanculo MIRINDA !!!


Mar 8 2009

La capitale morale, le poste e l’evoluzione metropolitana.

LeClou

Bonjour Messieurs
Faccaldo a Milano, nell’industriosa capitale morale l’aria del mattino è giallognola, appiccicaticcia di notti a boccheggiare sul materasso sudato, manco fosse Saigon nei giorni della liberazione.
Da una settimana ho ricevuto l’avviso di giacenza di una raccomandata speditami dal profondo Veneto. Via Sabotino, ufficio postale Milano 9. Quando trovo l’avviso di giacenza nella buca delle lettere l’iter emotivo è sempre lo stesso: sudore freddo e terrore di notifica del verbale, spasmodica ricerca, le meningi sudate, del ricordo dell’ultima cagata acquistata su e bay e poi, in base al risultato della ricerca di cui sopra, un misto di malinconia mortifera o una leggera eccitazione.
Poi si entra nello sconforto di via Sabotino. Come sempre la raccomandata non c’è.
Lunedì assemblea.
Martedì “ritorni alle 10, sig. LeClou”
Mercoledì “non capisco dovrebbe essere qui, può passare domani?” “Sicuro!”
Giovedì “La sua raccomandata sta tornando a Pad*va, non so dirle il perché, chiami l’803160, il prooosimoooooo!”
Sconforto a parte, sono anni ormai che non mi incazzo più per una raccomandata non recapitata (soprattutto nel caso del verbale), l’uscita dall’ufficio postale Milano 9 si svolge sempre nello stesso modo: caffé, brioche, due madonne ben assestate, casco in testa e tripla borbottante.
La strada da Via Sabotino all’ufficio mi impone un percorso meno lineare del solito, con il ponte di via Ripamonti che è una vera e propria istigazione a delinquere.
Lunedì: verde, monoruota, semaforo rosso. Ed il tassista di fianco: “Bella penna sig. Leclou, di seconda?” “Di seconda…” “Buona giornata!” sbrrrraaaaat!
Martedì: verde, monoruota, semaforo verde, semaforo rosso. Ed il tizio con l’Hypermotard: “Bella penna sig. Leclou, di seconda?” “Ho appoggiato la terza…” “Buona giornata!” sbrrrraaaaat!
Mercoledì: : verde, monoruota, semaforo verde, semaforo rosso. Scarabeo 50 abbronzato a vitabassa, ballerine ed un sorriso sbarazzino: “Bella penna sig. Leclou, mi fa un autografo?” “Va bene qui?” “Preferisco sul seno!” “ok!” . Sbraaaaat!
Giovedì: THA PERFECT ONE. Il giorno in cui trovi il compare, motard sbregato, gomma fumante, eterno rispetto. Verde, impenna lui, verde, impenno io, un duetto perfetto, uno scherzo motociclistico in una Saigon al risveglio, un assolo suo, una glissata mia. Alla faccia di Michielon, Cassinelli e a tutti i postini della zona 4. Fino all’epilogo inevitabile. Il terzo incomodo. Non un Jap, come da copione, non uno Yuppie, come ci si potrebbe immaginare. Aprilia Tuono e la replica di Haga in sella, gambe storte e denti sporgenti. Si immette nello scherzo da Viale Cassala e subito va ad importunare il mio compagno di percorso con un passaggio radente. Accenna una ripartenza al verde dove ferma il 15, ma il mio compagno è scaltro, lo infila all’interno. Haga ha un momento di defaillance e gli si riempiono gli occhi della mia schiena: saludos gringo!
Al prossimo semaforo ha l’adrenalina a 1000. Sembra pronto per la partenza del prossimo GP del mondiale, occhio iniettato di sangue… Sbbbbbrrrraaaaaattttt! Fino all’agognato momento, seconda, frizione e penna in faccia al Sig.LeClou e allo scudiero Motard. Ma oggi non è il suo giorno, non è una seconda quella che entra prima della sfrizionata. Una folle, algida, neutrale ed immobile folle, col bicilindrico di Noale che batte il record di rotazioni per minuto superato solo dal rumore dei denti che si infrangono sul manubrio. Neanche il tempo di vergognarsi, che con sta storia delle Poste sono in ritardo per l’ufficio. Un cenno allo scudiero… saludos.
Per chi fosse interessato domani si replica, Via Sabotino, ore 8.30.
Biglietti in prevendita su Motard.it.


Mar 5 2009

Lupara Bianca

Rocket68

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Mi muovo tra le strade di montagna come un killer, con il rombo del 3 cilindri a carburatori che riempie l’a

ria, un suono pieno e corposo, simile a quello di un Porsche, che avverte del tuo arrivo con congruo anticipo quasi come un temporale che incombe.
Quelle sono le zone migliori per trovare le proprie prede, le vittime della mia voglia di velocità e di rivaleggiare con degni avversari.
La battaglia sembra sempre persa in partenza, muovendomi con un cancello che ha almeno due lustri sulle spalle, il divario tecnico si fa sentire tutto con le odierne moto, ma è qui che viene il bello.
Riuscire ad andare forte e bastonare gli altri con una moto che non va, che piegare in curva è come lottare con un toro, che quando la vuoi fermare è una roulette russa per non arrivare lungo, da maggiore gusto, quasi una goduria.
Ma è questo che a me piace la lotta maschia e riuscire dove altri hanno fallito.
Le vittime negheranno sempre di averle prese da un bilico su due ruote, ed è proprio per questa presunta assenza di cadaveri sul ciglio della strada che l’ho chiamata “Lupara Bianca”, la mia moto, tipico prodotto della mia terra.
Non è perchè non si vede il corpo che il delitto non è stato compiuto.
Rocket68

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Mar 2 2009

Rain, baniato, umido, wet, gocciolantes

bobo blaster

Giocare con l’acqua mi è sempre piaciuto, fin da piccolo.
Quindi pozzanghere, acqua e viscido, mi fanno un baffo, e poi ci si abitua dopo qualche kilometro, non è come il freddo, allora sì che magari rinuncio al mio rituale giro settimanale.
Il we scorso che pioveva, l’ho occupato con il rimessaggio della mondial ma questo, avevo già deciso che se non ci fosse stato il sole, amen, l’effequattro usciva lo stesso.
E’ stato fantastico, adrenalina sempre bella alta, come i giri del quattro settemezzo per sfruttare al massimo il freno motore.
Che goduria viaggiare sempre in coppia con gli scarichi racing e sul bagnato, sei l’unica moto in giro (ho incrociato solo 2 gruppi di tedeschi in bmw e 1 disperso sempre tedesco da solo).
Ho avuto solo 2 momenti bruttini, un coglionazzo che ha bloccato l’auto davanti a me e meno male che era l’ingresso di un paese e andavo piano, e quando mi sono accorto che avevo sbagliato una curva mentre ero in piega in terza.
Lì mi son visto maluccio perché non mi sentivo di piegare di più col viscido così mi son trovato con la lingua fuori a frenare sofficissssimamente con l’anteriore e il posteriore giusto per rallentare quel pelino per non uscire
e non sono uscito.
Wetty is better than sunny

MV F4


Feb 23 2009

Effetto suolo

bobo blaster

E’ quello che tutti i motociclisti vorrebbero avere sui propri giubbotti o tute in pelle; un pò come le gomme consumate ai bordi o le famose pedivelle strusiate.
Delle saponette, non parliamo neppure, dj ringo mi han detto che le ha più consumate di capirossi.
Certo, adesso con le piste aperte, è molto più facile vedere dei cipressi circolare in strada con le gomme coi riccioli. Più entrano in curva lent, più piegano, tutto il contrario di quello che dovrebbe essere.
La cosa più bella è osservarli quando arrivano al bar e posteggiano la moto il più vicino possibile alla gente in modo che qualche boccalone noti le sue gomme e lo guardi ammirato; chissamai che li vicino ci sia pure n’altra idiota magari pure stivalata, pensa, mentre con la mano destra continua a ravanarsi il culo.
La sua tuta non ha l’effetto suolo ma suola.
Infatti è consumata sul culo e sui gomiti, le parti della tuta più usate sedendosi spesso nei bar e appoggiandosi al bancone.
Probabilmente l’ha comprata usata da uno come lui e l’effetto suola sulla tuta di questi personaggi è ancor più vistoso.
il fatto è che lui è seriamente orgoglioso della sua tuta, sa che è una tuta consumata e questo gli basta, nessuno gli ha mai spiegato l’effetto suolo, anzi, il suolo lui non l’ha mai toccato con le mani se non per raccogliere le chiavi della moto, a lui bastano i ricciuoli per togliere ogni ombra di dubbio agl’altri pecoroni ossequiosi del bar e fare il ganassa.
Ma il vero nasty se ne fotte delle gomme, anzi non le guarda neppure, il nasty guarda l’insieme, da come arriva a come spegne e posteggia la moto.
Se lo ritiene degno di uno sguardo, lo guarda togliersi il casco e quando gli sguardi s’incrociano, conta i secondi prima che lui abbassi gl’occhi.
Se arriva a sei si potrebbe anche credergli, ma difficilmente trovi tipi da cinque.